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martedì 8 ottobre 2019

Alda Merini : Poetessa Italiana

Alda Merini


Poetessa italiana
DATA DI NASCITA
Sabato 21 marzo 1931
LUOGO DI NASCITA
Milano, Italia
DATA DI MORTE
Domenica 1 novembre 2009
  (a 78 anni)
LUOGO DI MORTE
Milano, Italia
CAUSA
Affezione tumorale

Alda Merini

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domenica 6 ottobre 2019

Una Zebra a Pois


La Canzone di Mina   diventa realtà in Kenya: è nato il primo esemplare   con i puntini al posto delle strisce

La Canzone di Mina   diventa realtà in Kenya: è nato il primo esemplare   con i puntini al posto delle strisce

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La Canzone di Mina 
diventa realtà in Kenya: è nato il primo esemplare
 con i puntini al posto delle strisce

In Africa è nato un cucciolo a macchie e colori invertiti. È stato notato per la prima volta da una guida turistica, oggi "Tira", così soprannominato, è già una star del web


Una zebra a pois. A pois, a pois, a pois”, cantava Mina negli anni Sessanta. Niente di più vero: lo scorso 14 settembre sulla pagina Facebook di Wildest Africa sono state pubblicate le foto di una zebra, nata pochi giorni fa nella riserva faunistica Masai Mara, in Kenya, con al posto delle strisce, dei piccoli pallini appunto. Non solo, il cucciolo, come si nota dalle foto pubblicate sui social, ha persino i colori invertiti: il manto non è chiaro, ma scuro, mentre i pois sono bianchi. Un’opera della Natura che ha subito conquistato gli utenti della Rete: il post ha raggiunto quasi le 36mila condivisioni.

Non c’è infatti lo zampino della scienza dietro questo manto così unico ma si tratta invece di una variazione della zebra melanica, con una mutazione genetica che causa una colorazione scura. Altre zebre melaniche sono state già viste e fotografate in passato, ma mai nessuna prima aveva i pois. Sono i riflettori anche zebre molto bianche, con striature rossicce o grigio cenere anziché nere. Il cucciolo a pois, non si sa se maschio o femmina, è stato notato per la prima volta da una guida che lo ha battezzato con il soprannome di “Tira”.
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martedì 1 ottobre 2019

Luca Cavalieri Assessore Cocainomane di Fratelli d'Italia

Luca Cavalieri Assessore Cocainomane di Fratelli d'Italia


L’ASSESSORE DI FRATELLI D’ITALIA BECCATO 
A COMPRARE COCAINA AVEVA
 LA DELEGA ALLE POLITICHE GIOVANILI

LUCA CAVALIERI, ASSESSORE NEL FERRARESE 
E MEMBRO DEL COORDINAMENTO LOCALE
 DEL PARTITO DELLA MELONI.

Assessore comunale di Fratelli D’Italia sorpreso dai carabinieri ad acquistare cocaina 

Luca Cavalieri, esponente di Fratelli D’Italia di 29 anni e assessore alle politiche giovanili di Lagosanto, in provincia di Ferrara, è stato segnalato come assuntore di cocaina dopo essere stato scoperto ad acquistare droga dai carabinieri. 
Luca Cavalieri, esponente di Fratelli D'Italia di 29 anni e assessore alle politiche giovanili di Lagosanto, in provincia di Ferrara, è stato segnalato come assuntore di cocaina dopo essere stato scoperto ad acquistare droga dai carabinieri. Il giovane amministratore comunale – eletto in una lista di centrodestra comprendente anche la Lega, è stato individuato dai militari venerdì scorso mentre comprava una dose da 1,16 grammi di cocaina da un noto spacciatore del posto. L'acquisto non è un reato, ma per l’assessore è scattata la segnalazione alla Prefettura come assuntore.


Luca Cavalieri è invece stato costretto a rassegnare le dimissioni: era stato eletto in Consiglio con la lista del centrodestra tra le fila di Fratelli d’Italia (di cui è anche membro del coordinamento locale). "Sono costernato, dispiaciuto e mortificato per quel che è accaduto e chiedo scusa alla comunità che rappresento come amministratore", ha commentato Cavalieri. "Non ho mai fatto cose del genere, questa è stata la prima volta ed è andata così… sono rammaricato. So di rappresentare una comunità, di essere un personaggio pubblico e per questo già oggi (ieri per legge, ndr) ho rassegnato le mie dimissioni da assessore e dal Consiglio comunale di Lagosanto". 
A Luca Cavalieri erano state assegnate le deleghe all’Associazionismo, 
Politiche giovanili, Relazioni internazionali, Pari opportunità.



