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martedì 17 aprile 2018

GABRIEL GARCIA MÁRQUEZ


17 APRILE 2014 moriva GABRIEL GARCIA MÁRQUEZ.

Tante cose ho imparato da voi uomini…
Ho imparato che tutti quanti vogliono vivere sulla cima della montagna, senza sapere che la vera felicità sta nel come questa montagna è stata scalata.
Ho imparato che quando un bambino appena nato stringe con il suo piccolo pugno, per prima volta, il dito del padre, lo racchiude per sempre.
Ho imparato che un uomo ha diritto a guardarne un altro dall’alto solo per aiutarlo ad alzarsi.
Sono tante le cose che ho potuto apprendere da voi, ma in verità a molto non avrebbero a servire, perché quando mi metterete dentro quella borsa, infelicemente starò morendo.
Di’ sempre ciò che senti e fai ciò che pensi.
Se sapessi che oggi sarà l’ultimo giorno in cui ti vedrò dormire, ti abbraccerei forte e pregherei il Signore affinché possa essere il guardianodella tua anima.
Se sapessi che questa è l’ultima volta che ti vedo uscire dalla porta, ti abbraccerei, ti bacerei, e ti richiamerei per dartene ancora.
Se sapessi che questa è l’ultima volta che ascolterò la tua voce, registrerei ogni tua parola per poter riascoltarla una ed un’altra volta all’infinito.
Se sapessi che questi sono gli ultimi minuti in cui ti vedo ti direi “ti amo” senza assumere, scioccamente, che lo sai di già.
Sempre c’è un domani e la vita ci dà un’altra opportunità per fare bene le cose, ma se sbaglio e oggi è tutto ciò che mi resta, mi piacerebbe dirti che ti voglio bene, e che mai ti dimenticherò.
Il domani non è assicurato a nessuno, giovane o vecchio.
Oggi può essere l’ultimo giorno che vedi coloro che ami.
Perciò non aspettare più, fallo oggi, perché se il domani non dovesse mai arrivare, sicuramente lamenterai il giorno che non hai preso tempo per un sorriso, un abbraccio, un bacio, e che sarai stato troppo occupato per concedere un ultimo desiderio.
Mantieni coloro che ami vicini a te, dì loro all’orecchio quanto ne hai bisogno, amali e trattali bene, prenditi tempo per dirgli “mi dispiace”, “perdonami”, “per piacere“, “grazie”, e tutte le parole d’amore che conosci.
Nessuno ti ricorderà per i tuoi pensieri segreti.
Chiedi al Signore la forza e la saggezza per saperli esprimere; 
e dimostra ai tuoi amici quanto t’importano. 
(parte della lettera di addio con la quale Gabriel García Márquez 
si ritirò dalla vita pubblica per ragioni di salute)

Autore tra i più amati del contesto latinoamericano, 
è stato un esponente di primo piano del realismo magico letterario.

Nato ad Aracataca, in Colombia, il suo nome per esteso è Gabriel José de la Concordia García Márquez. Letto e apprezzato in tutto il mondo, con la sua prosa essenziale e venata di amara ironia ha raccontato le storie di eroi anonimi, sospese tra realtà e fantasia.

Ha iniziato la sua carriera come reporter, poi redattore e critico cinematografico, vivendo tra Inghilterra, USA e Italia. Nel 1967 ha pubblicato il suo capolavoro Cent’anni di solitudine, intriso di storia e cultura popolare sudamericana, che lo ha consacrato tra i grandi della letteratura mondiale.

Nel 1982 gli è stato assegnato il Nobel per la Letteratura «per i suoi romanzi e racconti, nei quali il fantastico e il realistico sono combinati in un mondo riccamente composto che riflette la vita e i conflitti di un continente». Dopo aver sconfitto un cancro, 
nel 2012 gli è stato diagnosticato il morbo di Alzheimer.

Un’infezione alle vie respiratorie lo ha costretto al ricovero in una clinica di Città del Messico, dov’è scomparso nell’aprile del 2014.
 È ricordato anche per il romanzo L’amore ai tempi del colera, edito nel 1985.


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venerdì 13 aprile 2018

Ragazzo in Fiamme è la Foto dell'Anno


'Venezuela Crisis', ossia 'Crisi in Venezuela'. E' questo il titolo della foto vincitrice della 60esima edizione del 'World Press Photo', il concorso di fotogiornalismo più prestigioso al mondo, organizzato dall'omonima fondazione no-profit olandese, che ogni anno premia le immagini che hanno documentato e illustrato gli avvenimenti più importanti del nostro tempo sui giornali di tutto il mondo. A scattare la foto dell'anno 2018 è stato il fotografo venezuelano Ronaldo Schemidt dell'Agence France-Presse, che il 3 maggio 2017 ha immortalato un ragazzo in fiamme che scappava durante una manifestazione di protesta contro il presidente Nicolás Maduro, a Caracas.

Il 28enne ritratto nella foto, José Víctor Salazar Balza, è stato avvolto dal fuoco dopo l'esplosione del serbatoio di una motocicletta. E' sopravvissuto all'accaduto riportando delle ustioni di primo e secondo grado. Per la giuria del concorso lo scatto - che ha vinto anche il primo posto nella categoria Spot News, immagini singole - simboleggia il paese "in fiamme". "Ho visto una palla di fuoco venire verso di me. Non sapevo cosa fosse. L'ho seguita, scattando delle foto senza fermarmi. Poi ho sentito le urla e ho capito cosa fosse successo. Dieci secondi ed era finita", ha raccontato il fotografo sul blog dei corrispondenti di Afp, "per me la foto rappresenta lo stato del paese. È una crisi umanitaria".


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martedì 10 aprile 2018

Azienda Usa Annuncia il primo Hotel di Lusso in Orbita



Spazio, un'azienda Usa annuncia il primo hotel di lusso in orbita entro il 2021
Entro il 2021 verrà realizzato il primo hotel di lusso nello spazio: è quanto ha annunciato un'azienda di Houston, negli Stati Uniti, che intende mettere a disposizione la sua A.Station (10 per 4,2 metri) per ospitare quattro viaggiatori e due membri di equipaggio per un soggiorno di dodici giorni a 320 chilometri dalla terra. Costo della "vacanza" 9,5 milioni di dollari a testa,
 circa 791,666 dollari a notte.



