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giovedì 22 febbraio 2018

Emma Gonzales Contro Trump e le Armi



Ancora un altro massacro. Ascoltando le parole di Emma Gonzales, una senior alla Marjory Stoneman Douglas High school di Parkland, in Florida, dove uno studente ha ucciso 17 ragazzi, ho deciso che se poco posso fare deve essere permettere a tutti di capire cosa ha detto. Parole potenti, da parte di chi ha capito l'enorme delirio dietro la NRA e la non-legislazione americana sulle armi. Il video e qui la mia traduzione.


“Non abbiamo ancora avuto un momento di silenzio alla House of Representatives, quindi mi piacerebbe averne uno. Grazie.
Ogni singola persona qui oggi, tutte queste persone dovrebbero essere a casa, in lutto. Eppure siamo qui, insieme, perché se tutto quello che il nostro governo e il nostro Presidente sanno fare è inviare pensieri e preghiere, allora è tempo che le vittime siano il cambiamento al quale dobbiamo assistere. Dai tempi dei Padri Fondatori, e da quando il Secondo Emendamento è stato aggiunto alla nostra Costituzione, le nostre armi si sono sviluppate ad un ritmo che mi fa girare la testa. Le armi sono cambiate, ma le nostre leggi no.
Non riesco proprio a capire perché dovrebbe essere più difficile fare progetti con gli amici nel fine settimana piuttosto che comprare un'arma automatica o semiautomatica. In Florida, non hai bisogno né di un permesso né di una licenza a portare armi o per comprare un’arma, e una volta acquistata non è necessario registrarla. Non hai bisogno di un permesso per portare un fucile, normale o da caccia, nascosto alla vista. Puoi comprare tutte le armi che vuoi, in un singolo acquisto.
Oggi ho letto qualcosa di molto potente per me. Era dal punto di vista di un insegnante. Cito testualmente: “Quando gli adulti mi dicono che ho il diritto di possedere un’arma, tutto quello che riesco a sentire è che il mio diritto a possedere una pistola è più importante del diritto alla vita del tuo studente. Tutto ciò che sento è ‘mio, mio, mio, mio’.”
Gli studenti di questa scuola hanno presenziato a dibattiti sulle armi per ciò che ci sembra essere la nostra intera vita. AP Gov è stato oggetto circa tre dibattiti quest’anno. Alcune discussioni sull’argomento si sono verificate anche durante la sparatoria, mentre gli studenti si nascondevano negli armadietti. Le persone coinvolte in questo momento, quelli che erano lì, quelli che hanno postato, quelli che hanno twittato, quelli che fanno interviste e parlano con la gente, 
vengono ascoltati per quella che sembra la prima volta su questo argomento che è apparso oltre 1.000 volte solo negli ultimi quattro anni.
L’Australia ha avuto una sola sparatoria di massa, nel 1999 a Port Arthur e dopo il massacro ha introdotto leggi sul controllo delle armi da fuoco, e da allora non ne ha più avuto nemmeno uno. Il Giappone non ha mai avuto una sparatoria di massa. Il Canada ne ha avuti tre, e il Regno Unito ne ha avuto uno, ed entrambi questi stati hanno introdotto il controllo delle armi eppure siamo qui, con siti web dedicati a segnalare queste tragedie, 
in modo che possano essere formulate statistiche da mettere a vostra disposizione.
Oggi ho visto un’intervista in mattinata, e ho notato che una delle domande era: pensi che i tuoi figli dovranno patire altre sparatorie a scuola? E la nostra risposta è che i nostri ‘vicini’ non dovranno subire altre sparatorie a scuola. Quando abbiamo avuto voce in capitolo con il governo – e forse gli adulti ormai si sono abituati a dire che {la situazione} “è quella che è”, ma se noi studenti abbiamo imparato qualcosa, è che se non studi, fallirai. E in questo caso, se non fai niente attivamente, allora le persone finiranno per morire, continuamente, quindi è ora di iniziare a fare qualcosa.
Saremo i ragazzi dei quali leggerete nei libri di testo. Non perché saremo un’altra mera statistica sulle sparatorie di massa in America, ma perché, proprio come ha detto David, saremo l’ultima sparatoria di massa. Proprio come nel caso ‘Tinker contro Des Moines’, cambieremo la legge. Ci sarà Marjory Stoneman Douglas in quel libro di testo, e ciò sarà dovuto allo sforzo instancabile del consiglio scolastico, dei membri della facoltà, dei membri delle famiglie e soprattutto di tutti gli studenti. Gli studenti che sono morti, gli studenti ancora in ospedale, lo studente che ora soffre di stress post-traumatico, gli studenti che hanno avuto attacchi di panico durante la veglia perché gli elicotteri non ci lasciavano tranquilli e si libravano sulla scuola per 24 ore al giorno.
