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venerdì 25 aprile 2014

Vera Storia della Marijuana


Vera Storia della Marijuana, il video shock: “Ecco perché fu proibita”.

Non tutti sanno che il Marijuana Tax Act, che rese illegale l’utilizzo della cannabis, risale al lontanissimo 1937. E questo video shock, che racconta la vera storia della ganja, rivela: “Ecco perché fu probita.”

Nel 1930 fu inventata negli USA una macchina che rendeva possibile la lavorazione della pianta della canapa anche a livello industriale, mentre fino ad allora essa era lavorata solo dai privati o da piccole aziende. Alcuni autori ritengono che la proclamazione di leggi proibizionistiche nei confronti della cannabis sarebbe stata legata appunto agli interessi della nascente industria petrolchimica, che vedeva una minaccia nella possibilità di lavorare a livelli industriali la pianta della canapa, da cui si possono produrre oltre che carta anche materie plastiche e il cui olio può essere usato come combustibile.

La possibilità di una lavorazione industriale della fibra di canapa per produrre carta avrebbe significato la fine del business che si era creato tra le neonate industrie del petrolio e della cellulosa, di Lammot du Pont II e William Randolph Hearst, che avevano cominciato a produrre carta a livelli industriali partendo dalla polpa di cellulosa, che veniva ricavata tramite un processo di lavorazione e sbiancamento del legno con solventi chimici, forniti a Hearst appunto dalla DuPont.

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mercoledì 22 gennaio 2014

PERCHÈ LA MARIJUANA FU PROIBITA


PERCHÈ LA MARIJUANA FU PROIBITA

La marijuana (spagnolo), o cannabis (latino) o hemp (inglese) è una pianta che si potrebbe definire miracolosa, ed ha una storia lunga almeno quanto quella dell’umanità. Unica pianta che si può coltivare a qualunque latitudine, dall’Equatore alla Scandinavia, ha molteplici proprietà curative, cresce veloce, costa pochissimo da mantenere, offre un olio di ottima qualità (molto digeribile), ed ha fornito, dalle più antiche civiltà fino agli inizi del secolo scorso, circa l’80 per cento di ogni tipo di carta, di fibra tessile, e di combustibile di cui l’umanità abbia mai fatto uso.

E poi, cosa è successo? E’ successo che in quel periodo è avvenuto il clamoroso sorpasso dell’industria ai danni dell’agricultura, e di questo sorpasso la cannabis è stata chiaramente la vittima numero uno.

I nascenti gruppi industriali americani puntavano soprattutto allo sfruttamento del petrolio per l’energia (Standard Oil – Rockefeller), delle risorse boschive per la carta (editore Hearst), e delle fibre artificiali per l’abbigliamento (Dupont) – tutti settori nei quali avevano investito grandi quantità di denaro. Ma avevano di fronte, ciascuno sul proprio terreno, questo avversario potentissimo, e si unirono così per formare un’alleanza sufficientemente forte per batterlo.


L’unica soluzione per poter tagliare di netto le gambe ad un colosso di quelle dimensioni risultò la messa albando totale. L’illegalità. Partì quindi un’operazione mediatica di demonizzazione, rapida, estesa ed efficace (“droga del diavolo”, “erba maledetta” ecc. ), grazie agli stessi giornali di Hearst (è il famoso personaggio di Citizen Kane/Quarto Potere, di O. Wells), il quale ne aveva uno praticamente in ogni grande città. Sensibile al denaro, e sempre alla ricerca di temi di facile presa popolare, Hollywood si accodò volentieri alla manovra, contribuendo in maniera determinante a porre il sigillo alla bara della cannabis (a sin. la locandina del fim “Marihuana: assassina di giovinezza – Un tiro, una festa, una tragedia”).

La condanna morale viaggiava rapida e incontrastata da costa a costa (non c’era la controinformazione!), e di lì a far varare una legge che mettesse la cannabis fuori legge fu un gioco da ragazzi. Anche perchè pare che i tre quarti dei senatori che approvarono il famoso “Marijuana Tax Act” del 1937, tutt’ora in vigore, non sapevano che marijuana e cannabis fossero la stessa cosa: sarebbe stato il genio di Hearst ad introdurre il nomignolo, mescolando le carte per l’occasione.