Depositi restituibili di 80mila dollari si possono già fare online. "Vogliamo portare la gente nello spazio perché è la frontiera finale della nostra civiltà", ha spiegato il fondatore della compagnia, Frank B.. La Orion S. punta a ridurre da 24 a tre i mesi di addestramento necessari per preparare i viaggiatori a visitare lo spazio, abbassando cosi' i costi.








Ai clienti saranno fornite nozioni basilari su volo spaziale, meccanica orbitale e vita in ambienti pressurizzati. La società assicura che i viaggiatori "godranno dell'euforia della gravità zero e parteciperanno a esperimenti di ricerca come far crescere cibo in orbita (con la possibilità di portarlo a casa come souvenir)". Il pacchetto comprende anche "fare festa nell'esperienza di realtà virtuale dell'holodeck (una tecnologia fantascientifica presente nell'universo di Star Trek, ) e stare in contatto o in live stream con i loro cari a casa grazie ad un accesso internet wireless ad alta velocità".




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domenica 8 aprile 2018

8 APRILE 1973 moriva PABLO PICASSO



"A dodici anni dipingevo come Raffaello, però ci ho messo tutta una vita per imparare a dipingere come un bambino".....L'ambasciatore tedesco domandò a PICASSO vedendo il quadro di GUERNICA: "Avete fatto voi questo orrore maestro?" e lui rispose: "No, è opera vostra".

Il 26 aprile del 1937, la cittadina spagnola di Guernica diventò teatro del primo bombardamento aereo della storia. L’operazione venne ordinata dai comandi nazisti a titolo di esperimento, per valutare le conseguenze di un attacco di quel genere.

La guerra civile che in quegli anni dilagava in Spagna,
 non aveva ancora toccato in nessun modo la città di Guernica. 
A Guernica praticamente non c’erano militari, c’erano solo civili. Il primo bombardamento della storia fece strage di una popolazione inerme, costituita in prevalenza da donne, vecchi e bambini.
Quando la notizia del bombardamento si diffuse tra l’opinione pubblica, Picasso decise di realizzare un quadro che testimoniasse l’atrocità di quel bombardamento.


Pittore spagnolo
DATA DI NASCITA
Martedì 25 ottobre 1881
LUOGO DI NASCITA
Málaga, Spagna
SEGNO ZODIACALE
Scorpione
DATA DI MORTE
Domenica 8 aprile 1973  (a 91 anni)
LUOGO DI MORTE
Mougins, Francia
CAUSA
Attacco cardiaco

Pablo Ruiz Picasso nasce il 25 ottobre 1881, di sera, a Malaga, in Plaza de la Mercede. Il padre, Josè Ruiz Blasco, è professore alla Scuola delle Arti e dei Mestieri e conservatore del museo della città. Durante il tempo libero è anche pittore. Si dedica soprattutto alla decorazione delle sale da pranzo: foglie, fiori, pappagalli e soprattutto colombi che ritrae e studia nelle abitudini e negli atteggiamenti - in modo quasi ossessivo - tanto da allevarli e farli svolazzare liberamente in casa.


Si racconta che la prima parola pronunciata dal piccolo Pablo non sia stata la tradizionale "mamma", ma "Piz!", da "lapiz", che significa matita. E prima ancora di incominciare a parlare Pablo disegna. Gli riesce talmente bene che, qualche anno dopo, il padre lo lascia collaborare ad alcuni suoi quadri, affidandogli - strano il caso - proprio la cura e la definizione dei particolari. Il risultato sorprende tutti: il giovane Picasso rivela subito una precoce inclinazione per il disegno e la pittura. Il padre favorisce le sue attitudini, sperando di trovare in lui la realizzazione delle sue ambizioni deluse.

Nel 1891 la famiglia si trasferisce a La Coruna, dove Don José ha accettato un posto da insegnante di disegno nel locale Istituto d'Arte; qui Pablo a partire dal 1892 frequenta i corsi di disegno della Scuola di Belle Arti.

Intanto i genitori mettono al mondo altre due bambine, una delle quali morirà quasi subito. In questo stesso periodo il giovane Picasso rivela un nuovo interesse: dà vita a molte riviste (realizzate in un unico esemplare) che redige e illustra da solo, battezzandole con nomi di fantasia come "La torre de Hercules", "La Coruna", "Azuly Blanco".

Nel Giugno 1895 Josè Ruiz Blasco ottiene un posto a Barcellona. Nuovo trasferimento della famiglia: Pablo prosegue i suoi studi artistici presso l'Accademia della capitale catalana. Ha perfino uno studio, in calle de la Plata, che divide con il suo amico Manuel Pallarès.

Negli anni successivi troviamo Pablo a Madrid, dove vince il concorso dell'Accademia Reale. Lavora moltissimo, mangia poco, vive in un tugurio mal riscaldato e, alla fine, si ammala. Con la scarlattina ritorna a Barcellona dove per un periodo frequenta la taverna artistica letteraria "Ai quattro gatti" ("Els Quatre Gats"), così chiamata in onore de "Le Chat Noir" di Parigi. Qui si ritrovano artisti, politicanti, poeti e vagabondi di ogni tipo e razza.

L'anno seguente, è il 1897, porta a termine una serie di capolavori, fra cui la famosa tela "Scienza e carità", ancora assai legata alla tradizione pittorica dell'Ottocento. Il quadro ottiene una menzione all'Esposizione nazionale di Belle Arti di Madrid. Mentre prosegue diligentemente la frequentazione dell'Accademia e il padre pensa di mandarlo a Monaco, la sua natura esplosiva e rivoluzionaria comincia pian piano a manifestarsi. Proprio in questo periodo, fra l'altro, adotta anche il nome di sua madre come nome d'arte. Egli stesso spiegherà questa decisione, dichiarando che "i miei amici di Barcellona mi chiamavano Picasso perché questo nome era più strano, più sonoro di Ruiz. E' probabilmente per questa ragione che l'ho adottato".

