domenica 28 maggio 2017

Gli Occhi sono lo Specchio dell’Anima




«Gli occhi – dice il proverbio – sono lo specchio dell’anima». 
L’esperienza ci dice che è una frasi di una profonda verità. 
Spesso (non sempre, ovviamente)
 basta guardare una persona negli occhi per capirla meglio. 
Non si tratta di classificare una persone, ma di provare a leggerle nell’animo.

I proverbi e le frasi sugli occhi ci permettono di capire un po’ meglio il nostro sguardo e il mondo che si muove dentro di noi. Le frasi sugli occhi che vi proponiamo, infatti, non riguardano l’occhio come organo del nostro corpo ma proprio quello «specchio dell’anima» che essi rappresentano.


frasi sugli occhi 
(con qualche proverbio)

Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. (Gesù)

C’è una strada che va dagli occhi al cuore senza passare per l’intelletto. (Gilbert Keith Chesterton)

Chi ha l’occhio, trova quel che cerca anche a occhi chiusi. (Italo Calvino)

Ci sono certe cose dove l’occhio femminile vede sempre più acutamente di cento occhi maschili. 
(Gotthold Ephraim Lessing)

È certo che un uomo lo si comprende assai meglio dagli occhi 
che non dalle parole… (Robert Musil)

Gli occhi sono la dimora della vergogna (Aristotele)

Gli occhi sono la spia del cuore. (Proverbio)

Gli occhi sono le specchio dell’anima. (Proverbio)

Gli occhi sono testimoni più precisi delle orecchie. (Eraclito)

Gli occhi stanchi di pianto sono i più degni di riposarsi nella contemplazione del cielo. (AmbrogioBazzero)

I suoi occhi si muovono sotto le lacrime come due pesci in un mare troppo stretto. 
(Margaret Mazzantini)

Il pittore, a rigore, dipinge con l’occhio; 
la sua è l’arte di vedere tutto regolarmente e secondo bellezza. (Novalis)


Il prudente ha gli occhi aperti. (Proverbio)

L’essenziale è invisibile agli occhi. (Antoine de Saint-Exupéry)

L’occhio non vede cose ma figure di cose che significano altre cose. (Italo Calvino)

L’occhio percepisce ma non scruta, crede ma non interroga, recepisce ma non indaga, 
è privo di desiderio e non persegue nessunacrociata. (Muriel Barbery)

L’occhio attira l’amore. (Proverbio)

La bellezza da sola basta a persuadere gli occhi degli uomini, 
senza bisogno di oratori. (William Shakespeare)

Ma nel buio, amore com’è sprecato. 
Non lo sai che gli occhi son la guida migliore nel piacere? (Properzio)

Nella fronte e negli occhi, si legge la lettera del cuore. (Proverbio)

Non dar retta ai tuoi occhi e non credere a ciò che vedi: 
gli occhi vedono soltanto ciò che è limitato. (Richard Bach)

Occhio non vede, cuore non duole. (Proverbio)

Perché osservi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello, 
mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? (Gesù)

Se potessi scrivere la bellezza dei tuoi occhi. (William Shakespeare)

Vedono meglio quattro occhi che due. (Proverbio)
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martedì 2 maggio 2017

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domenica 16 aprile 2017

Totò conobbe Pasolini



Totò conobbe Pasolini



Roma, la città eterna, era il fondale dell’incontro tra Totò e Pasolini. Totò, o meglio, Antonio De Curtis (l’attore sarà sempre sentito dalla persona come un’esistenza a sé stante) si trasferì a Roma all’inizio degli anni Venti, in seguito al matrimonio tra la madre Anna Clemente e il marchese Giuseppe De Curtis, che lo aveva riconosciuto come figlio legittimo solo poco tempo prima. Nella capitale si mosse, per i primi tempi, in uno stato di aspra indigenza, ricco soltanto di molte speranze, saltando da un teatro all’altro con il desiderio di essere scritturato 
e di avere la tranquillità di un guadagno.