C’è un tweet sul quale vorrei concentrami. {C’erano} tanti segnali che il tiratore in Florida fosse disturbato mentalmente, {era stato} persino espulso per comportamento scorretto e irregolare. I vicini e i compagni di classe sapevano che era un grosso problema. È sempre necessario segnalare tali istanze alle autorità, ancora e ancora. L’abbiamo fatto, più e più volte. Fin da quando era alle scuole medie, e non è stata una sorpresa per nessuno che lo conoscesse scoprire che era lui il tiratore. Chi parla di come non avremmo dovuto ostracizzarlo, non lo conosceva affatto. Beh, noi lo conoscevamo. Sappiamo che stanno rivendicando problemi di salute mentale, e io non sono uno psicologo, ma dobbiamo stare attenti perché questo non era solo un problema di salute mentale. Non avrebbe ferito molti studenti con un coltello.
E che ne dite di smettere di incolpare le vittime di qualcosa che è stata colpa dello studente, colpa delle persone che gli hanno permesso di comprare le armi, quelli delle mostre di armi, le persone che lo hanno incoraggiato a comprare gli accessori per le sue armi in modo da renderle completamente automatiche, le persone che non gliele hanno portate via quando hanno saputo che esprimeva tendenze omicide, e non sto parlando dell’FBI. Sto parlando delle persone con cui ha vissuto. Sto parlando dei vicini, che lo hanno visto fuori, con in mano le armi. 
Se il Presidente vuole venire da me e dirmi in faccia che è stata una tragedia terribile, che non avrebbe mai dovuto succedere, e continuare a dirci che non si farà nulla al riguardo, allora sarò felice di chiedergli quanti soldi ha ricevuto dalla National Rifle Association {lobby americana delle armi}.
E volete sapere una cosa? Non importa, perché lo so già. Trenta milioni di dollari. Che, diviso per il numero di vittime da armi da fuoco negli Stati Uniti solamente nel primo mese e mezzo del solo 2018, risulta essere la bella cifra di $ 5,800 {a persona}. Questo è quanto valgono queste persone per te, Trump? Se non fai nulla per impedire che ciò continui ad accadere, il numero delle vittime di armi da fuoco salirà e il il loro valore scenderà. E noi saremo senza valore per te.
Ad ogni politico che prende donazioni dalla NRA io dico: vergognatevi. 
Se il vostro denaro fosse tanto minacciato quanto lo siamo noi, il vostro primo pensiero sarebbe, come si rifletterà questo sulla mia campagna? Chi dovrei scegliere? Oppure scegliereste noi, e se ci rispondeste, per una volta ti comportereste di conseguenza? Sapete quale sarebbe un buon modo di comportarsi di conseguenza? Ebbene, ho un fulgido esempio di come non ci si dovrebbe comportare. Nel febbraio del 2017, un anno fa, il presidente Trump ha abrogato un regolamento approvato dalla presidenza Obama, che avrebbe reso più facile bloccare la vendita di armi da fuoco a persone con determinate malattie mentali.
Dalle interazioni che ho avuto con il tiratore prima della sparatoria, e dalle informazioni che ho attualmente su di lui, non so davvero se fosse malato di mente. Ho scritto questo prima di sentire quello che ha detto Delaney. Delaney ha detto che gli era stato diagnosticato {un disordine mentale}. Non ho bisogno di uno psicologo e non ho bisogno di essere uno psicologo per sapere che abrogare quel regolamento è stata un’idea davvero stupida. 
Il senatore repubblicano dell’Iowa Chuck Grassley è stato l’unico sponsor di un disegno di legge che impedisce all’FBI di eseguire controlli di background su persone giudicate malate di mente, e ora dichiara, a titolo informativo, “Beh, è ??un peccato che l’FBI non stia effettuando controlli di background su questi malati di mente.” Eh, caro. Sei stato proprio tu a togliere loro questa opportunità, l’anno scorso.
Le persone del governo, che sono state votate per arrivare al potere, ci stanno mentendo. E noi ragazzi sembriamo essere gli unici a notarlo, e i nostri genitori gli unici ad affermare che stanno dicendo cazzate. Voi, aziende che state cercando di rendere gli adolescenti delle caricature in questi giorni, dicendo che siamo tutti egocentrici e ossessionati dalla moda, e ci zittite fino a sottometterci quando il nostro messaggio non raggiunge le orecchie della nazione, siamo pronti a dire che queste sono cazzate. Politici che sedete sulle vostre poltrone dorate della Camera e del Senato, finanziati dalla NRA, dicendoci che non si sarebbe potuto fare nulla per impedirlo, queste sono cazzate. Dicono che leggi più restrittive sulle armi non riducono la violenza. Queste sono cazzate. Dicono che un bravo ragazzo con un’arma ne ferma uno cattivo con una pistola. Queste sono cazzate. Dicono che le armi sono solo strumenti, come i coltelli, e che sono pericolose quanto le auto. Queste sono cazzate. Dicono che nessuna legge avrebbe potuto impedire le centinaia di tragedie insensate che si sono verificate. Queste sono cazzate. Dicono che noi ragazzi non sappiamo di cosa stiamo parlando, che siamo troppo giovani per capire come funziona il governo. Queste sono cazzate.
Se siete d’accordo, registrati per votare. Contattate i vostri membri locali del Congresso. 
Dite loro cosa ne pensate."