In questa scelta, molti vedono in realtà un conflitto sempre più grave tra padre e figlio, una decisione che sottolinea il vincolo d'affetto nei confronti della madre, dalla quale secondo numerose testimonianze, sembra che abbia preso molto. Tuttavia, malgrado i contrasti, anche il padre continua a rimanere un modello per lo scapigliato artista, in procinto di effettuare una rottura radicale con il clima estetico del suo tempo. Picasso lavora con furore. Le tele, gli acquerelli, i disegni a carboncino e a matita che escono dal suo studio di Barcellona in questi anni sorprendono per il loro eclettismo.

Fedele alle sue radici e ai suoi affetti, è proprio nella sala delle rappresentazioni teatrali di "Els Quatre Gats" che Picasso allestisce la sua prima mostra personale, inaugurata il primo febbraio 1900. Malgrado l'intento di fondo dell'artista (e della sua cerchia di amici) sia quella di scandalizzare il pubblico, la mostra sostanzialmente piace, malgrado le solite riserve dei conservatori, e si vendono molte opere su carta.

Pablo diventa un "personaggio", odiato e amato. Il ruolo dell'artista maledetto per un po' lo soddisfa. Ma alla fine dell'estate 1900, soffocato dall' "ambiente" che lo circonda, prende un treno per Parigi.

Si stabilisce a Montmartre, ospite del pittore barcellonese Isidro Nonell, e incontra molti dei suoi compatrioti tra i quali Pedro Manyac, mercante di quadri che gli offre 150 franchi al mese in cambio della sua produzione: la somma è discreta e permette a Picasso di vivere qualche mese a Parigi senza troppe preoccupazioni. Non sono momenti facili dal punto di vista economico, nonostante le importanti amicizie che stringe in questi anni, tra cui quella con il critico e poeta Max Jacob che cerca di aiutarlo in ogni modo. Intanto conosce una ragazza della sua età: Fernande Olivier, che ritrae in moltissimi suoi quadri.

Il clima parigino, e più specificamente quello di Montmartre, ha una profonda influenza. In particolare Picasso rimane colpito da Toulouse-Lautrec, a cui si ispira per alcune opere di quel periodo.

Alla fine dello stesso anno torna in Spagna forte di questa esperienza. Soggiorna a Malaga, poi trascorre qualche mese a Madrid, dove collabora alla realizzazione di una nuova rivista "Artejoven", pubblicata dal catalano Francisco de Asis Soler (Picasso illustra quasi interamente il primo numero con scene caricaturali di vita notturna). Nel febbraio del 1901 riceve però una terribile notizia: l'amico Casagemas si è suicidato per un dispiacere d'amore. L'evento colpisce profondamente Picasso, segnando a lungo la sua vita e la sua arte.

Riparte per Parigi: questa volta vi torna per allestire una mostra presso l'influente mercante Ambroise Vollard.

A venticinque anni Picasso é riconosciuto ed ammirato non solo come pittore, ma anche come scultore ed incisore. Durante una visita al Musée de l'Homme, al palazzo Trocadero a Parigi, rimane colpito dalle maschere dell'Africa Nera, lì esposte, e dal fascino che emanano. I sentimenti più contrastanti, la paura, il terrore, l'ilarità si manifestano con un'immediatezza che Picasso vorrebbe anche nelle sue opere. Viene alla luce l'opera "Les Demoiselles d'Avignon", che inaugura uno dei più importanti movimenti artistici del secolo: il cubismo.

Nel 1912 Picasso incontra la seconda donna della sua vita: Marcelle, da lui detta Eva, ad indicare che é diventata lei la prima di tutte le donne. La scritta "Amo Eva" compare su molti quadri del periodo cubista.

Nell'estate 1914 si incomincia a respirare aria di guerra. Alcuni degli amici di Pablo, tra cui Braque e Apollinaire, partono per il fronte. Montmartre non é più il quartiere di prima. Molti circoli artistici si svuotano.

Purtroppo poi nell'inverno 1915 Eva si ammala di tubercolosi e dopo pochi mesi muore. Per Picasso é un duro colpo. Cambia casa, si trasferisce alle porte di Parigi. Conosce il poeta Cocteau che, in stretti contatti con i "Ballets Russes" (gli stessi per i quali componeva Stravinskij, al quale Picasso dedicherà un memorabile ritratto ad inchiostro), gli propone di disegnare i costumi e le scene del prossimo spettacolo. I "Ballets Russes" hanno anche un'altra importanza, questa volta strettamente privata: grazie a loro l'artista conosce una nuova donna, Olga Kokhlova, che diventerà ben presto moglie e sua nuova musa ispiratrice, da lì a qualche anno sostituita però con Marie-Thérése Walter, di appena diciassette anni, anche se indubbiamente assai matura. Anche quest'ultima entrerà come linfa vitale nelle opere dell'artista in qualità di modella preferita.

Nel 1936, in un momento non facile anche dal punto di vista personale, in Spagna scoppia la guerra civile: i repubblicani contro i fascisti del generale Franco. Per il suo amore per la libertà Picasso simpatizza per i repubblicani. Molti amici dell'artista partono per unirsi alle Brigate Internazionali.

Una sera, in un caffé di Saint-German, presentatagli dal poeta Eluard, conosce Dora Maar, pittrice e fotografa. Immediatamente, i due si capiscono, grazie anche all'interesse comune per la pittura, e tra loro nasce un'intesa.

Nel frattempo le notizie dal fronte non sono buone: i fascisti avanzano.

Il 1937 é l'anno dell'Esposizione Universale di Parigi. Per i repubblicani del Frente Popular é importante che il legittimo governo spagnolo vi sia ben rappresentato. Per l'occasione Picasso crea un'opera enorme: "Guernica", dal nome della città basca appena bombardata dai tedeschi. Attacco che aveva provocato moltissimi morti, tra la gente intenta a compiere spese al mercato. La "Guernica" diventerà l'opera simbolo della lotta al fascismo.

Negli anni '50 Pablo Picasso é ormai un'autorità in tutto il mondo. Ha settant'anni ed é finalmente sereno, negli affetti e nella vita lavorativa. Negli anni seguenti il successo aumenta e spesso la privacy dell'artista viene violata da giornalisti e fotografi senza scrupoli. Si succedono mostre e personali, opere su opere, quadri su quadri. Fino al giorno 8 aprile 1973 quando Pablo Picasso, all'età di 92 anni, improvvisamente, si spegne.