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giovedì 5 settembre 2019

Miss Italia, insulti Razzisti contro la Vincitrice

Miss Italia, insulti razzisti contro la vincitrice in Veneto:   «Non è italiana». Ma è nata a Padova


Miss Italia, insulti razzisti contro la vincitrice in Veneto:
 «Non è italiana». Ma è nata a Padova

«Tanta gente non accetta che io sia italiana solo perché ho la pelle scura. Fossi stata figlia di genitori 
tedeschi – dice la ragazza – sono convinta che questa discriminazione non sarebbe mai nata».
20 anni, nata a Padova e residente a Villanova di Camposampiero. E oggi finalista di Miss Italia. 

Sembra il profilo di una italianissima bella giovane di provincia. Eppure, Sevmi Tharuka Fernando, per alcuni italiana non lo sarebbe e il discrimine sarebbe solo il colore della sua pelle. La famiglia di Sevmi è originaria dello Sri Lanka: il padre si è arrivato in Italia circa trenta anni fa ed è stato raggiunto qualche anno dopo dalla moglie.

L’accusa? Quella di non rappresentare i canoni della bellezza italica. E, naturalmente, gli attacchi 
arrivano attraverso i social network. «Purtroppo – racconta al Corriere della Sera – ci sono ancora tanti pregiudizi, tanta gente non accetta che io sia italiana solo perché ho la pelle scura. Fossi stata figlia di genitori tedeschi e fossi nata in Italia, sono convinta 
che questa discriminazione non sarebbe mai nata».

La ragazza, diplomata estetista e con esperienze come modella, continua: «È successo varie volte da 
quando ho vinto la prima fascia alle selezioni locali del concorso, e anche recentemente. Sono persone che mi scrivono in privato per non esporsi, ma la questione non cambia. Partecipo al concorso anche per abbattere queste discriminazioni e continuo per la mia strada. Se qualcuno mi critica significa che sono stata notata tra le tante. Cosa ho risposto? Ignoro questi attacchi, perché credo che chi è così tarato non cambierà mai idea. Me ne infischio e vado avanti».

La famiglia di Sevmi non vuole cedere alla discriminazione e ha organizzato un volantinaggio in paese per sostenere la figlia che venerdì 6 settembre, in diretta su Rai Uno, non solo rappresenterà la 
comunità di Villanova di Camposampiero. Tra le 80 finaliste del concorso ci sono altre due concorrenti di origine straniera: una dal Marocco e l’altra dall’Ucraina.

Non è la prima volta che Miss Italia si imbatte nell’intolleranza razziale. Nel 1996, Denny Mendez, 
dominicana, vinse il concorso. Si trattò della prima ragazza di colore a indossare la fascia della più bella d’Italia. La giovane divenne un simbolo fra chi era favorevole all’integrazione e chi, anche allora, denunciava la vittoria di una “bellezza non italiana”. 
Mendez ha fatto arrivare il proprio sostegno a 

Sevmi con un post su Facebook dove ha scritto: «Auguri! In bocca al lupo».

Arriva anche il commento alla vicenda della patron del concorso, Patrizia Mirigliani: «Oltre a Denny 
Mendez non dimentichiamo che nel 2017 si classificò in terza posizione Samira Rui, friulana di origini senegalesi, e anche in quell’occasione ci furono polemiche analoghe a questa. Ricordo inoltre tra le 187 semifinaliste di questa edizione c’erano varie ragazze di origine straniera». Mirigliani sottolinea inoltre che «Miss Italia da sempre coglie e integra l’evoluzione sociale del Paese. C’è un modello di integrazione che cresce, che si evolve e che non possiamo ignorare».


Miss Italia, insulti razzisti contro la vincitrice in Veneto:   «Non è italiana». Ma è nata a Padova


Molti giocatori nell’ultimo mese hanno subito insulti razzisti. 
È successo anche a me. Il calcio è un gioco amato da tutti 
e non dovremmo accettare alcuna forma di discriminazione 
che possa far vergognare il nostro sport...
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Calcio: Lukaku e gli Insulti Razzisti

Calcio: Lukaku e gli Insulti Razzisti


Finalmente è ripartito il campionato di calcio e con lui il gioco del razzismo!

"Molti giocatori nell’ultimo mese hanno subito insulti razzisti. È successo anche a me. Il calcio è un gioco amato da tutti e non dovremmo accettare alcuna forma di discriminazione che possa far vergognare il nostro sport. Spero che le federazioni di tutto il mondo reagiscano con forza su tutti i casi di discriminazione" ha dichiarato l'attaccante dell'Inter Romelu Lukaku, su Instagram, in seguito ai 'bu' razzisti ricevuti nel match a Cagliari "I social media devono funzionare meglio, così come le società, perché ogni giorno si vedono commenti razzisti sotto i post delle persone di colore. Se ne parla da anni ma non si è ancora fatto nulla. Signore e signori: è il 2019, invece di andare avanti stiamo andando indietro. In quanto calciatori dobbiamo essere uniti e prendere una posizione su questa questione, per far sì che il calcio resti un gioco pulito e divertente per tutti".


