giovedì 1 luglio 2010

Complesso della martire e senso di colpa

Lamentarsi sempre per qualsiasi impegno si ha, senza però voler delegare: il classico tipo "martire". Sentirsi la causa di tutto ciò che va storto: un complesso di colpa. La nostra psicologia ci può giocare dei brutti scherzi. Vediamo come vivere più serenamente.


Ogni occasione è buona per lamentarsi: delle faccende di casa, che gravano completamente sulle sue spalle, dei figli che la tormentano con mille richieste, del marito che non l’aiuta, del capoufficio che non le dà respiro.
  • La martire svolge mal volentieri e con insofferenza i compiti a casa e fuori (compresi quelli che potrebbero darle serenità, soddisfazione e gioia) e colpevolizza gli altri della mancanza di tempo per se stessa.
  • Nonostante questo, anche se potesse condividere le responsabilità o affidarle ad altri, si riguarderebbe bene dal farlo, altrimenti non avrebbe più motivo di lagnarsi, di far notare a tutti quanto sia brava e paziente, di ribadire l’importanza del suo impegno e persino di assillare i familiari con previsioni nere sul loro futuro, quando lei Donna
 martirenon ci sarà più e solo allora, forse, comprenderanno il suo valore e finalmente l’apprezzeranno, anche se sarà troppo tardi.
  • Non vuole rendersi conto che anche senza il suo aiuto gli altri saprebbero cavarsela benissimo, che probabilmente si sentirebbero più tranquilli, liberi dai suoi ricatti morali, dalle sue proteste, dai suoi rimproveri.
  • Il comportamento della martire è simile a quello della crocerossina, con la differenza che quest’ultima non fa pesare la sua fatica ad alcuno. La martire invece vuole essere compatita e suscitare compassione: ha imparato che questi sentimenti aiutano a ottenere affetto e attenzione, forse perché sua madre era fredda e severa e le doveva farle “compassione” per ottenere qualche concessione.
In pratica
La martire non fa del male solo agli altri, ma anche a se stessa. Ecco, dunque, come correggersi.
  • Accettare l’aiuto degli altri e dividere i compiti che possono essere affidati ad altri ogni volta che può.
  • Controllarsi: rendersi conto che una persona sempre triste, scontenta e insoddisfatta non ispira comprensione, ma insofferenza.
  • Mettersi nei panni degli altri e pensare a chi è costretto a convivere con chi agisce come lei.
  • Cercare di trovare qualche motivo di soddisfazione – in fondo è così difficile – in ciò che fa.
E il complesso di colpa, invece? In questo caso si è inopportuni, esagerati, insidiosi. Verso il partner, i figli, i colleghi, se stessi: come diavoletti maligni spuntano nei momenti meno adatti e mettono di cattivo umore, provocano tristezza e rimorsi spesso inutili o infondati.
  • Senso
 di colpaSono emozioni sgradevoli che si possono provare anche senza aver fatto niente di male (come dopo un incidente dal quale si esce illesi mentre tutti gli altri sono rimasti feriti, per esempio). Il desiderio di “fare giustizia”, ossia il senso di colpa che provoca sofferenza, fa sentire la coscienza a posto e ristabilisce l’equilibrio.
  • Ci sono due tipi di sensi di colpa: per aver commesso qualcosa di moralmente riprovevole, che sminuisce l’idea di sé, o per un desiderio intenso ma impossibile da concretizzare.
In pratica
Non è facile evitare i sensi di colpa e imparare a superarli, ma ci si può provare. Ecco come:
  • Il vero, sincero senso di colpa è produttivo: consente di rendersi conto degli errori commessi e di non ripeterli.
  • Non si è sempre e comunque responsabili di ogni fallimento ai propri danni o ai danni degli altri.
  • C’è sempre un aspetto positivo in ogni insuccesso (chi non riesce a stare a dieta, per esempio, può concentrarsi sul fatto che non è costretta a rinnovare tutto il guardaroba).
  • Non si deve pretendere troppo da se stessi, non si può fare tutto alla perfezione ed essere sempre superefficienti.

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