Fatto sta che a partire da quel momento Dupont inondava il mercato con le sue fibre sintetiche (nylon, teflon, lycra, kevlar, sono tutti marchi originali Dupont), il mercato dell’automobile si indirizzava definitivamente all’uso del motore a benzina (il primo motore costruito da Diesel funzionava concarburante vegetale), e Hearst iniziava la devastazione sistematica delle foreste del Sudamerica, dal cui legno trasse in poco tempo la carta sufficiente per mettere in ginocchio quel poco che era rimasto della concorrenza.

Al coro di benefattori si univa in seguito il consorzio tabaccai, che generosamente si offriva di porre rimedio all’improvviso “vuoto di mercato” con un prodotto cento volte più dannoso della cannabis stessa.

E le “multinazionali” di oggi, che influenzano fortemente tutti i maggiori governi occidentali, non sono che le discendenti dirette di quella storica alleanza, nata negli anni ’30, fra le grandi famiglie industriali. (Nel caso qualcuno si domandasse perchè mai la cannabis non viene legalizzata nemmeno per uso medico, nonostante gli innegabili riscontri positivi in quel senso).

Come prodotto tessile, la cannabis è circa quattro volte più morbida del cotone, quattro volte più calda, ne ha tre volte la resistenza allo strappo, dura infinitamente di più, ha proprietà ignifughe, e non necessita di alcun pesticida per la coltivazione. Come carburante, a parità di rendimento, costa circa un quinto, e come supporto per la stampa circa un decimo.


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venerdì 22 novembre 2013

URUGUAY : Legalizzazione Marijuana Pressioni dell'ONU


URUGUAY 
 Legalizzazione marijuana
 Continuano le pressioni dell'ONU per bloccarla

Le Nazioni Unite hanno manifestato, per un'altra volta, al governo uruguayano le proprie preoccupazioni per le conseguenze che potrebbe avere la legalizzazione della commercializzazione della marijuana, ed ha raccomandato che riconsideri un confronto con loro prima di approvare il progetto di legge. Il messaggio e' stato inviato tramite la International Narcotics Control Board (INCB).

“La INCB ha chiesto con preoccupazione al governo uruguayano se fosse possibile inviare una delegazione alla fine dell'attuale sessione della Giunta, per discutere la situazione, per il loro Paese, dell'attuazione dei trattati internazionali”, ha fatto sapere la INCB in un comunicato diffuso a Vienna. “La INCB e' preoccupata per il progetto di legge che e' stato presentato in Uruguay e che dovrebbe legalizzare produzione, vendita e consumo della cannabis a fini non-medici”.

Il presidente della INCB, Raymond Yans, ha fatto sapere che la legalizzazione della marijuana andrebbe contro quanto disposto dalla Convenzione Unica del 1961 sugli Stupefacenti, adottata da 186 Paesi incluso l'Uruguay.

Yans ha aggiunto che “l'erba di cannabis e sotto controllo per i suoi potenziali effetti di dipendenza” e perche' “se l'Uruguay continua ad andare avanti nei termini attuali, ci saranno serie ripercussioni sulla salute pubblica, particolarmente per la gioventu', oltre che essere una violazione dei trattati internazionali sui controlli degli stupefacenti dell'Onu”.

La INCB “spera che il governo dell'Uruguay riprenda il dialogo con loro al piu' presto possibile, prima che il progetto di legge venga approvato”.

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giovedì 8 novembre 2012

Marijuana legalizzata in Colorado e Washington



 Per la prima volta nella storia americana in due stati si è votato a favore della legalizzazione della marijuana. Ma l'invito è a "non sfoderare gli spinelli troppo velocemente". Ecco perché.

Gli elettori degli stati di Washington e del Colorado hanno detto sì alla legalizzazione della marijuana per uso ricreativo, votando ai referendum statali contestuali alle elezioni presidenziali.