Lilian Thuram, simbolo della lotta al razzismo, ha rilasciato un'intervista al Corriere dello Sport dopo l'episodio di Cagliari con Lukaku: "Cosa possono imparare i tifosi se da tanti anni si parla e non si fa niente? Bisogna muoversi, prendere delle decisioni. Chi comanda evidentemente non considera gravi i "buu" e il razzismo. Per un italiano è difficile dire che l'Italia è razzista, Idem per un francese con la Francia e così via. L'Italia è sessista, omofoba e razzista come quasi tutti i Paesi. Chi dice che c'è più razzismo in Italia rispetto alla Francia o altrove sbaglia". 

Come ogni anno, torniamo a parlare di nuovi ululati domenicali, in questo caso subiti dal nuovo attaccante dell’Inter, Romelu Lukaku, che ha bagnato la sua prima trasferta nella nostra serie, a Cagliari, con il suo primo episodio di razzismo. Non so quanto valga questo al fantacalcio, ma un bonus +5 lo concederei al ragazzo; parte bene.

Come in un dejavù, anche quest’anno ripartiamo dalla tifoseria cagliaritana, sempre in prima linea in questi simpatici episodi di cronaca. Quello che più sconvolge, oltre al comportamento recidivo di una tifoseria che continua a rimanere impunita, è la lettera inviata dalla Curva Nord dell’Inter al proprio attaccante in cui, piuttosto che giungere in difesa del proprio giocatore, decide di aprire un canale di solidarietà con la tifoseria sarda.

In una delirante sequenza di frasi in cui, in poche parole, i bianchissimi capi ultrà nerazzuri spiegano a Lukaku cosa sia il vero razzismo (certo, loro lo sanno bene, mica tu Romelu!) e gli chiedono – cortesemente – di non condannare più questi episodi perché parte della cultura da stadio italiana. La lettera è talmente fuori da ogni controllo che pare l’abbia scritta Salvini quando era Ministro dell’Interno, per intenderci.

Abbiamo quindi deciso di riscrivere questa lettera aperta, correggendo qua e là. Giusto giusto il necessario per trasformare un ulteriore insulto alle vittime di razzismo in un’ammissione di colpevolezza di un mondo, quello delle tifoserie, che non riesce – mai mai mai – ad autocondannarsi. Bisogna andare avanti, siamo nella stagione 2019-20, possiamo gentilmente farcela?

“Ciao Romelu,

Ti scriviamo a nome della Curva Nord, siamo i ragazzi che ti han dato
 il benvenuto appena arrivato a Milano.

Ci spiace molto che tu abbia vissuto questo primo (e non sarà l’ultimo)
 episodio di razzismo a Cagliari.

Devi capire che l’Italia non è come molti altri paesi europei, qui il razzismo è un VERO problema che non riusciamo ad accettare e superare.
Capiamo che ciò che hai vissuto non ha scusanti.

In Italia usiamo certi “modi” per ignoranza con la scusa di cercare di rendere nervosi gli avversari e per farli sbagliare, negando la verità palese.

Noi siamo una tifoseria multietnica ed abbiamo sempre accolto i giocatori provenienti da ogni dove e proprio per questo non accettiamo che vengano usati certi modi contro i giocatori, nostri o avversari, nonostante in passato siamo caduti in errore anche noi.
E in quei momenti siamo stati razzisti allo stesso modo in cui lo sono stati i tifosi del Cagliari.

Devi capire che in tutti gli stadi italiani la gente tifa per le proprie squadre, ma allo stesso tempo è male abituata a tifare contro gli avversari con epiteti razzisti, trincerandosi sempre con sta benedetta scusante che sia per “aiutare la propria squadra”.
Ti preghiamo di vivere questo atteggiamento dei tifosi italiani come una forma di ignoranza, in un periodo in cui odio e razzismo sono all’ordine del giorno.

Il razzismo è proprio questo e tutti i tifosi italiani lo sanno bene nonostante
 facciano finta che non sia così.
Quando dichiari che il razzismo è un problema che in Italia deve essere combattuto, incentivi la nostra Curva, e tutti i tifosi, a capire ancor meglio che siamo di fronte ad una problematica radicata. E noi che siamo i tuoi tifosi dovremmo preoccuparci se, alla tua seconda partita nel nostro campionato, hai già dovuto subire tutto questo.

