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mercoledì 1 maggio 2019

Un Italiano su 2 Bocciato in Cultura Generale

Un Italiano su 2 Bocciato in Cultura Generale

Ecco i 5 errori più clamorosi
Abbiamo realizzato uno studio dal quale emergono quali sono gli strafalcioni 
più clamorosi degli italiani in ambito culturale

“L’urlo di Munch”? Un film di Dario Argento.  Dove si trova il “Cenacolo” di Da Vinci? A Roma, vicino al Colosseo. Un italiano su 2 (52%) si scopre “ignorante” in materia culturale e commette gaffe e strafalcioni da incubo. Ma per quale motivo gli italiani non conoscono la storia dell’arte o la letteratura? Secondo gli esperti la causa principale è la scarsa propensione alla lettura (68%) che mette con le spalle al muro i connazionali, incapaci di immagazzinare informazioni approfondite nel lungo periodo. Ma a fronte di questi dati, quali sono gli strafalcioni più clamorosi che commettono gli italiani nel campo culturale? Essere convinti (36%) che il “Cristo Velato” di Napoli sia un quadro  (si tratta invece della scultura marmorea di Giuseppe Sanmartino), che il “Cenacolo” di Leonardo sia stato dipinto invece da Michelangelo (32%) e che il celebre dipinto di Edvard Munch “L’Urlo” sia invece un film di Dario Argento (16%) sono solo alcune delle gaffe più clamorose emerge da un’indagine condotta da Libreriamo in occasione del suo quinto anniversario, su circa 2500 italiani di età compresa tra i 18 e i 65 anni, realizzata con la metodologia WOA (Web Opinion Analysis) attraverso un monitoraggio online sulle principali testate di settore, social network, blog, forum e community dedicate al mondo della cultura e un  panel di 60 esperti tra sociologi e psicologi  per capire quanto siano preparati sul tema della cultura gli italiani.

Clamorosi gli strafalcioni legati al mondo della letteratura che sono emersi dall’indagine. Secondo il 34% degli italiani i  “Promessi Sposi” sono stati scritti da Alessandro Manzoni e fino qui tutto scorre. Ma il problema si pone quando il 38% dei connazionali crede che sia stato Giovanni Boccaccio a dare vita a Don Abbondio e Don Rodrigo. Ma chi avrà mai scritto “Amleto” invece, una delle tragedie shakespeariane più conosciute in tutto il mondo? Gli italiani credono sia stato Dante (21%) o Giacomo Leopardi (17%), lasciando in coda un certo Shakespeare (15%) al quale viene non viene riconosciuto nemmeno “Macbeth”, scritto da Manzoni (18%). E se la Fattoria degli Animali di Orwell è stata un’idea di Giacomo Leopardi (13%), per “Il fu Mattia Pascal” di Pirandello bisogna ringraziare Montale (15%). Ma cercando di affrontare un tema più attuale, chi ha inventato il Commissario Montalbano? Per il 75% degli italiani si tratta di una serie televisiva e non di un libro, ideata da un regista (31%) o da un produttore di serie televisive (27%). Solo il 25%  attribuisce ad Andrea Camilleri la fortunata serie di libri gialli.

Nella poesia le cose non vanno certo meglio. Chi non conosce l’autore della famosissima poesia “A Silvia”? Circa il 72% degli italiani. Infatti solo il 28% attribuisce a Giacomo Leopardi questa straordinaria opera. Per quanto riguarda “Soldati” di Giuseppe Ungaretti? Le opinioni si sprecano, nonostante questa poesia sia una delle più famose nel panorama poetico italiano. Leopardi (21%), Giovanni Pascoli (17%), persino Umberto Eco (15%) potrebbero aver scritto quest’opera. Giacomo Leopardi invece ha scritto “Il passero solitario”, ma gli italiani ne sono sicuri? Il 28% conferma la versione che conferisce al poeta di Recanati l’opera, anche se alcuni pensano sia stata scritta da Francesco Petrarca (21%) o Gabriele D’Annunzio (12%).