L'ultimo quadro di quel genio - come dice André Malraux - "che solo la morte ha saputo dominare", reca la data 13 gennaio 1972: è il celebre "Personaggio con uccello".

L'ultima dichiarazione che ci rimane di Picasso è questa: "Tutto ciò che ho fatto è solo il primo passo di un lungo cammino. Si tratta unicamente di un processo preliminare che dovrà svilupparsi molto più tardi. Le mie opere devono essere viste in relazione tra loro, tenendo sempre conto di ciò che ho fatto e di ciò che sto per fare".



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sabato 7 aprile 2018

Le 5 Regole della Ricchezza


I rimedi più efficaci sono quelli più semplici, anche nel risparmio, dove, invece, inseguendo chimere, scommettendo sui mercati e sui titoli ci allontaniamo dalla strada maestra. Ci ho pensato leggendo un vecchio libro che racconta l'economia come se fosse una favola: "L'uomo più ricco di Babilonia". Il libro enuncia cinque semplici regole per incrementare la propria ricchezza. 

La Prima: "La ricchezza arriva facilmente e in modo crescente a chiunque metta da parte non meno di un decimo dei suoi guadagni per creare un capitale per il suo futuro è per quello della sua famiglia". Banale? Forse, ma noi lo facciamo? Ci è chiaro quanto abbiamo bisogno di accantonare e perché? 

La seconda Regola: "L'oro lavora diligentemente per il saggio padrone che le impiega in modo proficuo, moltiplicandosi così come le greggi al pascolo". 
E cioè. Risparmiare non basta. Bisogna investire.
 Oggi tale regola assume ancor più rilievo: 
lasciare i soldi in conto corrente non permette al capitale di moltiplicarsi come necessario.

La Terza Regola: "L'oro è sotto la protezione del padrone previdente, che lo investe affidandosi al consiglio di uomini saggi nell'amministrarlo". Il valore della consulenza è tutto qui. Da soli non è possibile affrontare i mercati finanziari, 
si rischia di perdere ciò che con sacrificio si è messo da parte. 

Quindi la Quarta Regola: "L'oro fugge dall'uomo che lo investe in imprese che non gli sono familiari o che non sono approvate da coloro che sono abili nel suo mantenimento". 

Poi l'ultima regola, sulle false chimere: "L'oro abbandona l'uomo che lo vuole forzare a guadagni impossibili, che segue i consigli allettanti dei truffatori, o che si fida della propria inesperienza e dei suoi vani desideri di investimento". 

Cinque regole, semplicissime, che ci arricchirebbero se le seguissimo davvero.





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lunedì 2 aprile 2018

La Finta EMMA W. Mostra il Seno



 LA GIF PIÙ MORBOSA DEL WEB

Le GIF hanno un potere ipnotizzante pazzesco e la gamma di emozioni che possono suscitare è davvero infinita. Ce n’è una in particolare che sta girando parecchio in questi giorni: quella di Emma W. che si trasforma nell’attrice colombiana Sofia V. Pochi secondi animati che incollano allo schermo e che sfuggono alle definizioni.
Anche questa è la rete…

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domenica 25 marzo 2018

Il Titanic si sarebbe potuto salvare grazie ad una chiave


Centosei anni dopo, il Titanic resta ancora in parte un mistero. 
La tragedia avvenuta ad inizio 
Novecento e costata la vita a quasi 1500 persone (delle 2223 presenti a bordo), si arricchisce 
periodicamente di nuovi dettagli. Il naufragio della nave definita “ la più sicura mai costruita prima ” vede aggiungere una chiave al registro degli indagati. Una chiave – ritrovata nel taschino di un ufficiale rimasto a terra – avrebbe potuto evitare la disgrazia. La chiave di volta di un mistero fittissimo fatto di negligenze e pericoli sottovalutati.

Titanic: la vicenda
Southampton, Aprile 1912. L’allora transatlantico “più grande e sicuro del mondo” come venne definito dai costruttori, si appresta a salpare per il suo viaggio inaugurale. A bordo ci sono – tra equipaggio e passeggeri – più di duemila persone. L’attesa e l’eccitazione sono alle stelle. Il giorno 10 Aprile1912 il Titanic lascia la terraferma per un viaggio di sola andata i cui sviluppi sono  tristemente famosi. Saranno più di un migliaio le vittime.

All’interno della vicenda del Titanic vi è però una storia secondaria che avrebbe potuto cambiare le 
nefaste sorti del transatlantico. Una chiave – rinvenuta nel taschino di un ufficiale – avrebbe permesso di poter utilizzare il binocolo per avvistare l’iceberg. Ma perchè David Blair – questo il nome dell’ufficiale inglese – la notte fra il 14 e 15 Aprile non si trovava a bordo?

A poche ore dalla partenza la compagnia navale White Star Line decise di riorganizzare l’equipaggio. A David Blair venne preferito un altro ufficiale – Henry Tingle Wilde. E’ una storia di incroci fatali questa. Il primo ufficiale Wilde infatti era stato assegnato alla nave gemella del Titanic. Improvvisamente arriva il cambio di direttive: Wilde sul Titanic e Wilde…a terra. Uno sliding door che costerà caro ad entrambi.

La chiave e la fretta
La tempestività della notizia scuote il secondo ufficiale Blair. Gli ordini sono chiari. Deve lasciare il 
Titanic e il posto al collega inglese Wilde. Così, in fretta e furia, raccoglie i suoi oggetti personali ed 
abbandona la nave. Disgraziatamente si scorda un particolare, chissà quante volte ripetuto negli anni: 
lasciare delle chiavi al suo successore.

Chiavi che avrebbero aperto un armadietto contenente un binocolo. Come una dantesca legge del 
contrappasso la collisione fatale è avvenuta perchè – in assenza del binocolo – risultò impossibile 
vedere l’iceberg a largo.