Noi vorremo essere ancora più sensibili ed inclusivi con tutti. Possiamo garantirti che tra noi ci son frequentatori di diverse provenienze che non condividono questo modo di provocare i giocatori avversari e ce lo rendono presente ogni domenica.
Ti preghiamo di continuare a denunciare il razzismo affinché i tifosi italiani riescano finalmente ad imparare cosa sia.
La lotta al razzismo deve cominciare nelle scuole e continuare negli stadi, perché i tifosi non son solo tifosi, sono persone che continuano certi comportamenti anche fuori dagli stadi, dopo le partite.

Stai certo che quello che dicono o fanno a un giocatore di colore avversario è quello che direbbero o farebbero nella vita reale.
I tifosi italiani non sono perfetti, tutt’altro, e comprendiamo la rabbia che ti possono creare certe espressioni, soprattutto se utilizzate a fini discriminatori.

Ancora una volta…

BENVENUTO ROMELU




#Ostentazione #Blasfema dei
 #SimboliReligiosi 
da parte del ministro degli Interni...


PS :  il Calcio non mi è Mai Piaciuto
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domenica 18 agosto 2019

IL FRAGOLINO


IL FRAGOLINO



Il fragolino è una bevanda, ferma o frizzante, diffusa nel Nord Italia, ottenuta dalla vinificazione di uva della specie Vitis labrusca (o dei suoi ibridi con la europea), conosciuta come uva fragola, detta anche uva americana, (uve non europee).

Una legge dell'Unione europea, tesa a contrastare la concorrenza al mercato vinicolo europeo da parte di vini prodotti con uve non europee, spesso di minori qualità e costo, ne ha reso illegale la vendita (ma non la produzione per uso personale). La normativa europea peraltro ricalca pressoché esattamente le normative nazionali preesistenti, che avevano lo stesso scopo.

A fattore concomitante e giustificativo delle norme restrittive, è sempre stato evidenziato, nel fermentato di uva fragola, il maggior contenuto di metanolo, che ha attività tossica, e/o di tannino, rispetto alle viti europee. Tale fatto è oggettivamente vero, ma le differenze rispetto alla vite europea sono marginali e si riducono o si annullano se la vinificazione avviene avendo cura di non coinvolgere in fermentazione le bucce, i vinaccioli e soprattutto il graspo.

Sono stati fatti collegamenti a sofisticazioni alimentari (scandalo del vino al metanolo) in cui effettivamente i produttori di fragolino non furono mai coinvolti. In realtà, da misurazioni comparative tra vini da Vitis vinifera e da V. labrusca non sono mai risultate quantità di metanolo che giustificassero misure di divieto al consumo nei confronti della seconda, che infatti non esistono.


La storia del Fragolino è la storia dell’uva fragola, detta anche Isabella perché donata alla Regina da Colombo in persona di ritorno dalle Americhe. Il modo in cui è arrivata in Italia è decisamente bizzarro: già presente in larga misura all’inizio dell’Ottocento in Francia, viene portata nel Triveneto per combattere l’Oidio, una malattia della vite.

Il problema è che, essendo anche portatrice di Fillossera, un insetto che si mangia la pianta dalle radici, ha letteralmente distrutto i vitigni autoctoni italiani.
I contadini avevano notato che questa pianta americana era di fatto immune a quasi tutte le malattie, per cui hanno deciso di piantarla in misura massiccia lungo tutto il territorio.

L’unico problema è che se si vinifica sulle bucce dell’uva fragola, le pectine presenti producono metanolo oltre al consueto etanolo. E con il metanolo si diventa ciechi e poi si muore.

Per questo come motivo principale, unito alla paura che le nuove varietà americane prendessero il sopravvento su quelle europee perché indistruttibili, già nel 1936, in piena epoca fascista, venne varata una legge che permetteva di possedere viti di uva fragola con la sola condizione che sia l’uva, sia un’eventuale bevanda venissero consumate esclusivamente a uso personale. Si poteva mangiarla e si poteva anche farci del vino, anche se non si poteva chiamare vino perché denominazione ristretta alla sola varietà europea.

Il fragolino che si trova in commercio in Italia, è in realtà una bevanda a base di vino, zucchero e aromi al gusto fragola. Gli amanti del vero vino fragolino possono però acquistarlo fuori dall’Unione Europea (Svizzera, Usa, Australia) oppure nel Burgenland, in Austria. Questa è infatti l’unica regione europea dove per motivi storico culturali è possibile produrre e vendere vino ottenuto da uva fragola.