"L'importanza di questi eventi non può essere sottovalutata - ha già dichiarato l'organizzazione Usa per la legalizzazione della marijuana Norml - perché, per la prima volta nella storia, due stati si pronunciano a favore della regolamentazione della vendita agli adulti e dell'uso di cannabis". A novembre 2010 in Californa, nel corso delle elelezioni mid-term, era stata bocciata un'analoga proposta.

E' solo l'inizio della battaglia
Per diverse ragioni tuttavia le misure conseguenti alla consultazione popolare non saranno immediatamente applicabili. La marijuana è tuttora illegale secondo le norme Usa, che sopraffanno ogni norma statale e locale. "Gli elettori si sono pronunciati e rispetteremo il loro volere - ha dichiarato alla Cnn il governatore del Colorado John Hickenlooper - e anche se sarà un processo complicato, intendiamo seguirlo. Ciò vuol dire, dato che secondo le leggi federali la marijuana è ancora una droga vietata... non sfoderate gli spinelli troppo velocemente".

Secondo gli esperti di diritto tra cui Jeffrey Miron, professore di Harvard e, come direttore del Cato Institute, autore di diversi studi sugli effetti economici della legalizzazione a livello nazionale, gli esiti dei due referendum condurranno a una battaglia legale davanti alla Corte Suprema, che sarà chiamata a interpretare le norme statali e federali dirimendone il conflitto.

I casi Washington e Colorado
Oltre ai fattori personali e ideologici, sul voto favorevole nello stato di Washington potrebbe aver influito lo schema fiscale collegato: la proposta prevede di tassare del 25% ogni processo della commercializzazione controllata, cosa molto allettante per i falchi del budget. 25% quando il coltivatore vende al produttore, 25% quando il produttore vende al commerciante, e un altro 25% alla vendita al consumatore.

L'approvazione dell'Amendment 64 in Colorado è invece più sorprendente, perché i sondaggi erano incerti e spaccati in due fino al giorno prima.

Un terzo referendum sulla legalizzazione è stato invece respinto in Oregon, ma il risultato era previsto. Oltre a queste tre proposte riguardanti l'uso ricreativo, altri referendum per l'uso medico della marijuana si sono svolti in Massachusetts (dov'è stato approvato), nell'Arkansas di Bill Clinton (no) e in Montana, dove il quesito riguardava però solo la modifica di alcuni aspetti secondari delle norme vigenti.-


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lunedì 30 aprile 2012

Corte di Cassazione: «Farsi le canne non costituisce causa di licenziamento»




Corte di Cassazione: 

«Farsi le canne 

non costituisce causa 

di licenziamento»




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 Per tutti quei lavoratori che si «fanno le canne» sono previste sanzioni meno dure. A stabilirlo è la Cassazione che, attraverso una sentenza della sezione Lavoro, è stato sottolineato il fatto che « la natura della sostanza stupefacente detenuta ha un peso non rilevante dal punto di vista della compromissione dell'elemento fiduciario» tra impiegato e azienda.
Insomma, maggiore tolleranza per sostanze come marijuana e hashish, dal momento che gli effetti sono molto diversi rispetto ad altre sostanze come eroina o crack.
Il caso oggetto della sentenza ha visto un dipendente della Unicredit Banca di Nuoro, che, durante un'operazione delle forze dell'ordine, era stato trovato in possesso di importanti quantità di hashish e marijuana.
Per la Corte d'appello di Sassari, giugno 2007, il dipendente andava reintegrato nel suo posto di lavoro perchè «l'uso di hashish e di marijuana non comporterebbe assuefazione, non determinerebbe la modificazione della personalità» e in definitiva «comporterebbe l'inesistenza di alcun pericolo per l'Istituto di credito, anche dal punto di vista della salvaguardia dell'immagine».