SCIOPERO DEGLI STUDENTI
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Usa: lo Sciopero degli Studenti Contro le Armi



Le iniziative della società civile per scuotere il Congresso e sensibilizzare sulla necessità di maggiori controlli sul possesso delle armi. Ma la Florida non vieta i fucili d'assalto

Erano trascorse poche ore dalla strage alla Marjory Stoneman Douglas High School a Parkland, in Florida, quando una giovane sopravvissuta aveva reagito al tweet di cordoglio del presidente Trump digitando a sua volta: «Non abbiamo bisogno delle tue lacrime, abbiamo bisogno che si faccia qualcosa per fermare le armi... ». Altri ragazzi ai microfoni delle emittenti televisive hanno espresso la convinzione che il Parlamento deve scuotersi e sia arrivato il momento di rafforzare i controlli. Tanto che la giovane Emma Gonzalez, compagna di scuola delle vittime, ha urlato, rivolta ai politici, nel corso della commemorazione di sabato: «Dovete vergognarvi». 
(qui il toccante discorso di Emma tradotto in italiano)

Ma nel Paese in cui il presidente, nel suo messaggio alla Nazione, spende parole commosse nel ricordo delle giovani vite spezzate ma tace sul motivo della tragedia, e cioè sul fatto che un 19enne dalla mente malata abbia libero accesso ad armi di guerre, sembra perfino impossibile che qualcosa possa cambiare. Eppure in queste ore il web registra diversi tentativi di sensibilizzare il Parlamento con la mobilitazione dal basso.


Almeno tre scioperi degli studenti sono stati indetti grazie al tam tam sul web. Il primo è stato organizzato per il 14 marzo, ed è lanciato dal movimento di sinistra Women's March Youth Empower, una branca della Women's March: lo sciopero nelle intenzioni scatterà alle 10 di mattina (per ogni fuso orario) e durerà 17 minuti. L'appuntamento sta viaggiando sul web con l'hashtag #enough. "Chiediamo al Congresso di approvare leggi che ci proteggano dalle armi da fuoco nelle nostre scuole, nelle nostre strade, nelle nostre case e nei posti di lavoro".

Il secondo nasce proprio dall'iniziativa dei sopravvissuti di Parkland: il 24 marzo saranno a Washington, sotto la bandiera di March for our lives (Marcia per le nostre vite). Migliaia di adesioni sono state già raccolte, tra cui quella, «appesantita» da una donazione di 500mila dollari, di George Clooney e la moglie Amal.

Il terzo nasce dall'iniziativa di The Network for Public Education ed è stato fissato in una data simbolica come il 20 aprile, il giorno in cui, nel 1999, si consumò il massacro nella high school di Columbine, vicino a Denver (Colorado), in cui morirono 12 tra studenti e insegnanti. I due killer si uccisero nella biblioteca della scuola prima di essere catturati. La strage di Columbine resta tra i più sanguinosi episodi di massacro scolastico nella storia degli Stati Uniti assieme a quello della Bath School (1927) e, successivamente, del Virginia Tech (2007), della Sandy Hook Elementary School (2012) e della Marjory Stoneman Douglas High School (2018) in Florida.

Il 20 aprile, dunque, studenti e professori sono invitati a uno sciopero nazionale (National Day of Action) per chiedere leggi che limitino la circolazione delle armi da fuoco: gli stessi organizzatori hanno lanciato una petizione su change.org e in pochissimo tempo hanno raggiunto 65mila firme.

Cambierà qualcosa? La politica si scuoterà? A dire il vero, lo scetticismo prevale: accanto a queste iniziative cresce anche l'onda di chi chiede che i professori si dotino di pistole e fucili oppure che le scuole assumano vigilanti armati. Sarà un'altra tragica occasione persa?

In realtà qualcosa sembra muoversi: lo stesso Donald Trump lunedì ha aperto a un rafforzamento dei controlli per chi acquistaarmi da fuoco, 
i cosiddetti background checks. In un comunicato della Casa Bianca, la portavoce Sarah Sanders ha fatto sapere che "il presidente ha parlato venerdì con il senatore repubblicano John Cornyn di un progetto di legge bipartisan che lui e il senatore democratico Chris Murphy hanno presentato per migliorare la legislazione federale" sul controllo dei precedenti penali per
chi compra armi.

Davanti alla Casa Bianca sono state inscenate proteste, una novità per Washington: centinaia di ragazzi che dicono no alle armi e alla potente lobby che le difende 
sono decisamente una vista insolita.

No del Parlamento della Florida al divieto alle armi d'assalto
La Camera della Florida, lo Stato in cui si è registrata l’ultima strage, ha votato martedì sera contro una mozione che stabiliva di vietare fucili d'assalto e caricatori a grande capacità, quelli solitamente usati negli assalti e che possono provocare decine di vittime. I deputati si sono pronunciati contro la misura, con 71 voti contrari e solo 36 a favore. Il voto era cominciato con una preghiera in memoria delle vittime della sparatoria di mercoledì scorso a Parkland.