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VERDINI A TAVOLA TERRORIZZA I LEGHISTI: “IL GOVERNO M5S-PD RIESCONO A FARLO, NE HO CONTATI ALMENO 174 AL SENATO”… A QUEL PUNTO I LEGHISTI SONO SBIANCATI: “ALLORA MEGLIO TORNARE CON IL M5S”… BERLUSCONI DOPO AVERLO SENTITO: “IL RAGAZZO MI SEMBRA CONFUSO, NON L’HO VISTO BENE”!
Ha forse bevuto troppo alcool in Spiaggia sotto il sole ...



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domenica 11 agosto 2019

Richard Gere

Richard Gere

Richard Gere è salito
 sulla Open Arms a Lampedusa
Portando Visibilità  
affinché la facciano attraccare.


 - Mamma mia che schifo Richard Gere...
~ Che ha fatto?
- È salito sulla Open Arms a Lampedusa! Vuole solo visibilità!
~ Ma veramente la visibilità l’ha portata lui affinché la facciano attraccare.
- Sì vabeh, e poi?
~ E poi gli ha portato pure del cibo.
- Proprio adesso?! Poteva farlo prima!!
~ L’ha fatto anche nel 2016...
- Ma perché non aiutarli a casa loro??
~ Nel 2011 mise all’asta 110 chitarre raccogliendo un milione di dollari per scopi umanitari.
- Ma basta con questi immigrati! Perché non pensa ai poveri??
~ Beh, ha sostenuto campagne a favore del Tibet, sono poveri anche loro...
- No no, parlo dei poveri suoi, quelli americani!
~ Pensa anche a quelli, infatti, nel documentario “Time Out Of Mind” si è finto un senzatetto per sensibilizzare.
- Ma ci sono cose più importanti, dai.
~ Tipo l’AIDS?
- Esatto, tipo!
~ È stato testimonial di campagne anche contro quella.
- Ah...
~ Eh già...
- E allora lo vedi che vuole solo diventare famoso? Che pensasse a fare l’attore!
~ Ma guarda che con i suoi 40 e passa film di successo ha già vinto un David di Donatello, un Emmy Awards, un Golden Globe, e altre cosucce... È già famoso, lui.
- Appunto, vedi? Poteva donare molto di più!
~ Tu quanto doni a chi ha bisogno?
- Io? Eh no, io non dono... Chissà dove vanno a finire i soldi per queste sporche ONG.
~ E gli italiani bisognosi? Quanti ne ospiti di senzatetto?
- Ma io mica ho le ville di Richard Gere!
~ Non importa essere ricchi per far del bene: puoi servire alla mensa dei poveri o donare qualche vestito usato...
- Ma io devo lavorare, non ho tempo!
~ Ho capito, non hai mai fatto beneficenza in vita tua...
- Mah, e comunque “Pretty Woman” ha rotto i cogl**ni.
~ Va bene.
(Dal  Web)


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mercoledì 10 luglio 2019

State Facendo la Pacchia sulla Nostra Pelle


La pacchia la state facendo voi. Sulla nostra pelle. Sulla nostra vita…  di Una Donna Nigeriana


La pacchia la state facendo voi. Sulla nostra pelle. Sulla nostra vita…
di Una Donna Nigeriana

…. Sui nostri poveri sogni di una vita appena migliore.

La pacchia la state facendo voi. Sulla nostra pelle. Sulla nostra vita…  di Una Donna Nigeriana


Lettera di una immigrata nigeriana al Ministro della Paura e dell’odio.

“Ho visto la sua faccia ieri al telegiornale. Dipinta dei colori della rabbia. La sua voce, poi, aveva il sapore amarissimo del fiele. Ha detto che per noi che siamo qui nella vostra terra è finita la pacchia. Ci ha accusati di vivere nel lusso, rubando il pane alla gente del suo paese. Ancora una volta ho provato i morsi atroci della paura…

Chi sono? Non le dirò il mio nome. I nomi, per lei, contano poco. Niente. Sono una di quelli che lei chiama con disprezzo “clandestini”.

Vengo da un paese, la Nigeria, dove ben pochi fanno la pacchia e sono tutti amici vostri. Lo dico subito. Non sono una vittima del terrorismo di Boko Haram. Nella mia regione, il Delta del Niger non sono arrivati. Sono una profuga economica, come dite voi, una di quelle persone che non hanno alcun diritto di venire in Italia e in Europa.

Lo conosce il Delta del Niger? Non credo. Eppure ogni volta che lei sale in macchina può farlo grazie a noi. Una parte della benzina che usa viene da lì.