Ma prendendo in considerazione alcune delle opere più famose della storia dell’arte e molti degli scrittori più celebri di tutti i tempi, ecco alcune percentuali rilevate dall’indagine. Secondo un Italiano su 3 (32%) la “Gioconda” è stata realizzata da Michelangelo, mentre solo il 29% conferma correttamente che l’autore sia Leonardo Da Vinci. Un buon 13% invece la attribuisce a Raffaello Sanzio, mentre il 5% crede che l’autore sia Donatello. Ma se l’autore resta tabù, dove si trova questo capolavoro? Secondo il 28% si trova a Londra, il 26% ammette di averla vista all’interno del Louvre di Parigi, mentre il 17% crede si trovi a Firenze. Ma l’Ultima Cena di Leonardo Da Vinci? Si trova in Italia, su questo non c’è dubbio, ma dove e soprattutto chi l’ha realizzata? Secondo il 27% degli italiani tra Colosseo, Fori Romani e Piazza Navona è possibile trovare anche il “Cenacolo”, anche se molti pensano che sia a Firenze (22%). Secondo il 27% dei connazionali Michelangelo è l’autore dell’opera, per la disperazione di Leonardo Da Vinci (26%). E c’è chi persino afferma che sia stato Gesù (1%) a realizzare l’opera. E “L’urlo di Munch”? Incredibile ma vero, anche con l’aiutino gli italiani ci ricascano ed attribuiscono a Van Gogh (25%) l’opera d’arte, mentre c’è chi pensa che sia un film di Dario Argento (16%). Ma allora chi ha dipinto i “Girasoli” e la “Notte Stellata”? Nel primo caso si tratta di Caravaggio (13%), mentre nel secondo di Tiziano (9%).


Passando alla scultura le cose non cambiano. Ad esempio, cos’è il “Cristo Velato” per gli italiani? Per il 36% si tratta di un quadro, per il 28% di un film, mentre il 15% crede addirittura che sia un crocifisso. Si trova tra Milano (16%) e Roma (15%), ma fortunatamente qualcuno conferma che sia Napoli (13%) la città natale. Invece la straordinaria opera di Antonio Canova, “Amore e Psiche”, cos’è? Per il 25% si tratta di un libro di psicologia, mentre solo il 18% conferma che è una scultura. Un’opera unica come la “Venere di Milo” che però si trova a Firenze (28%), Roma (21%), forse a Milo (4%) e non a Parigi.

Per finire, sul retro di tutte le monete correnti (Euro) sono state stampate opere d’arte e simboli della cultura del Bel paese. Ma gli italiani le sanno riconoscere? Anche qui i connazionali si sprecano in gaffe e strafalcioni irriverenti. Ad esempio, cosa contiene la moneta da 1 centesimo? La Banca d’Italia dice che si tratta di Castel del Monte, mentre per gli italiani si tratta di un qualunque Castello Medioevale (65%), senza avere la minima idea di quale effettivamente possa essere. La moneta da 2 centesimi raffigura un razzo (18%) e non la Mole Antonelliana, mentre quella da 20 centesimi raffigura  un guerriero (34%) o un gladiatore (27%) e non la scultura “Forme uniche nella continuità dello spazio” di Umberto Boccioni. Restando nel periodo medioevale, la moneta da 50 centesimi raffigura un cavaliere (37%) e non l’imperatore Marco Aurelio, mentre in quella da 2 euro viene raffigurato Giulio Cesare (21%) e non Dante.


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Cristo Velato




ECCO LE 5 GAFFE PIU’ CLAMOROSE DEGLI ITALIANI

 1) I “Promessi Sposi”, celebre romanzo di Alessandro Manzoni, 
sarebbe stato scritto da Giovanni Boccaccio (38%)

 2) “Amore e Psiche”, una delle sculture più famose di Antonio Canova, 
sarebbe un libro di psicologia (25%)

 3) La poesia “Soldati”, capolavoro di Giuseppe Ungaretti, 
sarebbe stata scritta da Giacomo Leopardi (21%)

 4)  L’”Urlo di Munch”, celebre dipinto di Edvard Munch, 
sarebbe il titolo di un film di Dario Argento (16%)

 5) Il “Cristo Velato”, scultura marmorea di Giuseppe Sanmartino, 
sarebbe un crocifisso (15%)














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martedì 16 aprile 2019

Pronto Polizia, Facebook e Instagram non funzionano

Pronto Polizia, Facebook e Instagram non funzionano

 Utenti disperati chiamano la polizia per il down

Ha qualcosa di profondamente incredibile eppure è successo davvero! 
E a certificarlo e riportalo in Italia è stato il Quotidiano. 
La dipendenza da social ha raggiunto livelli interessanti. 
Soprattutto dal punto di vista sociogico. 
Ne sanno qualcosa i poliziotti neozelandesi e australiani dopo il “Down day” di oggi 15-04-2019.