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il toccante discorso di Emma

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sabato 17 febbraio 2018

Nonna fa sventare una strage in altra scuola Usa


Nonna fa sventare una strage in altra scuola Usa
Ha chiamato la polizia dopo aver scoperto il piano nel diario del nipote.

Nello stesso giorno in cui si consumava la strage nella scuola della Florida, l'America ha scoperto che un altro studente stava progettando un analogo massacro dall'altra parte del paese, nello stato di Washington. A fare sventare l'ennesima sparatoria e' stata la nonna del giovane, che ha avvertito la polizia dopo aver scoperto sul diario del nipote piani dettagliati per entrare in azione in una scuola della contea di Snohomish, qualche decina di chilometri a nord di Seattle. La scelta era stata effettuata lanciando una monetina ed era caduta sulla sua Aces Higt School di Everett, dove il ragazzo voleva ammazzare i suoi compagni. Risparmiata così la Kamiak School.

    "Non vedo l'ora di entrare in quella classe e far saltare le cervella a tutti. Devo ottenere il più alto numero di morti possibile, ho esaminato molte sparatorie/esplosioni di massa e ho imparato dagli errori degli assalitori passati, cosi' non faro' gli stessi errori", aveva scritto il giovane che intendeva usare armi ed esplosivi artigianali.

    La nonna ha riferito agli agenti che il nipote aveva anche un fucile semi automatico in una custodia per chitarra e che recentemente aveva acquistato bombe a mano inerti che, come scritto nel suo diario, progettava di attivare riempiendole di polvere esplosiva. Nel piano anche pentole a pressione esplosive. La polizia ha ritenuto credibili le minacce e ha avvisato la scuola, dove il ragazzo e' stato arrestato. In quel momento aveva con sè un coltello e della marijuana. Gli sono stati contestati vari capi di imputazione, tra cui tentato omicidio e tentata sparatoria in una scuola.

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Florida: Fbi ammette, fummo avvertiti ma non abbiamo agito



Florida: Fbi ammette, fummo avvertiti ma non abbiamo agito. 
Direttore nella bufera
'Non seguito il protocollo dopo indicazioni preoccupanti su Nikolas Cruz'

L'Fbi ammette che il protocollo non è stato seguito nella sua interezza dopo indicazioni ricevute lo scorso 5 gennaio su Nikolas Cruz, l'autore della strage nella scuola di Parkland, in Florida, che sottolineavano comportamenti preoccupanti. Lo sottolinea lo stesso Bureau federale in una nota che comprende un commento del Christopher Wray che esprime rammarico "per l'ulteriore dolore che ciò ha provocato in coloro coinvolti in questa orribile tragedia". La polizia locale era stata chiamata decine di volte tra il 2011 e il 2016 a casa di Cruz, riferisce la Cnn.

Il governatore della Florida, Rick Scott, ha chiesto le dimissioni del direttore dell'Fbi, Christopher Wray, in seguito all'ammissione del Bureau di non aver agito dopo gli avvertimenti sul conto del killer del liceo di Parkland. L'Fbi ha riconosciuto di non aver fatto nulla quando il 5 gennaio una persona vicina all'autore della strage, Nikolas Cruz, 
la contattò per segnalare comportamenti preoccupanti.

E' stata colpa dei "demoni". Il 19enne Nikolas Cruz, accusato della strage alla Marjory Stoneman Douglas High School di Parkland, in Florida, secondo Abc News ha detto agli investigatori che sono state voci nella sua testa, descritte come "demoni", 
a dargli istruzioni su cosa fare per portare a termine il massacro.

La polizia rivede la cronologia della ricostruzione dell'arresto di Nikolas Cruz, l'autore della strage scolastica in Florida, riferendo che e' stato catturato dopo aver lasciato un fast food. Il giovane si e' diretto prima in una catena di piccoli ristoranti economici acquistando una bibita e poi ad un McDonald's. Quindi e' stato avvicinato da un poliziotto e arrestato 
40 minuti dopo essere uscito dal McDonald's.

La sparatoria nel liceo della Florida è durata per tre minuti e l'autore e' arrivato a bordo di un taxi Uber. Sono alcune delle circostanze riferite dallo sceriffo locale. Uber ha riferito che sta collaborando con gli investigatori ma non ha risposto alla domande se il tassista aveva notato un comportamento sospetto del passeggero o se stava trasportando un'arma in una grande borsa.

Cruz ha sparato in cinque classi: prima in tre aule del primo piano, tornando poi a sparare in due di queste, quindi in un'altra classe allo stesso piano. Infine è salito al secondo piano e ha sparato ad una persona che si trovava in classe. Lo ha reso noto lo sceriffo della contea locale.

In serata la veglia per le vittime alla quale hanno partecipato migliaia di persone.


Negli Stati Uniti è la diciannovesima sparatoria solo da inizio 2018.

