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lunedì 16 luglio 2012

ANGELI DELLA DESOLAZIONE



Questa mattina, al bar, dove tutti erano impegnati in colorite discussioni riguardo quel gol non concesso o quel rigore non dato, dove si vedono visi congestionati dal sangue per "tante" argomentazioni e colte dissertazioni, ad un tratto ho visto entrare un Signore che con una certa titubanza si è avvicinato al bancone, i piedi trascinati da gambe che sentivano gli occhi posarsi sulla Sua figura e sembravano non riuscire a reggerne il peso; con il capo chino Egli ha chiesto un caffè, quasi bisbigliando, mentre i commensali si erano d'un tratto interrotti, con sguardi tra la sorpresa e lo sdegno.
Massimo, il barman, anche lui impegnato e rosso in viso, è sbiancato provando imbarazzo per quella figura potenzialmente fastidiosa per i suoi clienti. Gli fa il caffè e tutto si svolge in un irreale silenzio, che per Lui, oltre che un'abitudine deve essere anche un peso.
Finito il caffè il Signore, barba lunga incolta ed ingiallita dall'igiene carente e dalla strada, posa una manciata di spiccioli sul bancone, saluta sommesso e scivola fuori, mentre intorno la discussione si era riaccesa. Il barista guarda il bancone e vede gli spiccioli contati giusti per il caffè commentando "...ma cazzo, ha lasciato pure i soldi... non glielo avrei fatto pagare"...
Sono arrossito, ma non per i discorsi sul calcio, sono arrossito per il modo dignitoso, timido e rispettoso con cui questo Signore si è concesso, probabilmente con l'elemosina dell'intero fine settimana, l'ultimo barlume di appartenenza ad una società civile da cui, ad un certo punto della propria vita Egli si è staccato, non saprò mai per quale motivo; voglio pensare che non sia stato LUI, interamente, a fare questa scelta per la SUA vita, tristemente penso che, così come per migliaia di altri ANGELI DELLA DESOLAZIONE, ad un certo punto la società civile ha appeso il cartello "chiuso per ferie" senza sapere e senza capire.
Non è, il mio, un mettere in poesia la vita del senza tetto, non ne ho titolo e diritto, ne nella vita ne nella letteratura, ma il titolo per "sentire" in empatia il DISAGIO, quello lo prendo.
Probabilmente chi parlava di calcio, ancora è lì a sbattere la testa sul giornale e nemmeno ricorderà quella lezione di vita che per l'ennesima volta ci passata sotto gli occhi. Credo che cercherò quel Signore, solo per un saluto e per chiedergli se fosse disposto ad accettare una qualsiasi forma di aiuto, senza farlo sentire diverso, come si è sentito questa mattina.


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