Facebook, Instagram e Whatsapp hanno creato parecchi problemi agli utenti che per ore non hanno potuto utilizzare i loro social preferiti. L’unico network di condivisione disponibile era Twitter, proprio qui l’azienda di Zuckerberg ha fatto sapere con un post:

«Stiamo cercando di risolvere il problema il prima possibile, ma vi possiamo dire che non abbiamo subito un attacco informatico». Sempre su Twitter i poliziotti della Nuova Zelanda e dell’Australia hanno invitato le persone a non chiamare
 il numero delle emergenze per risolvere i loro problemi “social”.

Ecco il tweet di un dipartimento di polizia di Canterbury: «Lo sappiamo, il nostro profilo Facebook e quello Instagram non hanno funzionato in queste ore. Purtroppo però non possiamo fare nulla perché, lo sapete, loro sono in America e noi siamo la Polizia. 
Quindi per favore non chiamateci per questo motivo».

Panico anche in Australia tra gli utenti ma, come ha spiegato al Daily Mail Australia l’ufficio stampa della polizia, nessun cittadino ha chiamato fortunatamente il numero delle emergenze.

Questo tweet degli agenti si è stato soltanto uno scherzo: «Sappiamo che Facebook e Instagram non funzionano. Per favore non chiamateci per farcelo sapere»



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venerdì 12 aprile 2019

mercoledì 3 aprile 2019

New York, 8 Banconote su 10 Contaminate da Cocaina

New York, 8 banconote su 10  sono contaminate da cocaina


Dalla droga alle feci: ecco quanto sono sporchi i soldi. Sono migliaia i batteri
che si annidano nelle banconote e uno studio americano ha scoperto di tutto
New York, 8 banconote su 10
sono contaminate da cocaina

Forse la cosa più inquietante è quell’80 per cento dei dollari che circolano nella Grande Mela spolverati di cocaina, ovvero otto banconote su dieci. Non manca la morfina, la metanfetamina, l’anfetamina, l’eroina e una vasta gamma di sostanze stupefacenti veicolate dai soldi. E del resto, passando al setaccio la filigrana delle banconote, indagini simili a livello europeo hanno denunciato in passato una percentuale di soldi contaminati ancora più alta (anche perché la carta moneta viene arrotolata e utilizzata per sniffare molte sostanze). Ma il denaro non si limita ad avere contatti con la droga e raccoglie di tutto, dai batteri più di nicchia a frammenti di Dna animale, feci, urina, passando per una vasta gamma di tracce di cibo, tanto da poter intuire, a seconda della zona di New York dove è concentrato, cosa mangia la gente. 

Grani di Coca in una banconota da un dollaro. La cocaina cloridrato è molto stabile. Si lega strettamente all'inchiostro in valuta cartacea . Quindi la maggior parte degli americani maneggia la cocaina ogni giorno della propria vita.

Grani di Coca in una banconota da un dollaro.
La cocaina cloridrato è molto stabile. 
Si lega strettamente all'inchiostro in valuta cartacea . 
Quindi la maggior parte degli americani 
maneggia la cocaina ogni giorno della propria vita. 


I soldi parlano di noi
Ce lo dice uno studio promosso dalla New York University che non è il primo nel suo genere e che cerca di capire attraverso le banconote la velocità di trasmissione delle patologie, come vive la gente, cosa mangia e molte altre cose. Già perché i soldi raccontano moltissimo di noi esseri umani e in molti casi non raccontano cose edificanti. 

Un mondo sporco
Cosa c’è infatti che circola con maggior velocità del denaro? Passa di mano in mano, in modo virale, centinaia, migliaia di volte, senza sorta di pregiudizio, di mano in mano, raccogliendo storie, materiali, testimonianze silenziose nei frammenti che vi rimangono appiccicati. E racconta tanto della società, delle malattie e dell’umanità che lo utilizza. Sul fronte batteri e virus sono stati trovati per esempio il propionibacterium acnes e lo streptococcus oralis, ma non mancano anche virus e batteri più comuni, come la salmonella e l’Escherichia coli. Per fortuna raramente le malattie vengono trasmesse attraverso i soldi, ma talvolta accade anche questo. Per questo motivo si stanno progettando nel mondo banconote in materiali meno friendly rispetto ai batteri, come la plastica, già introdotta nei soldi canadesi. Giova sempre ricordarsi però che i soldi sono sporchi, molto sporchi, anche quando vengono guadagnati onestamente. E questo perché viviamo in un mondo sporco. 