Pasolini era, invece, arrivato nell’Urbe intorno al 1950, lasciato alle spalle l’episodio scandaloso a 
Casarsa, in Friuli. Roma accolse le loro misere condizioni e li omaggiò in seguito col successo: Totò 
cominciò col varietà, fino a raggiungere la fama girando diversi film l’anno; Pasolini iniziò in letteratura, già in Friuli, ma a Roma pubblicò i suoi romanzi (Ragazzi di vita e Una vita violenta) per poi cimentarsi col cinema, dapprima come sceneggiatore e successivamente come regista con Accattone (1961), Mamma Roma (1962) e l’episodio La ricotta, del film Ro.Co.Pa.G. (1963). Si presentò a Totò con umiltà, nonostante fosse un intellettuale importante ‒ tra l’altro molto discusso, per una serie di motivi che comprende anche il suo orientamento sessuale. La divergenza tra i due comprende anche il diverso rapporto con Roma, in cui Totò visse bene, non sentendo mai l’atmosfera familiare e calorosa della sua Napoli. Pasolini descrisse le borgate e la loro povertà, l’aspetto più miserevole di Roma. Entrambi aborrivano il bel mondo borghese, il sistema corrotto dal consumismo, preferendo una riservatezza diversificata dagli stili di vita.


Silvio Bertoldi raccolse, a proposito, questo pensiero dell’attore: «Lavoro, torno a casa e mi chiudo qui dentro. Non esco mai, non vado in nessun posto. Sono pessimista, solitario, alieno dalla mondanità, odio i rumori, mi piace parlare poco». E ancora, l’attore stesso scrisse: «Dicono che sono troppo riservato, ma credo che un attore ‒ quando esce da un palcoscenico o da un teatro di posa ‒ debba appartenere soltanto a se stesso». Franca Faldini, sua ultima compagna di vita, dice di lui: «Coltivava un suo mondo inconscio che poi, rendendolo molto più vulnerabile alla realtà, lo costringeva a sfuggirla, sprofondando nell’introversione per evitare di vederselo sciupato» . In lui Pasolini scorse quella stretta, viscerale vicinanza alla miseria, quel lungo periodo infantile di anni infelici e precari, che costituiva una qualità ai suoi occhi, più che un elemento da celare col silenzio. Il mondo gramo, paradossalmente fiabesco, che Napoli rappresentava nell’animo di Totò era un fattore imprescindibile del suo modo d’essere. Pasolini lo vide chiaramente: «È di lì che viene fuori direttamente. Totò è inconcepibile al di fuori di Napoli e del sottoproletariato napoletano». Sfera sociale che Pasolini costantemente voleva indagare
 e che sceglieva come sfondo per quasi ogni opera letteraria e cinematografica.


Il loro incontro avvenne intorno ai primi anni ’60, in casa di Totò. Pasolini era accompagnato da Ninetto Davoli, giovanotto che avrebbe affiancato l’attore in ogni sua interpretazione pasoliniana, ma che allora fece a Totò una pessima impressione. Il ragazzo, preso dall’euforia di conoscere Totò, scoppiò a ridere non appena lo vide; ma il tratto che a Totò parve più detestabile di Ninetto furono i jeans consunti con cui si era presentato, tanto che, una volta finito l’incontro, ebbe a spruzzare l’insetticida lì dove si era accomodato per il caffè  (Totò teneva molto a queste formalità, all’eleganza e all’aspetto decoroso che doveva contraddistinguere un uomo). Fu un incontro permeato da nervosismo, da imbarazzo e da grande discrezione da parte di entrambi gli artisti. La Faldini lo ricorda così: «Fu l’incontro di due timidi, complessati, ognuno a modo suo. E su questa base si instaurò tra loro un rapporto di reciproca stima e comprensione. Pasolini affascinò Antonio per la sua capacità di essere colto senza salire in cattedra, per l’incisività con cui tratteggiava un certo sottoproletariato che non gli era del tutto sconosciuto, per i suoi tormenti di creatura umana. Delle sue Poesie in forma di rosa conosceva a memoria Supplica a mia madre, che lo aveva molto colpito. Viceversa, egli dovette interessare Pasolini, perché, immagino, lo riconobbe perfetto nella famelica veste dei miseri, deformato dalla grandezza dei miseri, di quella razza 
umana, ossia, che accentrava il suo interesse artistico».