Le 17 vittime sono quasi tutti studenti, ma anche una professoressa e uno dei coach della squadra di football della scuola: due eroi morti per aver fatto da scudo in difesa dei ragazzi. Nikolas è stato catturato dopo circa un'ora: si era mescolato agli studenti in fuga e aveva fatto tappa anche in due fast food, l'ultimo dei quali era un McDonald's. Incriminato con 17 capi d'accusa per omicidio premeditato, è già comparso con la divisa arancione dei detenuti davanti alla corte per la condalida dell'arresto (senza cauzione) e ha gia' confessato tutto alla polizia. Rischia la pena di morte.

Nikolas Cruz appare in vari post su Instagram con delle armi in mano tra cui varie pistole e coltelli. E in cui descrive l'atto dello sparare come "una terapia". Gli investigatori parlano di immagini e frasi "inquietanti", tra cui alcune in cui prende in giro i musulmani. In quasi tutte le foto il giovane indossa una maglietta nera e una sciarpa che copre parte del suo viso per celare l'identità. "Qualunque cosa postava era sulle armi. E' malato", racconta un suo ex compagno di classe, mentre altri affermano che Nikolas veniva a scuola sempre armato.

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venerdì 16 febbraio 2018

Florida: Sapevano che il Killer era Ossessionato dalle Armi



Tanti i segnali che lasciano pensare a una strage annunciata: 
Cruz era stato allontanato per i suo problemi psicologici, 
aveva comprato un 'arma e postava immagini violente

Alla scuola di Parkland si aspettavano l'attacco, al punto che gli studenti erano «sicuri» che sarebbe stato proprio Nikolas Cruz a compierla. Lo conoscevano, sapevano dei suoi problemi comportamentali, della passione (o meglio ossessione) per le armi. Un solitario, «schifato» da tutti - questo dicono le testimonianze -, rimasto senza genitori e che nel tempo aveva mostrato segni evidenti di instabilità. Un'attenzione maggiore avrebbe potuto evitare l'eccidio di 17 innocenti? Secondo BuzzFeed, in autunno, una persona ha avevo visto un messaggio dell’assassino su YouTube dove affermava di essere pronto a compiere una strage in un istituto scolastico ed aveva contattato l’Fbi. Gli agenti hanno raccolto la denuncia ma non è chiaro cosa sia accaduto in seguito. La polizia locale - sostiene la CNN - non sarebbe stata informata dai federali. E ciò provocherà non poche polemiche sulla catena di comunicazione.

In base alle prime informazioni emergono alcuni aspetti da rimarcare, anche se — lo ripeto sempre —le valutazioni "a caldo" sui mass shooter statunitensi possono essere azzardate. 


Da Columbine in poi gli errori di analisi sono una costante. 
Soffermiamoci su quello che sappiamo. 
1) Cruz aveva lasciato trasparire le sue minacce, ma non tutti lo hanno preso sul serio. L'istituto ha fatto il suo dovere allontanandolo un anno fa, però servivano controlli nel «dopo» visto il profilo del giovane. 
2) Il killer aveva postato sui social molte immagini con armi e atteggiamenti indicativi sulle sue tendenze. Probabile che volesse vendicarsi contro il liceo che le aveva cacciato. 
3) Era dotato di una copia di fucile d'assalto Ar 15, acquistato legalmente con molte munizioni. Non è una sorpresa, bensì la normalità. 
4) Ha usato una tattica già vista in altri massacri: ha tirato l'allarme, avrebbe usato dei lacrimogeni ed aveva una maschera anti-gas. 
In altre parole si è preparato all'assalto come un terrorista. 
5) Gli americani le chiamano «red flags», ossia elementi che possono rivelare in anticipo le intenzioni criminali di una persona: qui ve ne erano molte. 
6) Le armi sono il problema per gli Usa, ma lo è anche la società che non dispone di un sistema che assista famiglie con ragazzi «difficili» o, peggio, malati.

Ennesima strage a scuola, perché gli Usa non prendono provvedimenti?
Dall’inizio dell’anno si è sparato ogni due giorni e mezzo negli istituti americani: perché l’inazione si sta trasformando in accettazione della strage

La posizione più chiara, che in fondo tocca nel vivo l’aspetto che in Europa comprendiamo meno sull’“epidemia di stragi” con armi da fuoco negli Stati Uniti, l’ha fornita a caldo il senatore democratico Chris Murphy. Uno che il sangue delle pistole impazzite lo conosce bene, visto che viene dal Connecticut, dove nel 2012 vennero uccisi venti bambini alla scuola elementare Sandy Hook di Newtown. Ha parlato poche ore dopo l’ennesima carneficina che ha fatto 17 morti e 15 feriti alla Marjory Stoneman Douglas High School di Parkland, 70 chilometri a Nord di Miami. L’autore è il 19enne Nikolas Cruz, espulso da quello stesso istituto e già sotto osservazione, col suo fucile automatico Ar-15 e la solita strategia diabolica: avrebbe fatto scattare un allarme per far uscire gli studenti dalle aule.