Pecunia olet
Insomma pecunia olet e questo tema ha attirato molti esperti degli ambiti più differenti. Nel 2009 i soldi per esempio sono stati tracciati e usati per predire la diffusione dell’influenza suina, i sociologi li usano per studiare le abitudini di vita e gastronomiche delle persone o la velocità di circolazione dei batteri. Tanto che è nato un sito dal nome Where's George? che traccia le banconote per carpire segreti di ogni tipo e osservare il mondo in tutte le sue angolazioni. Where's George?, fa infatti parte di un progetto che segna la circolazione geografica della valuta cartacea statunitense. La sua popolarità ha portato all'istituzione di altri siti web che tracciano il percorso delle banconote, come EuroBillTracker. Il sito americano conta ormai un ammontare significativo di banconote registrate, per un valore di più di 1 miliardo di dollari 
e la maggior parte sono tagli da 1 o da 20 dollari, i più diffusi.



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martedì 26 marzo 2019

Quirinale la Presidenza costa 356 milioni

Quirinale la Presidenza costa 356 milioni

Mattarella al Quirinale la Presidenza costa 356 milioni
 I dipendenti sono 745. Alla Casa Bianca solo 374

Per il personale se ne vanno oltre 121 milioni

di Carmine Gazzanni  – Lo stipendio più alto per i 374 dipendenti della Casa Bianca – come si legge nella relazione annuale del personale della presidenza statunitense – è pari a circa 179mila dollari, circa 158mila euro. Tanto, per fare qualche esempio, percepiscono Emmet Flood, il consigliere speciale di Donald Trump, e Lawrence Kudlow, consigliere delle politiche economiche del presidente Usa. In Italia i dipendenti della presidenza della Repubblica, pur avendo un ruolo notevole, non hanno in mano il destino di mezzo mondo. Eppure guadagnano decisamente di più, con picchi che superano i 200mila euro. Ma, soprattutto, sono decisamente di più: 
il personale del Quirinale conta 745 dipendenti.

Il dato emerge dal bilancio di previsione della Presidenza della Repubblica per l’anno 2019 pubblicato proprio venerdì scorso. Per carità: la politica di spending review voluta da Sergio Mattarella ha portato a qualche risultato. Basti pensare – come fa notare la relazione di accompagnamento al bilancio, con toni trionfalistici – che nel 2006 i dipendenti di ruolo erano addirittura 987. I dati, però, restano interessati: per quest’anno – esattamente come l’anno scorso ed esattamente come l’anno prossimo – 
la dotazione annuale per il Quirinale sarà pari a 224 milioni di euro.

Anche in questo caso i confronti sono decisamente interessanti. Prendiamo altro termine di paragone: secondo l’ultima relazione pubblicata da Buckingham Palace la “sovvenzione sovrana” per l’anno 2019 è di 82,2 milioni di sterline. Una somma che, convertita in euro, è pari a 96,1 milioni di euro. Anche qui il confronto è immediato: 
il Quirinale costa più del doppio del Palazzo Reale di Elisabetta II.

C’è da dire, però, che la dotazione annuale dello Stato non coprirà tutte le spese che, in totale, saranno pari a ben 356 milioni di euro, di cui 244 effettive (spese correnti). Il primo dato che salta all’occhio – come si legge nella relazione di accompagnamento – è che il 49,9% dell’intero budget corrente serve per pagare il personale. Parliamo, cioè, di 121 milioni e rotti. Ci sono poi le pensioni. “La spesa per la previdenza, che costituisce il 40,01% del totale della spesa effettiva del Segretariato Generale – spiega il Quirinale – presenta una dinamica in crescita a causa del maturare dei requisiti pensionistici da parte di numerose classi di età”, 
tanto da passare dai 95,5 milioni del 2019 ai 101,1 del 2021.

Ma l’elenco delle uscite è decisamente lungo, anche considerando le meravigliose proprietà in mano al Quirinale, coi suoi palazzi storici da 1200 stanze, un patrimonio da 261 arazzi (alcuni verranno riqualificati proprio quest’anno), carrozze d’epoca e così via. La sola Tenuta di Castelporziano, per dire, assorbe una buona fetta delle uscite: 344mila euro per la “locazione e gestione automezzi e mezzi agricoli”; 148mila per le “attività agro zootecniche” più altri 83 per la “gestione forestale e faunistica”. C’è, poi, la gestione dell’autoparco con annessa mobilità: altri 707mila euro preventivati.