Parlarono del progetto di Pasolini, il film Uccellacci e uccellini, che Totò avrebbe dovuto girare assieme a Davoli. Ricorda, a tale proposito, il produttore del film Alfredo Bini: «Totò si fidava molto di Pasolini, il rapporto era molto semplice, tutti e due gentilissimi l’uno con l’altro. La scelta l’aveva fatta [Totò] e una volta detto di sì si era affidato completamente al regista, senza nessuna remora». Lo stesso attore ebbe a dire di Pasolini: «Ho una gran fiducia nella sua cultura, nella sua preparazione». Una volta iniziate le riprese, migliorò il rapporto anche con Ninetto; con Pasolini cominciò una rispettosa e serena amicizia, riflesso della pudicizia e dell’onestà di entrambi.


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sabato 1 aprile 2017

Origini del Pesce d'Aprile


Le origini del pesce d'aprile non sono note, 
anche se sono state proposte diverse teorie. 
Una delle più remote riguarderebbe il beato Bertrando di San Genesio, 
patriarca di Aquileia dal 1334 al 1350, il quale avrebbe liberato miracolosamente un papa soffocato in gola da una spina di pesce; per gratitudine il pontefice avrebbe decretato che ad Aquileia, il primo aprile, non si mangiasse pesce. 


Un'altra teoria tra le più accreditate colloca la nascita della tradizione nella Francia del XVI secolo. In origine, prima dell'adozione del Calendario Gregoriano nel 1582, in Europa era usanza celebrare il Capodanno tra il 25 marzo ed il 1º aprile, occasione in cui venivano scambiati pacchi dono. La riforma di papa Gregorio XIII spostò la festività indietro al 1º gennaio, motivo per cui sembra sia nata la tradizione di consegnare dei pacchi regalo vuoti in corrispondenza del 1º di aprile, volendo scherzosamente simboleggiare la festività ormai obsoleta. Il nome che venne dato alla strana usanza fu poisson d'Avril, per l'appunto "pesce d'aprile".

Un'altra ipotesi vede protagoniste le prime pesche primaverili del passato. Spesso accadeva che i 
pescatori, non trovando pesci sui fondali nei primi giorni di aprile, tornassero in porto a mani vuote e per questo motivo erano oggetto di ilarità e scherno da parte dei compaesani.


In Scozia la ricorrenza è nota col nome di Gowkie Day (dallo scozzese gowk = "cuculo"), e pare che 
proprio qui sia nato il popolare scherzo che consiste nell'attaccare un avviso recitante
 "calciami" (kick me) sulla schiena della vittima.

In Italia la tradizione marinaresca vuole che in passato fosse vietato uscire in mare il 1º aprile, giorno in cui la Sirena Partenope avrebbe trasformato, per gioco e scherzo, i marinai in pesci. 
A Napoli diventa anche dolce di cioccolato proprio per compensare i pescatori del mancato bottino nel giorno sconsigliato dalla leggenda per recarsi a pescare. 
Una leggenda di cui si legge traccia anche in "Napoli Nobilissima" di Benedetto Croce.

Secondo la tradizione in Francia, nonostante il cambio del giorno del Capodanno, i francesi continuarono a scambiarsi regali tra la fine di marzo ed il 1 aprile. Proprio per questo in molti cominciarono a sbeffeggiarli e iniziarono a consegnare loro dei regali assurdi o completamente vuoti. In tale dono, poi, si trovava spesso un biglietto con la scritta “poisson d’avril” ovvero pesce d’aprile.

L’ipotesi più accreditata negli ambienti accademici fa risalire l’origine del pesce d’aprile ad un periodo antecedente al 154 A.C., quando il primo aprile segnava l’inizio dell’anno. Più tardi, la Chiesa soppresse la festa stabilendo l’inizio dell’anno il primo di gennaio.
 La vecchia tradizione continuò comunque a sopravvivere
 tra i pagani che per questo venivano derisi e scherniti.