“L’epidemia di stragi di massa, questo flagello di sparatorie nelle scuole, una dopo l’altra – ha spiegato Murphy in aula, quando ancora non era chiaro il numero dei morti – succede solo da noi non per coincidenza, per sfortuna, ma come conseguenza della nostra inazione. Noi siamo responsabili del fatto che in questo Paese si ha questo livello di atrocità di massa che non ha nessun paragone in altre parti del mondo”. I numeri parlano chiaro, li avevamo raccolti in occasione di un’altra strage, quella avvenuta lo scorso ottobre a Las Vegas: 265 milioni di pezzi in mano a privati. Un’arma a testa considerando solo gli americani adulti, escludendo forze dell’ordine ed esercito.

Se non fosse che sono concentrati nelle mani di 55 milioni di persone e che la metà di quelle armi è addirittura nei cassetti e negli armadi del 3% della popolazione adulta.

Un Paese armato fino ai denti dove pistole e fucili sono oggetti quotidiani, corredo fondamentale del proprio retaggio culturale legato al secondo emendamento alla Costituzione, e gallina dalle uova d’oro dei produttori riuniti nella famigerata National Rifle Association. Non è un caso che, anche stavolta, nelle dichiarazioni di Donald Trump si parli di “sparatoria” (ma per fare una sparatoria bisogna essere almeno in due, se la fa uno solo si chiama strage) e non si faccia alcun riferimento al contesto di merito. Né ai fondi federali per il Gun Background Check System, il già blando sistema per il controllo di precedenti penali e malattie degli acquirenti di armi, ulteriormente indebolito col taglio del 16% da 73 a 61 milioni, come denunciano le associazioni che si battono per il disarmo e una più stringente regolamentazione come la Everytown for Gun Safety.

Insomma, il punto è proprio quello sollevato da Murphy. E cioè che l’infernale meccanismo appare eterno, immutabile, irrisolvibile su cui era tornato qualche settimana fa pure il New York Times, parlando di “assuefazione”: a fine 2017 un genitore su quattro aveva paura di mandare i propri figli a scuola contro il 55% del 1999, dopo Columbine. Come se qualche decina di studenti trucidati ogni tanto stesse diventando qualcosa da mettere in conto. Raggelante. Specialmente visto da fuori. Ma così potrebbe non essere, anche se neppure Obama ha potuto troppo contro il ritornello del “più armati più sicuri” e molti dei suoi decreti esecutivi sono stati cestinati dal successore.

Eppure così non si può andare avanti. Si fa fatica a tenere il conto, in particolare degli eventi avvenuti nelle scuole, crocevia maledetto di queste tragedie, coacervo di paure e timori, drammi giovanili e fragilità (come apparirebbe anche per Cruz) che evidentemente nessuno prende in carico ma a cui chiunque può mettere in mano un fucile. Ci ha provato il Washington Post a tracciare quelle degli ultimi 18 anni: secondo i dati Everytown, per esempio, quest’anno nelle scuole si è fatto fuoco ogni due giorni e mezzo. Stringendo le maglie, sono già sette le sparatorie più gravi nel 2018, più di una a settimana: New Orleans, Los Angeles, Ketucky, Arizona, Texas. E ora Florida. Dal 2000 i fatti di sangue sono stati oltre 130 fra elementari, medie e superiori e 58 ai college e nelle università. Settanta persone uccise e 200 ferite alle superiori, 60 bambini morti e altrettanti feriti alle elementari. 
Una guerra civile permanente 
combattuta anzitutto nelle scuole.


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STRAGE DI SAN VALENTINO

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giovedì 15 febbraio 2018

Florida, la Strage di San Valentino



Florida, la strage di San Valentino. 
Studente Espulso Uccide 17 persone

L’ennesima Strage di Massa 
per le Armi Troppo Facili
Sono 265 milioni le armi in mano a privati, in media più di un pezzo testa se si contano gli americani adulti. La più grande guerra che gli Usa combattono è in casa loro

"A me sembrava proprio uno che avrebbe potuto fare una strage nella scuola". Così una studentessa scampata alla strage nel liceo di Parkland, in Florida, descrive Nikolas Cruz, il 19enne che era stato espulso dalla scuola per motivi disciplinari, che ieri, nel giorno di San Valentino, ha ucciso 17 persone, tra studenti ed adulti, e ne ha ferite 15. Lo sceriffo della contea di Broward, Scott Israel, non ha specificato se Cruz si fosse trasferito in un'altra scuola, ma il liceo di Parkland gli aveva notificato che non gli era più permesso di entrare nella scuola dove ieri si è presentato con diverse armi, compreso un fucile automatico. "Aveva moltissimi caricatori, aveva un fucile Ar-15, non so se ne avesse un secondo", ha detto lo sceriffo. 
Il ragazzo è stato catturato dalla polizia all'esterno dell'edificio. 