Io vivevo alla periferia di Port Harkourt, la capitale dello Stato del Delta del Niger. Una delle capitali petrolifere del mondo. Vivevo con mia madre e i miei fratelli in una baracca e alla sera per avere un po’ di luce usavamo le candele. Noi come la grande maggioranza di chi vive lì.
E’ dura vivere dalle mie parti. Molto dura. Un inferno se sei una ragazza. Ed io ero una ragazza. Tutto è a pagamento. Tutto. Se non hai soldi non vai a scuola e non puoi curarti. Gli ospedali e le scuole pubbliche non funzionano. E persino lì, comunque, se vuoi far finta di studiare o di curarti, devi pagare. E come fai a pagare se di lavoro non ce ne è? La fame, la miseria, la disperazione e l’assenza di futuro, sono nostre compagne quotidiane.

La vedo già storcere il muso. E’ pronto a dire che non sono fatti suoi, vero?

Sono fatti suoi, invece.

Il mio paese, la regione in cui vivo, dovrebbe essere ricchissima visto che siamo tra i maggiori produttori di petrolio al mondo. E invece no.

Quel petrolio arricchisce poche famiglie di politici corrotti, riempie le vostre banche del frutto delle loro ruberie, mantiene in vita le vostre economie e le vostre aziende.

Il mio paese è stato preda di più colpi di stato. Al potere sono sempre andati, caso strano, personaggi obbedienti ai voleri delle grandi compagnie petrolifere del suo mondo, anche del suo paese. Avete potuto, così, pagare un prezzo bassissimo per il tanto che portavate via. E quello che portavate via era la nostra vita.

Lo avete fatto con protervia e ferocia. La vostra civiltà e i vostri diritti umani hanno inquinato e distrutto la vita nel Delta del Niger e impiccato i nostri uomini migliori. Si ricorda Ken Saro Wiwa? Era un giovane poeta che chiedeva giustizia pe noi. Lo avete fatto penzolare da una forca…

Le vostre aziende, in lotta tra loro, hanno alimentato la corruzione più estrema. Avete comprato ministri e funzionari pubblici pur di prendervi una fetta della nostra ricchezza.

L’Eni, l’Agip, quelle di certo le conosce. Sono accusate di aver versato cifre da paura in questo sporco gioco. Con quei soldi noi avremmo potuto avere scuole e ospedali. A casa, la sera, non avrei avuto bisogno di una candela…

Sarei rimasta lì, a casa mia, nella mia terra.

Avrei fatto a meno della pacchia di attraversare un deserto. Di essere derubata dai soldati di ogni frontiera e dai trafficanti. Di essere violentata tante volte durante il viaggio. Avrei volentieri fatto a meno delle prigioni libiche, delle notti passate in piedi perché non c’era posto per dormire, dell’acqua sporca e del pane secco che ti davano, degli stupri continui cui mi hanno costretta, delle urla strazianti di chi veniva torturato.

Avrei fatto a meno della vostra ospitalità. Nel suo paese tante ragazze come me hanno come solo destino la prostituzione. Lo sapete. E non fate niente contro la nostra schiavitù anzi la usate per placare la vostra bestialità. Io sono riuscita a sfuggire a questo orrore, ma sono stata schiava nei vostri campi. Ho raccolto i vostri pomodori, le vostre mele, i vostri aranci in cambio di pochi spiccioli e tante umiliazioni.

Ancora una volta, la pacchia l’avete fatta voi. Sulla nostra pelle. Sulle nostre vite. Sui nostri poveri sogni di una vita appena migliore.

Vedo che non ho mai pronunciato il suo nome. Me ne scuso, ma mi mette paura. Quella per l’ingiustizia di chi sa far la faccia dura contro i deboli, ma sa sorridere sempre ai potenti.

Vuole che torniamo a casa? Parli ai suoi potenti, a quelli degli altri paesi che occupano di fatto casa mia in una guerra velenosa e mai dichiarata. Se ha un po’ di dignità e di coraggio,
 la faccia brutta la faccia a loro.

#Selfini vive di fake news

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Chissà che faccia hanno fatto Salvini e Di Maio che sulla demonizzazione delle Ong hanno costruito tutta la disumana retorica che ha aizzato come cani arrabbiati molti dei loro elettori, convinti davvero che una giovane comandante tedesca possa assurgere al ruolo di importatrice di stranieri in numero talmente consistente da mettere in pericolo l’Italia. Chissà che ne dice Salvini che, al solito, ha sventolato le parole del magistrato proprio sul caso Sea Watch quando gli tornavano utili dimenticando che quello stesso Patronaggio avrebbe voluto processarlo ma il prode ministro dell’interno si è rifugiato dietro all’immunità parlamentare, 
servilmente sorretto dai suoi alleati pentastellati...