Un’altra ipotesi, abbastanza diffusa, si rifà invece al rito pagano, legato all’antico calendario giuliano, quando il primo di aprile segnava l’inizio del solstizio di primavera. Terminato l’inverno, l’avvento della stagione primaverile segnava il rinnovamento della terra e della vita. In questa occasione, tra il 25 di marzo e il primo di aprile, si usava propiziare gli dèi offrendo doni e facendo sacrifici in loro onore. La festa era anche occasione per esprimersi in massima libertà con lazzi, burle e buffonerie. 
Con l’avvento del Cristianesimo, nell’Impero Romano feste di questo tipo furono sostituite con altre festività religiose al fine di far scomparire per sempre gli usi e le tradizioni pagane. Questo fu il destino che toccò anche alla festa del primo di aprile, rimpiazzata da quella della Pasqua. Le persone che, nonostante ciò, si ostinavano a festeggiare il vecchio rito pagano venivano ridicolizzate e fatte oggetto di scherzi e burle di ogni tipo. 
Entrambe le ipotesi, comunque, confermano la matrice pagana e buffonesca della festa, che continua tutt’oggi, seppur con sfumature diverse, a restare viva in gran parte del mondo.
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domenica 26 marzo 2017

Piccolo Popolo




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domenica 5 marzo 2017

8 Marzo : Giornata Internazionale della Donna


La prima “Giornata della donna” fu celebrata ufficialmente negli Stati Uniti il 28 febbraio 1909, mentre in alcuni paesi europei si tenne per la prima volta il 19 marzo 1911 su indicazione di Clara Zetkin. Le manifestazioni furono interrotte dallo scoppio della Prima guerra mondiale finché l’8 marzo 1917 nella capitale russa le donne guidarono un’imponente manifestazione per chiedere la fine del conflitto. In tal modo l’8 marzo del 1917 sancì l’inizio della Rivoluzione bolscevica in Russia. Per stabilire un giorno comune a tutte le nazioni, nel 1921 la Conferenza internazionale delle donne comuniste decise che l’8 marzo si celebrasse la
 “Giornata Internazionale dell’Operaia”
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Le Origini della Giornata

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venerdì 10 febbraio 2017

Ormone della Felicità



La serotonina è un neurotrasmettitore presente soprattutto nel sistema nervoso centrale e nel tratto 
gastro-intestinale. Nell’apparato digerente, la serotonina regola la digestione, mentre a livello del 
sistema nervoso centrale, questo neurotrasmettitore è fondamentale per regolare l’umore, il sonno, 
l’appetito, l’apprendimento e la memoria. A livello del sistema gastro-intestinale, la serotonina è 
responsabile anche della formazione delle ossa.

La serotonina è coinvolta in numerose e importanti funzioni biologiche: ciclo sonno-veglia, desiderio 
sessuale, senso di fame/sazietà, umore e peristalsi. Avere un livello di serotonina basso (si può 
controllare anche con le analisi del sangue) può comportare disturbi dell’umore, problemi di natura 
sessuale, problemi a dormire, problemi a defecare,attacchi di panico, emicrania, accentuare l’ansia e 
contribuire a stati depressivi.


Come fare per stimolare la serotonina?

Il triptofano è un aminoacido essenziale. Essenziale per il fatto che il corpo umano non è in grado di 
sintetizzarlo, per cui è fondamentale introdurlo attraverso l’alimentazione. Una volta assimilato, questo nutriente favorisce lo sviluppo fisico di bambini e adolescenti e mantiene l’equilibrio dei livelli di azoto negli adulti. Probabilmente, però, il processo più noto in cui è coinvolto il triptofano è la produzione della serotonina, il cosiddetto ormone della felicità. Chi soffre di depressione e di sottopeso denota carenze dell’accoppiata triptofano-serotonina. La serotonina migliora l’umore, fa dormire di più e fa sopportare meglio il dolore fisico.

Il triptofano abbonda pure nel latte e nel tacchino, oltre che negli struzzi. Ma non sono questi i cibi che aumentano la serotonina. La ricerca ha dimostrato che uno snack leggero contenente 30 grammi di carboidrati appena prima di andare a dormire potrebbe effettivamente aiutare a dormire meglio. Il 
motivo? I carboidrati facilitano l’ingresso del triptofano nel tessuto nervoso. In realtà c’è anche un’altra importante molecola che viene sintetizzata a partire da questo aminoacido, ed è la niacina, nota anche come vitamina B3, importante per la digestione e per la salute di pelle e nervi. Anche in questo caso, però, il triptofano non è tutto. Perché l’organismo lo trasformi in niacina è infatti necessario assicurarsi adeguate quantità di ferro, di vitamina B2 e di vitamina B6. Il triptofano abbonda nella spirulina, semi di soia, semi di sesamo e di girasole, cacao, patate, banane, riso, cereali integrali, verdure a foglia verde, noci e mandorle. 