Ora gli studenti descrivono Cruz come un ragazzo che un tempo era come tutti gli altri ma che "progressivamente era diventato sempre più strano". "Io mi sono così allontanato da lui", ha raccontato Dakota Mutchler, che era un suo amico ma poi era rimasto sconvolto vedendo che Cruz pubblicava sui social foto di armi, poligoni ed animali uccisi. "Tutti scherzavamo su di lui, dicevamo che lui avrebbe potuto fare una cosa del genere, ed alla fine avevamo ragione, è una follia", ha detto un altro ragazzo alla Cnn. "Era un ragazzo pieno di problemi, aveva le armi perché lo facevano sentire euforico, una volta me le ha mostrate sul telefono, da allora mi sono tenuto lontano da lui", ha ricordato un altro 17enne. Secondo quanto riferito dai media locali il ragazzo si era sottoposto a cure psichiatriche ma da circa un anno non si recava più nelle clinica locale dove era in cura. 

Almeno 17 morti, giovani e adulti. Quindici persone ancora in ospedale. E' questo il bilancio, che potrebbe ulteriormente peggiorare, della sparatoria che nel giorno di San Valentino ha sconvolto una scuola superiore a Parkland, un quartiere ricco di Fort Lauderdale a un'ora di auto da Miami, in Florida. Ad avere aperto il fuoco è stato un ex studente, espulso l'anno scorso dall'istituto scolastico per cattiva condotta. E' stato arrestato 60 minuti dopo la strage, a circa cinque chilometri di distanza dal luogo della strage. Il suo movente resta ancora un mistero ma stando alla ricostruzione dell'Fbi, si era preparato per compiere la tragedia. E sui social media sono emersi materiali definiti dalle autorità "molto, molto sconvolgenti": immagini di un uomo con un fucile come quello usato da lui per uccidere, di varie pistole su un letto, di una rana che pare sia stata uccisa.

I ragazzi erano quasi pronti per lasciare le loro aule e tornare a casa. A rovinare i loro piani ci ha pensato Cruz: armato di un fucile semiautomatico AR-15, di "tanti caricatori", di granate fumogene e con il volto coperto da una maschera antigas, ha aperto il fuoco. Ha iniziato al di fuori della Marjory Stoneman Douglas High School, questo il nome della scuola con circa 3.000 iscritti, dove ha ucciso tre persone incluso un passante. Poi si è recato all'interno dell'edificio e ha fatto scattare l'allarme antincendio cogliendo di sorpresa gli studenti che in giornata avevano già fatto un'esercitazione per prepararsi a potenziali fiamme. Mentre percorreva i corridoi che conosceva bene, Cruz ha riaperto il fuoco mirando contro chi stavano cercando rifugio; così facendo ha strappato la vita a 12 individui; altri due sono poi morti in ospedale. "E' una catastrofe", ha dichiarato lo sceriffo Scott Israel, della contea di Broward. "Non ci sono davvero parole", ha aggiunto alla fine di una giornata tragica in cui ancora prima delle conferme ufficiali del numero dei decessi il presidente americano Donald Trump aveva offerto su Twitter le "condoglianze alle famiglie delle vittime della terribile sparatoria. Nessun bambino, insegnate o chiunque altro dovrebbe mai sentirsi insicuro in una scuola americana". 

Nella sua America "grandiosa" così non è. Dal 2000, ci sono stati oltre 40 episodi chiamati "active shooter", come quello che si è verificato a Parkland quando ieri è stata denunciata la sparatoria ma la persona che aveva aperto il fuoco era ancora a piede libero. Con la tragedia firmata Cruz, tre delle 10 peggiori sparatorie di massa della storia moderna Usa si sono verificate negli ultimi cinque mesi. E l'ultima ha subito riportato alla mente quella a Columbine, una scuola superiore alle porte di Denver (Colorado) dove 12 tra studenti e professori furono uccisi nel 1999. La peggiore per il momento resta quella del dicembre 2012 nella scuola elementare di Sandy Hook a Newtown, in Connecticut; in quell'occasione a morire furono 20 studenti e sei adulti. Mentre si cerca di capire cosa abbia spinto Cruz ad agire, un professore ha riferito al New York Times di avere appreso dagli studenti che il killer era ossessionato da una ragazza nella scuola al punto da farle stalking. Altri lo hanno descritto come un "ragazzo con problemi" che amava mettere in mostra le sue armi (anche a scuola) e la cui madre ha persino chiamato la polizia affinché gli agenti si presentassero alla loro casa per cercare di farlo ragionare. Tra gli studenti pare circolasse una battuta tipo 'se qualcuno apre il fuoco, non può che essere Cruz'. Forse per questo in molti preferivano non avvicinarlo. Stando a un'altra testimonianza, è stato adottato. 

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mercoledì 14 febbraio 2018

Messico, il muro di Trump mette a rischio le rare Farfalle Quino



Messico, il muro di Trump mette a rischio la sopravvivenza delle rare farfalle Quino

Una piccola farfalla, nativa della California meridionale e nord-occidentale del Messico,potrebbe essere minacciata dal muro di confine voluto del presidente statunitense Donald Trump per ostacolare l’immigrazione clandestina.

A rischio, spiega la Abc, ci sarebbe un tipo di farfalla originaria del sud della California e del nord est del Messico chiamata Quino già in via di estinzione. Secondo gli ambientalisti la farfalla è una delle specie animali che potrebbero subire gravissimi danni causati 
dall’impatto devastante del muro sull’ecosistema.