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domenica 7 luglio 2019

Matteo Salvini, un piano per Ucciderlo


uccidete matteo selfini


Matteo Salvini, voce inquietante dalla procura: 
piano scellerato per ucciderlo. 


"il solito copione"

Berlusconi fu ucciso dai magistrati. Craxi e la Dc vennero uccisi dai magistrati. Perfino Prodi, oltre che dai comunisti ai quali incautamente si affidò, fu ammazzato dai magistrati, che gli indagarono il ministro della Giustizia, Mastella, poi assolto. Renzi invece si è assassinato da solo, ma i magistrati si stanno dando da fare per seppellire lui e il suo codazzo, nel caso gli venga la balzana idea di risorgere. Giovedì la Corte dei Conti lo ha condannato, sostenendo che la sua presidenza della Regione Toscana è caratterizzata dalla presentazione di quattro bilanci falsi.

Sotto a chi tocca. E siccome normalmente sotto ci finisce chi è sopra nel gradimento degli italiani, ora tocca a Salvini. Solo un anno fa era inimmaginabile, ma il leader della Lega oggi gode di un consenso che neppure Berlusconi ha mai avuto. Guadagna se il gip gli dà torto e libera Carola, perché gli italiani si arrabbiano e solidarizzano con lui, ma avrebbe guadagnato anche se i giudici gli avessero dato ragione, tenendo agli arresti la capitana e trasformando il ministro nel vincitore del braccio di ferro. L' ascesa del leader leghista ha sorpreso alleati e avversari, che non sanno come reagire. Non hanno idee né controproposte e quindi ricorrono alla consumata tattica di gettare fango nel ventilatore.

Prima hanno detto che è un fascista e hanno lanciato un allarme democratico, ma la cosa non ha avuto successo: i fascisti veri di CasaPound hanno annunciato che non si candideranno più e quello presunto, Salvini, è risultato il candidato più votato in Italia alle Europee. Dopo hanno sostenuto che il ministro avrebbe condotto l' Italia contro l' iceberg dell' Europa, la quale ci avrebbe comminato sanzioni economiche per via dei nostri conti sballati. Ma la minaccia si è sciolta al sole dei primi di luglio, che ha visto peraltro anche una ripresa dell' occupazione, mai così alta da quarant' anni a questa parte.

È giunta quindi l' ora del solito piano scellerato per uccidere l' avversario che non si riesce a battere politicamente. Il cavallo di battaglia del ministro dell' Interno, che gli ha permesso di scalare consensi e doppiare l' alleato grillino, che prima aveva il doppio dei suoi voti, è la lotta all' immigrazione clandestina, che ha visto in un anno la riduzione dell' 80% degli sbarchi illegali e quasi l' azzeramento dei morti in mare. È lì che gli avversari di Salvini lo stanno colpendo. La sentenza della magistratura che scarcera la Rackete è un invito a tutte le ong a fare quello che vogliono, sbattendosene delle nostre leggi e della politica migratoria del Viminale. Malgrado Carola abbia violato due volte il blocco navale italiano e se ne sia infischiata di una sentenza del Tar e di una della Corte Ue che le negavano il diritto di sbarco, la capitana è libera. Buona invasione a tutti.

CHIAMATA ALLE ARMI
Le ong hanno interpretato la sentenza come una chiamata alle armi e hanno spedito le loro navi al largo della Libia a pesca di clandestini da portare sulle nostre coste. La Mediterranea di Casarini ne ha già raccattati 54. La guida nientemeno che un parlamentare della Sinistra Italiana, tale Erasmo Palazzotto. Malta, previo accordo con Roma, si è detta disponibile ad accogliere i migranti, ma i volontari non ne vogliono sapere e puntano su Lampedusa. In 65 sono stati invece caricati dalla tedesca Sea-Eye, sempre 'sti tedeschi tra le scatole -, che ha già fatto domanda per arrivare qui. Malgrado i giudici non trovino le prove che i volontari siano d' accordo con gli scafisti, i quali segnalerebbero loro le imbarcazioni da salvare, è davvero curioso che, benché il Mediterraneo sia solcato da migliaia di navi, solo quelle delle ong si imbattano nei gommoni dei profughi.