Per immobili e impianti la spesa per il 2019 sarà di 2,5 milioni; per gli arredi altri 396mila euro. Fondamentale anche la comunicazione per cui, tra studi, ricerche, servizi fotografici e video, si conta di spendere 812mila euro. Senza dimenticare, ancora, i 218mila euro per biancheria e vestiario da lavoro. I dipendenti, dopotutto, sono coccolati nel migliore dei modi: prevista anche una spesa di 150mila per “reclutamento, formazione e aggiornamento del personale”.


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domenica 24 marzo 2019

Ognuno a Casa Propria con Se Stesso

Ognuno a Casa Propria con Se Stesso


 E lo Ius Soli non vi va bene, e l'immigrazione non vi va bene, e gli arabi non vi vanno bene, e russi e 
slavi e polacchi non vi vanno bene, e no badanti rumene e operai bulgari e i tedeschi no perché la 
guerra e la Merkel, e i francesi no perché lapuzzasottarnaso e se la tirano, e gli inglesi no perché se 
magna male, e i cinesi no che stanno troppo per cazzi loro, e gli zingari no perché non se ne stanno 
abbastanza per cazzi loro, e gli albanesi e i siriani e gli indiani e i brasiliani no perché no, e gli americani sono stupidi, gli svizzeri sono rigidi, gli spagnoli so'fratelli a noi ma comunque se sposano tra maschi, i portoghesi se non bruciava Coimbra manco vi ricordavate che esistevano, e i Greci so'bboni solo a fare la crisi, e la Turchia non è Europa e però forse Israele sì ma però cioè so'ebbrei però comunque pure i Palestinesi so'tutti terroristi e l'Afghanistan che d'è e l'Iran e l'Iraq non so' la stessa cosa e i marocchini spacciano tutti e i nigeriani vendono le borse Vuitton false e i nordici sono tutti depressi e bevono come spugne e si suicidano tutti ma non come i giapponesi però.

Quindi restiamo tra italiani


Quindi Restiamo tra Italiani.

Ma no siciliani che so'mafiosi, ma pure i calabresi e i pugliesi che hanno pure lu Salentu ner sangue e la taranta che palle però, allora mejo i Sardi ma l'Anonima sequestri e poi rompono le palle e quindi niente isole, meglio Roma ma no i Romani che so'cafoni e rubano, ma mai quanto i Napoletani che però scusa che palle coi matrimoni e le cravatte de Marinella e allora no annamo più su ma in Toscana so'come i francesi hanno lapuzzasottarnaso e poi si odiano tra di loro, mejo delle Marche e degli Abruzzi che però non se capisce se so'de mare o no ma l'Adriatico migliore sta dai Croati mortacci loro, allora no mare, che però pure in Umbria che manco conta un cazzo (e invece il Molise che manco esiste) e sì, ok Assisi e Spoleto, ma vuoi mettere Bologna che se magna bene? Sì ma so' tutti comunisti o fascisti che non si capisce un cazzo, allora mejo i liguri ma no Genova che ce stanno solo le mignotte nella città vecchia e poi solo alluvioni e fango e allora viva la Lega ma la Padania solo ai padani che però so'tutti siciliani de Bergamo, che è alta o bassa e non capisci un cazzo quando parlano e i Veneti allora? No che non pagano le tasse e a parte Venezia che affonda hanno solo rotonde (non der Palladio) e fabrichete e allora vai in Trentino ma non Alto Adige che è Sud Tirolo e allora Trieste? Trieste che, quelli so'slavi e allora le foibe? E allora Valle d'Aosta, ma che è una specie de dependance der Piemonte che non conta un cazzo che se beve bene ma so' falsi e cortesi.

E allora ce ne stiamo a casa, ma tu da te e io da me che tu me stai sur cazzo perché, 
figurate, me sto sur cazzo io da solo, figurate se nun me stai sur cazzo tu.

dal Web


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domenica 17 febbraio 2019

Quando si dice buonuscite milionarie dei Top Manager


Martin Winterkorn


Liquidazioni milionarie: tutti i TFR da record
Continua la lunga serie di buonuscite milionarie che i top manager delle grandi aziende incassano lasciando il posto di lavoro.