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venerdì 20 aprile 2012

Le sigarette fanno più male della marijuana


 "Fa meno male delle sigarette"

Londra "assolve" la marjiuana


Le sigarette fanno più male della marijuana

http://www.121doc.it/press/sigarette-piu-dannose-della-marijuana-7243.html

MEGLIO UNO SPINELLO AL GIORNO – Il fumo di sigaretta provoca più danni alla salute di quello di marijuana. Le sigarette causano cancro ai polmoni, problemi respiratori a lungo termine come la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e, innanzitutto, l’indebolimento delle funzionalità polmonari. Lo stesso non avviene nei soggetti che fumano marijuana occasionalmente. A confermarlo una ricerca pubblicata sul Journal of the American Medical Association. Spiega Stefan Kertesz, primo autore dello studio: “Con l’uso della marijuana in aumento e un gran numero di persone che sono state e continuano ad esservi esposte, sapere se provoca danni permanenti alla funzione polmonare è importante per la salute pubblica e l’uso medico della marijuana. Si sa da tempo che il fumo di marijuana contiene molte sostanze chimiche irritanti presenti anche nel fumo di tabacco e può causare irritazione ai polmoni, respiro sibilante e tosse subito dopo l’uso. Tuttavia, nella ricerca sugli effetti a lungo termine sulla funzione polmonare vi sono incongruenze”. Il fumo di sigaretta fa addirittura più male di quello di marijuana.
SOLO LE SIGARETTE PROVOCANO LA PERDITA DELLE FUNZIONALITA’ POLMONARI – L’indagine è stata condotta dall’università dell’Alabama utilizzando il database di Cardia, un progetto di ricerca che ha coinvolto 5.000 cittadini statunitensi fra i 18 e i 30 anni per un periodo di 20 anni, dal 1985 al 2006. I dati mostrano che il fumo di tabacco diminuisce la capacità polmonare e il picco di flusso respiratorio (PEF), ossia la massima forza con la quale una persona riesce a espirare l’aria a seguito di un’inspirazione. Questo, appunto, non avviene con il fumo di marijuana. Anzi, sembra che per la marijuana sia vero il contrario: “Ai livelli di esposizione comunemente osservati negli americani – chiarisce Kertesz – l’uso occasionale di marijuana è stato associato ad un aumento del flusso d’aria e della capacità polmonare. Questo aumento non è grande, ma statisticamente significativo. E i dati hanno mostrato che anche con livelli moderatamente elevati di utilizzo, circa uno spinello al giorno per sette anni, non ci sono prove di diminuzione del flusso d’aria o del volume polmonare”.

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 I DANNI DELLA MARIJUANA – Ovviamente l’obiettivo dell’indagine non è quello di incentivare il consumo di marijuana, ma indurre gli individui a smettere di fumare. Kertesz avverte infatti che fumare marijuana danneggia comunque i polmoni: “Gli adulti sani soffiano da 3 a 4 litri d’aria in un secondo. La quantità che si guadagna in media con la marijuana è piccola, pari a circa meno di un quinto di una lattina. Quindi è qualcosa che nemmeno si nota e che non viene mantenuta nel tempo”. Il risultato poi “cambia per le persone che arrivano a livelli elevati di esposizione alla marijuana nella propria vita: a quel punto i dati suggeriscono che avviene un calo del flusso polmonare d’aria”. Gli effetti negativi della marijuana, inoltre, riguardano anche altri ambiti: il sistema cardiocircolatorio e quello immunitario, ad esempio, vengono entrambi compromessi dall’uso della marijuana.

http://www.codda.org/flora/maria/notizie/rep5.htm

LONDRA - "La marijuana dà meno assuefazione delle sigarette e dell'alcol": la commissione governativa britannica sull'abuso della droga spezza l'ennesima lancia di questi tempi in favore delle droghe leggere e propone di riclassificare la cannabis nella categoria B, la stessa degli steroidi anabolizzanti e del valium. "L'azione cardiovascolare della marijuana - spiega il rapporto - è simile agli effetti dell'esercizio fisico e probabilmente non pone rischi significanti alla salute degli adolescenti e dei giovani adulti".

Gli esperti medici ai quali il ministro dell'Interno David Blunkett aveva chiesto di studiare i pro e i contro di un ammorbidimento della legge sulle sostanze illecite ribaltano dunque la concezione medica della marijuana e sostengono che l'assunzione di cannabis potrebbe fare addirittura bene alla salute. Solamente se associata allo spinello, quindi all'assunzione mista a tabacco e carta, senza un vero e proprio filtro come quello delle sigarette, la cannabis ha un effetto negativo - spiega il rapporto - non tanto su neuroni e cervello quanto sul fisico in generale, perché lo spinello è più cancerogeno della sigaretta. Per il resto, "l'uso della marijuana non è associato a gravi problemi di salute in singoli individui o nella società".