A sostenere la tesi della fatal dimenticanza di Blair è uno dei pochi superstiti, Fred Fleet. Con quella 
chiave a bordo  sostenne Fleet ,
“la tragedia navale più famosa della storia non sarebbe mai avvenuta”. 
La teoria tuttavia non vede tutti concordi.

Venduta all’asta per 100mila euro
A differenza del transatlantico, le chiavi sono ancora in giro per il mondo. Dopo averle ereditate dal 
padre, Nancy Blair decide infatti di donarle alla British and International Sailor Society. Nel 2007 sono state battute all’asta ed aggiudicate per 90mila sterline, circa 100mila euro 
da una casa produttrice di gioielli cinese.



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venerdì 23 marzo 2018

Forze dell’Ordine ecco il Taser sperimentale


Ecco il modello scelto per la sperimentazione 

Importanti novità per le Forze dell’Ordine: 
l’Ufficio Operazioni dell’Arma dei Carabinieri
 ha scelto il modello di Taser che verrà utilizzato per la fase sperimentale.


Uno strumento fondamentale per ridurre gli interventi corpo a corpo, per garantire una maggiore incolumità alle Forze dell’Ordine che hanno bisogno di fermare 
una persona che si rivela particolarmente violenta.

Da anni il personale delle Forze Armate chiede all’amministrazione di permettere l’utilizzo del Taser per ridurre le aggressioni in cui ogni giorno vengono coinvolti poliziotti, carabinieri e militari. Utilizzare la pistola d’ordinanza in certe situazioni è eccessivo, anche perché c’è il rischio che parta un colpo accidentale e che la persona da fermare ne venga ferita o persino uccisa.

Per evitare che ciò accada ma allo stesso tempo dare alle Forze dell’Ordine uno strumento di deterrenza e dissuasione è necessario dar loro degli strumenti 
meno invasivi ma comunque efficaci come il Taser.


La scelta dell’arma da utilizzare nella fase di sperimentazione è il primo passo per il raggiungimento di questo obiettivo. A tal proposito l’Ufficio Operazioni dell’Arma dei Carabinieri ha auspicato che venga elaborato presto un protocollo esaustivo di intervento con il quale fare chiarezza sulle modalità di utilizzo, sulle situazioni in cui le forze di polizia potranno farne uso.


Il Taser scelto dai Carabinieri
Il modello scelto dall’Ufficio Operazioni dell’Arma dei Carabinieri 
per la fase di sperimentazione è il Taser X2.

Questa decisione è motivata dal fatto che il Taser X2 presenta delle caratteristiche ideali per quelle che sono le esigenze delle Forze dell’Ordine. Nel dettaglio, si tratta di:


scarica elettrica ad intensità regolare con durata controllata di 5 secondi;
sistema di mira con doppio puntatore laser, uno per ogni dardo:
possibilità di colpire il bersaglio fino a 7 metri di distanza;
colpo di riserva, quindi se si dovesse mancare il bersaglio sarà possibile sparare nuovamente senza dover per forza caricare il Taser manualmente.
Inoltre, ogni operatore avrà sulla propria divisa una particolare telecamera a colori ad alta definizione - dotata anche di visione notturna - che si accende automaticamente non appena viene tolta la sicura dell’arma, così da controllarne l’operato.

Le linee guida
Sarà un sottogruppo tecnico a stilare un elenco di linee guida tecnico-operative e inviarlo poi al Ministero dell’Interno. L’obiettivo è arrivare ad un regolamento condiviso dall’intero comparto Sicurezza al quale tutti gli operatori delle Forze di Polizia 
dovranno attenersi nella fase di sperimentazione.


Se gli obiettivi prefissati saranno raggiunti, quindi se effettivamente il taser ri rileverà uno strumento utile per favorire la resa volontaria dei sospetti e per ridurre le aggressioni ai danni delle Forze dell’Ordine, allora il suo utilizzo potrebbe diventare effettivo.


Dotata di due piccole elettrodi, 
stordisce la vittima con una scarica ad alto voltaggio e basso amperaggio.

Siamo abituati a vederli soprattutto nei film d'azione provenienti dagli Stati Uniti. Oppure in alcuni servizi del telegiornale, sempre provenienti dall'altra parte dell'Oceano Atlantico. Ben presto, però, sarà possibile vedere un poliziotto italiano armeggiare con un Taser: le commissioni congiunte Giustizia e Affari costituzionali della Camera dei Deputati hanno recentemente approvato un emendamento che dovrebbe dotare – in via sperimentale – alcune unità della Polizia di Stato della pistola elettrica tanto utilizzata oltreoceano.



Un'iniziativa che ha già suscitato alcune polemiche, sulla scorta di quelle nate negli altri Paesi in cui il dissuasore elettrico è già in commercio e in dotazione ai corpi di Polizia. Il perché è presto detto: non esistono, a quasi 50 anni dalla sua teorizzazione e dalla prima realizzazioni, voci unanime sull'effettiva pericolosità di questa arma e sui reali effetti della scarica elettrica. Analizzando la composizione del Taser e quale sia il suo funzionamento sarà più semplice farsi un'idea sull'opportunità di adottarlo o meno.

La storia del Taser
Il primo a teorizzare e realizzare un dissuasore elettrico è del ricercatore e scienziato della NASA Jack Cover che, nel 1969, inizia a progettare e sviluppare il prototipo iniziale della pistola elettrica. Dopo cinque anni di studi e ricerche Cover termina il suo lavoro: il primo esemplare di Taser funzionante è presentato alla stampa. Jack Cover decide di “dedicare” questa arma futuristica al suo eroe d'infanzia Tom Swift: Taser, infatti, altro non è che l'acronimo di “Thomas A. Swift's electronic rifle” (“fucile elettronico di Thomas A. Swift” in italiano). Inizialmente, la pistola elettrica utilizza una piccola carica di polvere da sparo per rilasciare gli elettrodi, tanto da essere classificata dal Bureau of Alcohol, Tobacco and Firearms come arma da fuoco.