Quando si dice ‘buonuscite milionarie‘ vengono in mente scenari scandalosi, dove i Top Manager ricevono cifre astronomiche per lasciare posti di comando in mano a qualche altro professionista. La prassi delle liquidazioni milionarie ai manager di alto livello è una pratica tutta italiana esportata anche all’estero, più volte analizzata da inchieste giornalistiche su carta e in tv, che scandalizza tutti, ma sembra non trovare una soluzione. L’Italia cerca di riprendersi dalla crisi economica, la disoccupazione giovanile grava sul futuro, ma a certi livelli non sembra essere un problema che i salari medi siano in netta discesa, e che la crescita sia quasi pari a zero. L’importante è spremere le aziende collezionando un TFR da capogiro. L’ultimo polverone sulle buonuscite milionarie si è creato dopo la diffusione della notizia-scandalo sui dati falsi delle emissioni di particolato delle vetture Volkswagen, dove nel mirino dei tagli (dorati) è finito Martin Winterkorn, il dimissionario amministratore delegato del marchio automobilistico. E Di seguito allora diamo uno sguardo alla classifica delle buonuscite da record dei manager più potenti degli ultimi anni.


Martin Winterkorn
nella foto
Scandalo Volkswagen


All’ex top manager di Volkswagen dimissionario dopo lo scandalo, Martin Winterkorn, spetterebbe una pensione complessiva di 28,6 milioni più 31,8 milioni di liquidazione, nonché la poltrona, che già occupa, nel consiglio di sorveglianza della squadra di calcio Bayern München. E un’auto Volkswagen a disposizione per gli anni a venire.








Luca Cordero di Montezemolo

Luca Cordero di Montezemolo


In settembre 2014 fu la volta della liquidazione di 27 milioni di euro a Luca Cordero di Montezemolo, sommati al patrimonio di 112 milioni guadagnati dal 2002 in Ferrari, compresi compensi, ulteriori bonus e stock option. Tuttavia la liquidazione di Montezemolo è soltanto l’ultima di una lunga serie di buonuscite milionarie che i top manager delle grandi aziende hanno incassato prima di andare in ‘pensione’ dai relativi posti di comando, e non è neanche nella top 3 delle liquidazioni più cospicue della recente storia italiana.






Cesare Romiti

Cesare Romiti


Il primato, infatti, spetta a Cesare Romiti che quando lasciò la presidenza di Fiat nel 1998 ricevette una somma pari a 101,5 milioni di euro lordi.










Alessandro Profumo

Alessandro Profumo


Al secondo posto troviamo Alessandro Profumo, al quale, per uscire da Unicredit nel settembre del 2010, venne versata una buonuscita di 40,59 milioni di euro.










Matteo Arpe

Matteo Arpe

Al terzo posto c’è Matteo Arpe, uscito da Capitalia nel maggio 2007 
con 37,4 milioni di liquidazione ed un notevole pacchetto azioni.









Fausto Marchionni

Fausto Marchionni


Ma di esempi ce ne sono tanti: nel 2011 Fausto Marchionni lascia la dirigenza di Fondiaria Sai con una liquidazione da 10 milioni e mezzo di euro
 (tra l’altro dopo che la società perse oltre l’83% in Borsa).?









Antonio Vigni

Antonio Vigni
Antonio Vigni, ex direttore generale del Monte dei Paschi di Siena (banca che nel 2011 chiude con una perdita consolidata di 4,68 miliardi, il cui titolo brucia il 65% del proprio valore), è diventato il banchiere più pagato d’Italia in quell’anno: 5,4 milioni di cui una buonuscita di 4. ?






Famiglia Ligresti


Jonella e Paolo Ligresti
Famiglia Ligresti


Jonella Ligresti e Paolo Ligresti, rispettivamente presidente e presidente onorario di Fondiaria Sai, riescono a racimolare ben 2,51 e 2,14 milioni di euro nel 2011, nonostante il rosso di oltre un miliardo e mezzo in due anni.







Roberto Colaninno

Roberto Colaninno


E ancora, altri casi di liquidazioni d’oro risalgono al 2001, 
quando Roberto Colaninno fu liquidato da Olivetti con 17 milioni di euro.








Cesare Geronzi

Cesare Geronzi


Cesare Geronzi prese una liquidazione di 16 milioni dopo un solo anno in Generali.







Paolo Scaroni

Paolo Scaroni
Paolo Scaroni, ex amministratore delegato di Eni, detiene il record tra i manager pubblici con una liquidazione di 8,3 milioni di euro.