La serotonina è chiamata non a caso ormone del buonumore e della felicità. È capace fra l’altro di 
regolare l’assunzione di cibo e l’adattamento all’ambiente. La produzione di serotonina diminuisce 
quando si riduce l’esposizione alla luce naturale, mentre è favorita dall’assunzione di carboidrati con la dieta, composti che, tra l’altro, aumentano il trasporto del suo precursore, il triptofano, un aminoacido, all’interno delle cellule cerebrali. Cibi ricchi di serotonina sono noci, kiwi, ananas, ciliegie visciole, pomodori, banane e prugne.

Le proteine, invece, anche se ricche di triptofano, ne contrastano l’ingresso a livello cerebrale, 
rallentando così la sintesi di serotonina. Pure i cibi ricchi di zuccheri semplici, cui spesso ricorriamo nei bui momenti invernali, danno in realtà un sollievo solo temporaneo. Su tempi più lunghi provocano sbalzi della glicemia, influenzando negativamente la produzione di serotonina e tutto il metabolismo cerebrale. Meglio, quindi, abbondare con i cereali, ricchi di carboidrati complessi che garantiscono un rifornimento continuo e regolare di zucchero al cervello.

Il consumo di proteine derivate dalla carne favorisce sempre l’accumulo di acido urico nel sangue, 
sostanza che può contribuire a stimolare aggressività, ansia e nervosismo, nemici della serotonina.
Questo vale sia per i latticini che per il pesce, e per la carne di tacchino, spesso menzionati come cibi 
ad alto contenuto di triptofano. Accettabile invece lo yogurt di qualità, soprattutto se ad alto e prevalente contenuto di frutta fresca vera, tipo mirtilli e frutti di bosco.


Ecco un elenco di alimenti che non dovrebbero mai mancare nel menù dell’autunno per contrastare malinconia e depressione stagionale. 

1) Germogli di semi (legumi, cereali, semi oleosi). Sono 
particolarmente ricchi di vitamine e minerali. Per prepararli bagnate 100-150 g di semi secchi e metteteli in un vaso di vetro mantenendoli umidi finché non spunta il germoglio. Sciacquateli almeno due volte al giorno per evitare la formazione di muffe.
 2) Verdure a foglia. Spinaci, erbette, coste, cavoli sono una 
miniera di acido folico, dotato di un effetto protettore sul sistema nervoso. Cuocetele a vapore, in poca acqua, a pentola coperta.
 3) Cereali. Pane ai cinque cereali, pasta di semola di grano duro, frumento, 
avena, orzo e altri semi, forniscono carboidrati a lento assorbimento che stimolano in modo costante la sintesi di serotonina. 
4) Semi oleosi, in particolare noci, pinoli, nocciole, anacardi, sesamo, zucca e 
girasole. Contengono diverse sostanze che proteggono il sistema nervoso fra cui magnesio, calcio, 
selenio, ferro, vitamine del gruppo B ed E. 
5) Legumi. Ricchi, come i latticini, di triptofano, hanno un buon contenuto di vitamina B1, B6, E, oltre che di calcio organicato, minerale che favorisce la calma e la rilassatezza. 
6) Soia. Fornisce lecitine importanti per mantenere in equilibrio il metabolismo dei 
grassi, componenti fondamentali del sistema nervoso, e colina, sostanza che gioca un ruolo importante sulle capacità di attenzione e l’efficienza della memoria. 
7) Cioccolato. Contiene feniletilamina, sostanza 
simile alla serotonina che diminuisce la produzione di cortisone, ormone dello stress. Per goderne gli 
effetti preferite quello composto dal 70% di cacao.

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mercoledì 1 febbraio 2017

Mundimago e Psichedelia


Psichedelia è la capacità di espandere la coscienza



Pagina dell ' ARTE







PAGINA DEI COLORI






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