I successivi sviluppi tecnologici permettono di sostituire la polvere da sparo con un detonatore a sua volta elettrico. A inizio anni '90 Jack Cover collabora con i fratelli Patrick e Thomas Smith nello sviluppo di un nuovo modello che, in dotazione alle forze dell'ordine, permetta di ridurre i conflitti a fuoco che tanti morti provocano in quegli anni. Nel 1994 è presentato l'Air Taser model 34000, sprovvisto di carica di polvere da sparo e quindi non più considerata arma da fuoco. Il 1999 è l'anno dell'Advanced Taser M, molto somigliante a una “normale” pistola e dotata della tecnologia brevettata “neuromuscolar incapacitation”, in grado di paralizzare per alcuni secondi la persona colpita dalla scarica elettrica. Nel 2004, con il rilascio del nuovo modello (il Taser X26), questa tecnologia è soppiantata dalla “shaped pulse technology”, capace di rilasciare gran parte della scarica elettrica solo dopo aver trapassato la barriera rappresentata da abiti e cute.

Tanti nomi, un solo modello
Pur essendo chiamata in modi molto differenti – Taser, pistola elettrica, dissuasore elettrico – quest'arma è sostanzialmente “mono-marca” e “mono-modello”. Il Taser, che ricorda una pistola per forma e grandezza, si compone di due elettrodi capaci di colpire un obiettivo con un flusso di corrente elettrica ad alto voltaggio, ma basso amperaggio.




L'elettricità che scorre nei due cavi del Taser altro non è che un flusso di energia – sotto forma di carica elettrica – che scorre attraverso un materiale conduttore (che può essere un cavo di metallo o un corpo umano). Per analogia, si potrebbe dire che la corrente elettrica scorre in un cavo di metallo allo stesso modo in cui un flusso d'acqua scorre all'interno di un tubo. Proseguendo con questa analogia, è possibile descrivere il Taser come una pistola ad acqua che spara a grande pressione (alto voltaggio), ma a bassa velocità (basso amperaggio). Il voltaggio, infatti, misura la “pressione” (la forza o differenza di potenziale) effettivamente esercitata per far “scorrere” la carica elettrica all'interno del conduttore; l'amperaggio il “flusso” attuale di elettroni (più o meno il numero di elettroni che passa nella sezione di cavo nell'unità di tempo) che passa nel conduttore. Proprio per questo motivo, il dissuasore elettrico è in grado di stordire la persona colpita – sino a immobilizzarlo per alcuni secondi – senza provocare danni letali.

Come funziona un Taser
Premendo il grilletto di una pistola elettrica si sparano contro l'obiettivo due piccole “freccette” (gli elettrodi) legati al corpo del Taser da due cavi elettrici isolati (lunghi solitamente non più di 8 metri). Una volta che il bersaglio – solitamente una persona – è colpito, si crea un circuito elettrico e la scarica inizia a fluire dalle batterie del Taser 
(solitamente normali accumulatori da 9 Volt) verso l'obiettivo.



Nel giro di pochi secondi, il circuito elettrico (e quindi anche il corpo della persona colpita) sarà attraversato da un impulso elettrico da 50.000 volt e pochi milliampere. Nella sua configurazione standard, la scarica del Taser dura non più di 5 secondi; sufficienti, comunque, a inviare segnali intensi al sistema neuro-muscolare della persona colpita. Questi segnali provocano grande dolore e stordiscono l'obiettivo, che non può far altro che cadere a terra, immobilizzato.



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giovedì 22 marzo 2018

Condannata a 85 anni di Carcere la Banda Breaking Bad



Condannata a 85 anni di carcere la "banda Breaking Bad":
 universitari 20enni, diventati milionari spacciando.
Vacanze alle Bahamas, champagne costoso, appartamenti in centro: gli studenti di ingegneria di Manchester sono stati condannati a un totale di 85 anni di carcere

Tutto è cominciato all'Università di Manchester. È lì che quattro studenti modello di ingegneria si sono conosciuti durante il loro primo anno di studi e, ispirati dalla serie Breaking Bad, hanno deciso di iniziare a spacciare droga. Lo hanno fatto servendosi del dark web, riuscendo a guadagnare oltre un milione di dollari prima di essere scoperti e arrestati dai federali, come riporta anche il Guardian. Ora sono stati condannati a un totale di 85 anni di carcere.

Il capo della banda era Basil Assaf, 26 anni, ragazzo prodigio, promotore dell'operazione che importava ed esportava ecstasy, 2Cb, Lsd e ketamina. Studente di ingegneria, così come i suoi giovani collaboratori: Elliott Hyams, 26 anni, James Roden, 25, e Jaikishen Patel, 26.


Assaf si sentiva "invincibile" - lui stesso si è definito così - aveva una passione per lo Champagne Veuve Clicquot Rosé, pagava da solo la sua istruzione e aveva comprato 
un appartamento nel centro di Manchester.


In generale, tra vacanze in Giamaica e alle Bahamas, lo stile di vita dei 4 studenti aveva iniziato a dare nell'occhio, attirando l'attenzione dei federali. Sino a quando l'Fbi ha sequestrato i server nell'ottobre del 2013. Quando è stato perquisito l'appartamento di Assaf 
hanno trovato una "fabbrica di spaccio di droga".

Le vendite sul sito Silk Road hanno fruttato 1,14 milioni di dollari, ma il guadagno sembra essere maggiore: non tiene conto della vendita di persona e di altri metodi di pagamento utilizzati per eludere i controlli. Il capo, Assaf, è stato condannato a 15 anni e 3 mesi di carcere.




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mercoledì 21 marzo 2018

Immobiliarista Russo Vende Bagni Pubblici e Incassa 1 milione di euro



Un immobiliarista russo di San Pietroburgo, Yurij Zybenko, ha venduto bagni pubblici nel centro cittadino a 10 clienti diversi per l’astronomica somma di 80 milioni di rubli, quasi 1 milione 150 mila euro. Il truffatore non aveva alcun titolo di proprietà sull’immobile che peraltro non poteva essere venduto poiché bene pubblico invendibile di proprietà dell’azienda pubblica municipalizzata “Acquedotti di San Pietroburgo”. 