Richard Fuld

Richard Fuld
La Lehman Brothers fallì nel settembre del 2008 dopo 14 anni di governo dell’amministratore delegato Richard Fuld. Nei sette anni precedenti i compensi totali del banchiere americano furono quasi 270 milioni di euro.





Martin Sullivan

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Martin Sullivan, ex amministratore delegato della Enron (USA), ricevette un assegno da 19 milioni di dollari in occasione delle dimissioni ma il denaro fu congelato su richiesta delle Autorità.






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venerdì 15 febbraio 2019

San Faustino e le origini della festa dei single


San Faustino: le origini della festa dei single



Se il 14 febbraio si festeggia San Valentino fra rose, cioccolatini e cene al lume di candela, il 15 febbraio non è da meno, con la piccola differenza che in questa data il romanticismo è off limits.

San Faustino è la festa dei single, di tutti i tipi di single: quelli in cerca della propria metà e quelli che di compagni o compagne non ne vogliono sapere proprio nulla.

Ognuno celebra il suo San Faustino un po’ come vuole ed è da tempo ormai che si può addirittura partecipare a delle feste organizzate in cui, magari, incontrare il futuro partner o se no, divertirsi solamente.

Ma quali sono le origini di questa festa dedicata ai non innamorati?
San Faustino di Sarezzo, in provincia di Brescia, è di origine medievale ed è tutt’ora una ricorrenza patronale della Valtrompia.
Secondo la tradizione San Faustino dava opportunità alle giovani fanciulle di incontrare il loro futuro “moroso”.

Una leggenda racconta che Faustino fosse il figlio di una famiglia molto ricca di origine pagana, motivo per il quale divenne immediatamente cavaliere. Affascinato dalla religione cristiana si fece battezzare e decise di predicare la parola del signore in tutta la zona che comprendeva Brescia e i paesi circostanti.

Faustino iniziò comunque ad essere perseguitato dagli altri nobili perché si rifiutò di fare sacrifici in onore degli dei. Questione che fece infuriare anche l’imperatore, il quale la prima ordinò di darlo in pasto ai leoni che, però, si sedettero ai suoi piedi invece di divorarlo. Il sovrano, sempre più infuriato, decise quindi di farlo bruciare vivo ma anche in questo caso Faustino la scampò perché le fiamme non lo investirono. 
Si racconta, infine, che dopo una serie di trasferimenti San Faustino fu ucciso il 15 febbraio.
Questo giorno è diventato la festa dei single perché il nome Faustino ha origini latine propiziatorie; non a caso, quindi, i “non accoppiati” 
che aspettano questa festa sperano nella fortuna di trovare l’anima gemella.

San Faustino: il protettore dei single, la storia del Santo e come festeggiare questo giorno.

Dopo San Valentino con le sue cene a lume di candela, i bigliettini e le frasi romantiche, i cioccolatini e una dosa abbondante di cuoricini e zucchero, anche in senso metaforico, chi non ama la festa degli innamorati o semplicemente è single si prende la sua rivincita il giorno seguente, il 15 febbraio, data in cui la Chiesa cattolica celebra San Faustino, eletto a furor di popolo patrono dei single.

Molti festeggiano in questa data, con viaggi o giornate / serate dedicate. Un po’ per esorcizzare San Valentino, un po’ per celebrare orgogliosamente il proprio status di single. Scopriamo insieme come è nata questa ricorrenza e cosa fare nel giorno di San Faustino. Il 15 febbraio quest’anno è venerdì, in molti partiranno per il weekend o si concederanno una serata speciale.

San Faustino: protettore dei single
San Faustino è il santo martire commemorato dalla Chiesa cattolica il 15 febbraio insieme a Giovita, anche lui martire ed entrambi patroni della città di Brescia.

Faustino e Giovita erano due nobili che vissero a Brescia nel II secolo, intrapresero la carriera militare e diventarono cavalieri, poi furono convertiti al cristianesimo dal vescovo della città Apollonio e subirono il martirio tra il 120 e il 134, per non aver voluto sacrificare agli dèi due giovani. Faustino e Giovita entrarono nella comunità dei primi cristiani bresciani e furono subito impegnati nell’attività di evangelizzazione. Come predicatori erano molto bravi, tanto che il vescovo nominò Faustino presbitero e Giovita diacono. Un’attività che tuttavia dava fastidio alle autorità imperiali romane, tanto che alcuni personaggi potenti della città invitarono il governatore della Rezia, Italico, ad eliminarli con il pretesto del mantenimento dell’ordine pubblico. A quell’epoca erano in corso le persecuzioni dei cristiani volute dall’imperatore Traiano, che tuttavia subirono una battuta d’arresto con la morte dell’imperatore.