Di male in peggio, Carola è uscita dalla clandestinità, nel senso che nessuno sapeva dove fosse, per dire di essere intenzionata a querelare Salvini, reo di averle dato della delinquente, visto che ha infranto le leggi e si è scontrata con le nostre navi militari. 
La capitana sostiene che il ministro è un pericolo pubblico.
la bilancia Per far capire da che parte pende la bilancia, è intervenuta l' Associazione Nazionale Magistrati. Solo due settimane fa il suo presidente si dimetteva, travolto dagli scandali sulle nomine dei procuratori e le interferenze dei politici , ma l' Anm non se ne dà pensiero, scivola sul letame e accusa il leader leghista di voler «stravolgere la Costituzione» in quanto ha detto che la magistratura necessita di una riforma, concetto condiviso da tutti dopo che ne sono emersi gli altarini.
Ma anche questo serve a rianimare i nemici di Salvini, i quali hanno stappato bottiglie, dopo l' assoluzione di Marco Travaglio, che il leader leghista aveva querelato, stufo di essere appellato tutti i giorni sul Fatto Quotidiano come «Il Cazzaro verde». Ma è satira, hanno spiegato i magistrati. Chissà se una corte ci assolverebbe mai per umorismo qualora noi iniziassimo a chiamare quotidianamente «cazzaro in toga» qualche magistrato di cui non condividiamo la linea.

L'offensiva togata sull'immigrazione non sembra più pericolosa di quella che fece dimettere il sottosegretario Siri prima ancora che lo indagassero, o il suo collega Rixi, per le solite spese pazze in Regione. Il piano anti-Salvini pare finalizzato al nulla. Se l' esecutivo cade, si rivota, e Matteo ha buone probabilità di governare da solo. A meno che le toghe non sognino il governo Pd-M5S: avrebbe i seggi ma non il consenso. E poi vogliono insegnare agli altri la democrazia.

di Pietro Senaldi


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venerdì 28 giugno 2019

Grotta Palazzese : Manzo Giapponese Scaduto e Pesce Non Tracciabile


Grotta Palazzese : Manzo Giapponese Scaduto e Pesce Non Tracciabile


IL RISTORANTE PIÙ BELLO AL MONDO COL MANZO SCADUTO - PARLANO GLI CHEF DI ''GROTTA PALAZZESE'' DI POLIGNANO A MARE, UNO DEI LUOGHI PIÙ FAMOSI AL MONDO, DOPO LA FIGURACCIA DELLA MULTA, 
TRA MANZO GIAPPONESE SCADUTO E PESCE NON TRACCIABILE. 

Otto chili di pregiatissima carne giapponese scaduta e 68 chili di pesce di provenienza ignota. Così uno dei ristoranti più esclusivi della Puglia finisce nei guai per “gravi irregolarità”. Nel mirino della Guardia Costiera è Grotta Palazzese di Polignano a Mare, luogo esclusivo a strapiombo sul mare in una cavità naturale dove i menù degustazione variano dai 180 ai 220 euro a persona.



Durante l’ispezione nelle cucine e ai frigoriferi della struttura, i militari hanno rinvenuto 8 kg di carne wagyu, un bovino orientale il cui consumo in Italia sta crescendo, scaduta a maggio e 68 kg di pesce privo di indicazione di tracciabilità. 
I prodotti sono stati sequestrati e il titolare dovrà pagare 5.500 euro di multa.




Grotta Palazzese : Manzo Giapponese Scaduto e Pesce Non Tracciabile


Nel pomeriggio lo chef executive del ristorante, Felice Sgarra, e il vicedirettore Riccardo Sgarra si sono scusati “per l’involontario errore in cui siamo incorsi e precisiamo che la proprietà e l’amministratore della società sono assolutamente estranei ai fatti contestati, essendo affidata unicamente a noi la responsabilità delle materie prime 
e dei prodotti utilizzati nell’attività ristorativa”.

sicuramente qualcuno è Stato Male
 ed ha fatto una segnalazione
 con i Prezzi che fate Pagare  
i numeri del conto li leggete però

In una nota, i due specificano che “non v’è mai stato alcun rischio per la salute, poiché Grotta Palazzese ha sempre privilegiato prodotti di alta qualità nel rispetto della sicurezza alimentare. 
In questo caso l’unico errore che ci rimproveriamo
 è quello di non aver prestato attenzione alle etichette”.
Ah Bene non Guardate le ETICHETTE , 
Spero almeno che Facciate 
lo Scontrino ai Clienti.


Grotta Palazzese : Manzo Giapponese Scaduto e Pesce Non Tracciabile

Grotta Palazzese : Manzo Giapponese Scaduto e Pesce Non Tracciabile




Sanzione meno salata, ma irregolarità simili in un altro ristorante della cittadina barese, La Tana Marina di Cala Paura, dove la Guardia Costiera ha ritrovato 95 chili di prodotti ittici senza etichettatura e quindi di provenienza sconosciuta. In questo caso, 
il proprietario della struttura dovrà sborsare 1.500 euro di multa.



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