Totò, Ugo D'Alessio e Nino Taranto - Vendita di Fontana di Trevi




L’affarista riusciva a convincere senza fatica ignari clienti, dicendo che vendeva il bene immobile sottocosto poiché c'era necessità di una ristrutturazione, ingannando gli investitori con il miraggio di affari d’oro poiché i bagni pubblici si trovano nel centro trafficato vicino alla metropolitana. Dall’altro lato prometteva anche la possibilità di effettuare il cambio d’uso e di destinazione, convertendo la struttura in ristorante. La truffa è stata scoperta quando il traffichino ha dichiarato la bancarotta della sua agenzia immobiliare e, nell’aula del tribunale si sono presentati i dieci "proprietari" per far valere i loro diritti. Intanto il truffatore aveva svuotato i conti correnti e fatto cambiare nome e cognome alla moglie e ai figli per depistare le indagini. Ora è ricercato, ma una condanna risulta molto problematica poiché il bene, essendo di proprietà pubblica,
 non poteva essere venduto.


SI SEMBRA PROPRIO DI RIVEDERE LA SCENA DI
TOTO' CHE VENDE LA FONTANA DI TREVI
HA HA HA,HA
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martedì 13 marzo 2018

Inghilterra: ministro arriva in aula con due minuti di ritardo e si dimette



Michael Bates, ministro del Dipartimento internazionale per lo sviluppo,
 ha rassegnato le dimissioni per essere arrivato in aula con due minuti di ritardo 
e non aver così potuto rispondere a una domanda 
dell’opposizione.

E' bastato arrivare in ritardo a una seduta parlamentare per convincere Michael Bates, ministro inglese del Dipartimento internazionale per lo sviluppo, a rassegnare le dimissioni. Il  politico, infatti, a causa del ritardo con cui è giunto alla seduta non ha fatto in tempo a rispondere a un'interrogazione 
dell'opposizione. Non appena è arrivato in aula Lord Bates si è rivolto alla collega Ruth Lister per 
scusarsi e offrirle le dimissioni. Di fronte ai Lord riuniti il ministro ha dichiarato: "Offro le mie scuse alla Baronessa Lister per la maleducazione che ho mostrato non facendomi trovare al mio posto per 
rispondere alla sua domanda. Nei cinque anni in cui è stato un mio privilegio rispondere alle domande per conto del governo ho sempre creduto che dovremmo elevare il livello di cortesia e rispetto nel rispondere. Mi vergogno per non essere stato al mio posto, e di conseguenza offrirò al primo ministro le mie dimissioni con effetto immediato".


La decisione di Michael Bates ha lasciato i colleghi a bocca aperta, tanto che in aula si è alzato quasi 
all'unisono un coro di "no", che non è stato sufficiente però a convincere Bates a rivedere la sua 
decisione: il ministro ha infatti preso i suoi documenti ed è uscito dall'aula. Ruth Lister, intervistata dal Guardian, si è mostrata stupita: "Di tutti i ministri che vorrei si dimettessero, lui è l'ultimo", ha detto, sottolineando che Bates "risponde sempre alle domande, mentre molti le evadono in modo maleducato. Anche io ho urlato uno spontaneo ‘no', ma non sono sicura che farei altrettanto per altri ministri". Ma quale è stato il ritardo di Bates? Appena un paio di minuti: la seduta avrebbe doto iniziare alle 15, e vista la sua assenza a rispondere per suo conto alla Lister è stato il collega John Taylor. Le dimissioni di Bates sono state comunque respinte. Il lord è sempre stato un esempio di correttezza in politica e nei rapporti con l'opposizione, nel 2016 arrivò a prendere un'aspettativa per poter intraprendere una marcia di beneficenza in Sudamerica.




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Alla fermata ci sono Profughi e l’autista NON si ferma



Trentino. Alla fermata ci sono solo profughi: l’autista del bus non si ferma
Moreno Salvetti, 42 anni, consigliere comunale ad Avio, in Trentino, è finito sotto i riflettori per aver tirato dritto alla fermata dell’autobus a Rovereto. Ora rischia il licenziamento e l’accusa di razzismo. Anche perché l’episodio si sarebbe ripetuto diverse volte. Lui si difende: “Credevo che aspettassero il tram urbano che arriva subito dopo”

Si chiama Moreno Salvetti, 42 anni, è un consigliere comunale di Avio, in Trentino, ex assessore, braccio destro del sindaco. Dalla Giunta comunale si era dimesso nell’agosto scorso perché su Facebook, dopo l’uccisione dell’orsa Kj2 aveva augurato la stessa fine al governatore Ugo Rossi. Nelle ultime ore il suo nome è tornato alla ribalta in quanto autista della linea Trentino Trasporti: diversi profughi hanno infatti puntato il dito contro di lui per non essersi fermato a farli salire sul pullman che guidava. Come mostrano alcuni video del quotidiano locale Trentino, in prossimità di una fermata San Marco di Rovereto, prima fa per rallentare, poi tira dritto: sul marciapiede ad attendere l'autobus di Trentino Trasporti c'era un gruppo di persone di colore, dirette a Rovereto per frequentare corsi ed attività legate al progetto di accoglienza ed inserimento. Il fatto, che risale al dicembre scorso ma che è stato reso noto solo ora, sarebbero stato poi ripetuto in altre occasioni. 

E alla fine gli operatori che seguono i migranti hanno deciso di denunciare tutto alla Procura della Repubblica, con tanto di filmati.

Su Salvetti, delegato sindacale della Uil, 20 anni di volante, pende ora il reato di razzismo, oltre al rischio di licenziamento. “Ha agito in buona fede, non hanno fatto cenni per chiedere la fermata”, lo difende lo stesso sindacato dei trasporti. Sul caso interviene anche la neo-deputata della Lega Vanessa Cattoi: "Solidarietà all'autista di Trentino Trasporti che rischia il licenziamento – dichiara – Scelte come queste rischiano di alimentare ulteriormente l'insofferenza dei cittadini nei confronti della presenza di migranti". Ed è lui stesso a difendersi in un’intervista al quotidiano locale Adige. “La questione è stata strumentalizzata. Per fortuna mi arriva tanta solidarietà” spiega. Salvetti afferma di essere “convinto” che i profughi in questione “prendessero il tram urbano che arriva subito dopo”. Per questo motivo non si sarebbe fermato. E poi che afferma che sarebbero arrivate “tante segnalazioni di autobus che non si fermavano e li lasciavano in strada. So di colleghi che hanno lasciato a piedi gente e hanno preso multe”. 