Blunkett aveva annunciato l'intenzione di riclassificare la marijuana - l'uso personale con le nuove norme rimarrà un reato ma non comporterà l'arresto - nell'ottobre dell'anno scorso, a condizione, aveva detto, che il progetto fosse approvato da una commissione di esperti. Il via libera della commissione porterà a una modifica della legge esistente forse già il mese prossimo e, secondo gli esperti, la mancanza di una pena per l'uso personale non porterà a un aumento del consumo o del numero dei singoli consumatori di marijuana.

Girasoli e marijuana contro le radiazioni



Girasoli e marijuana contro le radiazioni

 http://cipiri2.blogspot.it/2012/03/girasoli-e-marijuana-contro-le.html

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mercoledì 28 marzo 2012

Girasoli e marijuana contro le radiazioni



Girasoli e marijuana contro le radiazioni


In questi giorni, il mondo intero e il governo giapponese in primis, pare abbiano capito che la situazione a Fukushima non è così priva di rischi come si pensava. Il problema radiazioni sembra infatti più grande di quanto ci si aspettasse. A mio avviso hanno fatto finta di sottovalutare il tutto di proposito, per non allarmare il mondo intero e per non essere un facile bersaglio alle critiche globali. Critiche che spero arriveranno al più presto.
Per eliminare le radiazioni dalla zona intorno a Fukushima, si stanno cercando soluzioni fattibili. Sono giunte voci di progetti molto particolari, che potrebbero eliminare o diminuire di molto il livello di radiazioni presente. Un gruppo di ricercatori di agricoltura spaziale al Jaxa, agenzia spaziale giapponese, ha scoperto che piantare nel terreno girasoli potrebbe aiutare a smaltire le radiazioni presenti. Proprio i girasoli dovrebbero essere in grado di assorbire il cesio radioattivo depositatosi sul terreno vicino alla centrale. Unico grande problema è lo smaltimento dei girasoli contaminati. Perché non si può lasciare un campo di girasoli contaminati vicino ad una scuola o a un mercato, sarebbe come non aver fatto nulla per limitare le radiazioni. Per ora è stata proposta una soluzione: trattare i fiori con dei batteri che vengono utilizzati per lo smaltimento e la riduzione dei rifiuti più comuni. Così facendo, i fiori possono essere ridotti di volume e possono essere gestiti come “normali” rifiuti nucleari.

Dalla Francia arriva una proposta concreta, seppur molto strana. Utilizzare la marijuana per bonificare le aree radioattive. Questa pianta, oltre agli effetti noti a tutti, sembrerebbe in grado di assorbire elementi radioattivi come il cesio 137 e lo stronzio 90 fino all’80%. Lo smaltimento della marijuana radioattiva, però, dovrà essere affidato a delle strutture in grado di gestire le ceneri radioattive.
Sempre dalla Francia arriva la notizia di altri metodi naturali e poco invasivi per bonificare le zone radioattive intorno a Fukushima. Sul quotidiano francese “Le Parisien” sono stati intervistati alcuni ricercatori che hanno condotto delle ricerche sulle proprietà di assorbimento della colza. Secondo loro, questa pianta, è ottima per assorbire le sostanze radioattive e dopo potrebbe essere riciclata per produrre biodiesel. Siamo davanti a ricerche e teorie molto interessanti. Attuando questi piani si potrebbe rimediare alle radiazioni con dei rimedi naturali e poco invasivi. Anche dal punto di vista dell’aspetto esteriore, vedere le zone radioattive ricoperte dal giallo dei girasoli e della colza, non sarebbe male. Ma ho un dubbio. È davvero così semplice smaltire le radiazioni? Spero proprio di sì.
 (Fonti: Attualita.tuttogratis.it e Zeusnews.it)
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