«Questo tipo di farfalla non può volare oltre i 5 metri. Quindi se si costruisse un muro di 9 o 12 metri ai confini, sarebbe impossibile per loro migrare negli Stati Uniti dal nord del Messico» spiega il legale del Center for Biological Diversity che, insieme ad alcuni gruppi di ambientalisti, ha fatto causa al Ministero per la Sicurezza Interna per quella
 che sarebbe una condanna a morte per le farfalle.

Non è la prima volta che qualcuno lancia l’allarme per gli effetti di quel confine innaturale, già nel 2016 molti ambientalisti sottolinearono i rischi di tanti animali la cui migrazione sarebbe stata messa a rischio: secondo quanto riportato dal Worldwatch Institute, nella regione al confine fra Stati Uniti e Messico risiede il più alto tasso di specie in pericolo d’America. Il 31 per cento delle specie elencate come «minacciate» dal Dipartimento degli Interni americano si trovano in quella regione: a essere in pericolo sarebbero mammiferi, uccelli e piante, come l’iconico Roadrunner (Beep Beep di Wile E. Coyote) o il cactus Saguaro, simbolo del cinema del Sud-ovest americano. Ci sono poi i puma, le pecore Bighorn del deserto, i giaguari, gli orsi neri e gli ocelot, tutti a rischio d’estinzione. Tutti animali messi a rischio dalla mano dell’uomo.
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mercoledì 7 febbraio 2018

Sanremo 2018: Mitomane Sale sul Palco



panico per Fiorello

Sanremo 2018comincia con un fuori programma di sicuro effetto. Protagonista è Fiorello, acclamatissimo sul palco, che proprio poco dopo aver dato il via al suo trionfale ingresso sul palcoscenico del Teatro Ariston, deve placare le intemperanze di un uomo che non era stato invitato.

Un mitomane sul palco di Sanremo
L’uomo, uno sconosciuto del quale non sono ancora state rese note le generalità, in evidente stato di agitazione, decide subito di prendere la parola, prima di essere cacciato via, consapevole che non dovrebbe affatto trovarsi lì: “Posso parlare?”.

Chiede quindi di parlare, nonostante nessuno lo abbia invitato a presenziare, e senza nemmeno aspettare la risposta di Fiorello che continua a cercare di fermarlo in qualche modo.

Fiorello cerca di calmare l’uomo
Lo showman, infatti, nonostante l’inattesa sorpresa, non sembra essere stato messo in difficoltà e cerca di fermare l’invadente sconosciuto, non perdendo però il suo solito fare amichevole e scanzonato. Lo show deve continuare, è vero, ma nessuno deve e può farsi male!

Dunque, il tentativo di fermare l’uomo riesce alla perfezione a Fiorello, che era uno dei personaggi di spicco e più attesi di questa prima serata e che, con il suo solito fare sempre professionale ma scanzonato, aveva già conquistato gli applausi del pubblico in sala

Rosario, come ama ricordare a chi si ostina a chiamarlo solo per cognome, quello che per lungo tempo è stato il suo nome d’arte, era intento ad aprire la kermesse sanremese, dopo un breve scambio di battute con Claudio Baglioni.

Inefficaci le misure di sicurezza?
Appare abbastanza evidente, purtroppo, che le misure di sicurezza utilizzate per il festival sono state, almeno in questo caso, piuttosto inefficaci. È normale, infatti, che un uomo riesca a salire sul palco dell’Ariston e che nessuno lo fermi? Appare abbastanza incredibile pensare che sia andata così, che nessuno abbia provveduto a fermare un signor nessuno che si è lanciato, in diretta nazionale, contro il presentatore di quel momento.

L’importante, comunque, è che nessuno si sia fatto male, e che l’uomo sia stato allontanato senza troppo clamore. Questo episodio ricorda, come è facile rimembrare, una situazione analoga avvenuta in passato, quando a presentare il festival era Pippo Baudo, 
e anche in quel caso si verificò una situazione simile.

All’epoca, però, il personaggio, anche lui non invitato, minacciò il suicidio e prontamento il buon Pippo lo convinse, con tanto di abbracci e rassicurazioni, 
a calmarlo e a farlo desistere dal suo intento.

Le parole di Fiorello per l’uomo sconosciuto
Fiorello, a situazione risolta, dopo aver scherzato e smorzato gli animi, una volta risoltosi quindi lo spiacevole episodio, parla con Claudio Baglioni di ciò che è appena successo e decide di dedicare un pensiero all’uomo appena allontanato: “In questo paese è bene che si cominci davvero a risolverli i problemi delle persone. Non è che devono venire a Sanremo… speriamo che il 4 marzo…”.

La campagna elettorale entra, dalla porta principale, anche al Festival di Sanremo, 68 edizione. Domani ci saranno polemiche a questo proposito? Non resta che aspettare…

MA INSOMMA ALLA FINE NON SI SA CHI E' IL MITOMANE

E CHE COSA VOLEVA DIRE

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