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Mio figlio si è ucciso per colpa dei Bulli



La straziante denuncia della mamma di Michele
Il 17enne Michele Ruffino si è tolto la vita gettandosi da un ponte, ora la madre e il padre denunciano: “Mio figlio è stato vittima dei bulli, sono loro che me lo hanno ammazzato. 
Lo hanno deriso fino all’ultimo anche al funerale”

"Si è ucciso perché voleva un amico della sua età e riceveva solo porte in faccia e prese in giro", così  Maria Catrambone Raso, assieme al marito Aldo Ruffino, hanno deciso di denunciare pubblicamente gli atti di bullismo che avrebbero portato il figlio 17enne Michele Ruffino  a uccidersi il 23 febbraio scorso gettandosi dal ponte di Alpignano, nell'area metropolitana di Torino. Una decisione sofferta e arrivata dopo giorni di dolore straziante vissuti nel dubbio se chiudersi ed elaborare da soli quanto accaduto o rivelare a tutti il calvario vissuto del figlio.  "Mio figlio è stato vittima dei bulli, l'ha ucciso chi lo umiliava, sono loro che me lo hanno ammazzato. Lo hanno fatto fino all’ultimo anche al funerale" accusa senza mezzi termini la madre di Michele, rivelando un episodio sconcertante: "Uno di quei ragazzini ha guardato la foto di mio figlio al funerale e ha detto che da vivo era molto più brutto. Chi lo ha ascoltato si è sentito gelare il sangue nelle vene".

Secondo la donna tutto sarebbe iniziato con i problemi di salute di Michele a causa di un vaccino fatto quando aveva solo sei mesi che gli ha causato problemi motori alle braccia e alle gambe. "Una sentenza ha stabilito che Michele ha subito un danno da vaccino. Non riusciva a muoversi con naturalezza, anche se con gli anni eravamo riusciti a superare i suoi problemi. I suoi compagni di classe invece lo deridevano. 

Dicevano che cadeva sempre, qualcuno lo chiamava handicappato", ha raccontato la donna, aggiungendo: "Voleva solo una pacca sulla spalla, una parola amica. Invece oggi siamo qui: disperati. Non vogliamo vendetta, ma se c’è qualcuno che ha sbagliato deve pagare". "Lui aveva voglia di vivere, cercava una pacca sulla spalla, un amico, una ragazza.  Ma ha trovato solo risate cattive e porte in faccia", ha proseguito la 51enne ricordando che Michele sognava di diventare pasticcere e studiava per questo ma aveva diverse passioni come il nuoto e la palestra.

"Se mio figlio non avesse avuto problemi di salute, sarebbe ancora qui" accusa ancora la mamma di Michele, rivelando anche alcune lettere di addio che il giovane, che avrebbe compiuto 18 anni a ottobre, ha lasciato sul suo computer. "Ti scrivo questa lettera, la mia ultima lettera. Si hai capito bene, perché non credo di riuscirci più. Ho intenzione di mollare. Questo ragazzo moro piange davanti allo specchio e non trova nessuno dietro di sé che gli dica ‘ehi oggi sei maledettamente bello'" si legge nell'ultima nota prima del suicidio Prima però vi erano stati altri scritti analoghi in cui il giovane annunciava l'intento di farla finita a dimostrazione di una situazione per lui ingestibile. La madre ha sporto denuncia ai carabinieri e portato il computer agli investigatori. "Era un appassionato di internet e andava molto spesso sui canali Youtube dove aveva allacciato rapporti con vari coetanei. Anche a loro aveva confidato la voglia di farla finita" ha raccontato Maria. Sul caso indagano ora i carabinieri anche se al momento in procura non esiste ancora un fascicolo con una ipotesi di reato.


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lunedì 12 marzo 2018

Fulmine colpisce una chiesa: 16 morti e 140 feriti



Almeno sedici persone sono morte all’istante o in pochi minuti ed in centinaia sono rimaste ferite a 
causa di un fulmine che si è abbattuto su una chiesa. La scarica elettrica ha colpito in pieno la struttura nel Ruanda meridionale, una delle regioni dell’Africa più povere e che, purtroppo, deve fare i conti non solo con i drammi provocati dalla carenza di cibo ed acqua
 ma anche con quelli scatenati da madre Natura. 
Basti pensare che solo lo scorso venerdì un altro fulmine aveva colpito un gruppo di diciotto 
studenti ed uno di loro era purtroppo deceduto.


Il bilancio confermato dal sindaco del distretto
Questa volta l’incidente è stato ancora più serio: secondo quanto dichiarato dal sindaco del distretto di Nyaruguru, Habitegeko Francois, all’AFP, 14 persone sono morte all’istante mentre altre 2 sono 
decedute nei minuti successivi a causa delle ferite riportate. “Altre 140 persone – ha aggiunto – sono 
rimaste ferite e sono state portate urgentemente negli ospedali e nei centri sanitari più vicini. 

Secondo quanto riferito dai medici tre di loro erano in condizioni critiche ma in queste ore starebbero iniziando a migliorare. La maggior parte delle altre persone colpite dal fulmine sono invece uscite dagli ospedali poche ore dopo ricongiungendosi con la famiglia”. E’ stato proprio il sindaco a sottolineare che nella stessa zona venerdì scorso si è verificato un incidente analogo.


Fulmini a terra, fenomeno raro?
La caduta a terra di un fulmine non è un fenomeno raro ma, nonostante accada di frequente, capita solo saltuariamente che la scarica elettrica colpisca persone o animali. Solitamente i fulmini si abbattono contro gli alberi, le antenne delle case e a volte anche contro gli aerei, scaricando in pochi istanti tutta la loro energia. Nei casi più gravi la scarica può invece abbattersi a terra o in mare diventando molto pericolosa per chi si trova nelle immediate vicinanze. Sul web sono presenti diversi video che mostrano le conseguenze di un fulmine sulle persone: le scariche più ‘particolari’ sono quelle cadute sui campi da calcio nel bel mezzo delle partite, facendo cadere a terra, privi di sensi o storditi, calciatori ed arbitri.



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