Successivamente, divenuto imperatore Adriano, egli stesso ordinò al governatore Italico di perseguire Faustino e Giovita. I due cristiani si rifiutarono di compiere sacrifici agli dèi pagani e anche di fronte alla richiesta dell’imperatore Adriano rifiutarono di adorare il dio Sole. Un affronto che fu punito duramente. L’imperatore ordinò che fossero dati in pasto alle belve del circo, poi che fossero scorticati vivi e messi al rogo, ma nessuno di questi supplizi ebbe alcun effetto sui due cristiani, per effetto di un miracolo, che invece fece convertire molti spettatori accorsi ad assistere al martirio, tra cui la moglie del governatore Italico, Afra, in seguito anche lei martire cristiana.

I due predicatori cristiani Faustino e Giovita furono tenuti a lungo prigionieri nelle carceri di Milano, dove furono sottoposti ad atroci torture. Quindi, furono trasferiti a Roma per essere dati in pasto alle belve nel Colosseo, ma anche questa volta riuscirono a sopravvivere. Dopo numerosi tentativi di ucciderli, tutti andati a vuoto, Faustino e Giovita furono riportati a Brescia, dove il 15 febbraio furono decapitati. I loro corpi furono sepolti nel cimitero di San Latino e nello stesso luogo il vescovo Faustino fece in seguito edificare la chiesa di San Faustino ad Sanguinem.

Una lunga storia per spiegare chi era San Faustino, nell’iconografia cristiana rappresentato in veste militare romana, spesso con la spada in un pugno e la palma del martirio nell’altra, oppure in veste religiosa. Allo stesso modo viene raffigurato Giovita.

Il culto dei due santi si diffuse verso l’VIII secolo, insieme alla narrazione leggendaria e giografica della loro vita. I Longobardi diffusero la devozione per Faustino e Giovita in tutta l’Italia, in particolare a Viterbo. Poi, nel 1438 divennero i santi patroni di Brescia, in seguito ad un evento straordinario avvenuto durante i combattimenti che portarono i milanesi a condurre un assedio alla città di Brescia. Si racconta che i due santi apparvero sulle mura della città e aiutarono i bresciani a vincere i milanesi, respingendo le palle delle cannonate a mani nude. A Brescia i due santi si festeggiano il 15 febbraio, in questo giorno si svolgono numerose manifestazioni tradizionali, tra cui una famosa e storica fiera popolare.

Per quanto riguarda, invece, Faustino protettore dei single o delle persone nubili o celibi, questa è un’invenzione del XX secolo, non legata alla tradizione cristiana, piuttosto agli aspetti commerciali della precedente festa di San Valentino: non potendo i single celebrare la festa degli innamorati, con viaggi, cene ed eventi speciali, a loro viene dedicata la giornata successiva, il 15 febbraio appunto.

C’è chi ha spiegato l’origine della festa con il significato del nome di Faustino, che rappresenterebbe la fortuna: Faustino da Fausto, fortunato, e quindi propiziatore nella ricerca dell’anima gemella. Anche questa però è una speculazione. E più probabile che San Faustino sia diventato, suo malgrado, protettore dei single solo per il fatto di essere celebrato il giorno seguente a San Valentino, patrono degli innamorati, per dare, un po’ per par condicio, un po’ perché ogni scusa è buona – come spiega Famiglia Cristiana -, un’occasione di festa anche a chi il giorno prima non avrebbe avuto niente da festeggiare. Il nome di Faustino, poi, fa rima con San Valentino e anche per questo è stato scelto come suo contraltare, mentre di Giovita, non è stato preso in considerazione nonostante venga celebrato dalla Chiesa con Faustino, probabilmente per il nome oggi troppo desueto.

In ogni caso, sia che vogliate celebrare la festa cristiana sia che invece vogliate prendervi un giorno, una serata o un weekend per festeggiare la vostra condizione di single, le occasioni non mancano.

A Brescia potete partecipare alla fiera cittadina, che offre ben 600 bancarelle dove acquistare prodotti di ogni tipo e gustare le specialità gastronomiche offerte.

Poi ci sono tante iniziative dedicate ai single: le feste o serate speciali nei locali, i pacchetti nelle spa e centri benessere e i viaggi veri e propri per partire un weekend all’avventura e magari, chissà, incontrare l’anima gemella.



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