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venerdì 5 luglio 2013
Storia Indiana dei Due Lupi
Si narra di un vecchio Cherokee seduto davanti al tramonto con suo nipote.
Il bambino chiede: “Nonno, perchè gli uomini combattono?”
Il vecchio, gli occhi rivolti al sole calante, al giorno che stava perdendo la sua battaglia con la notte, parlò con voce calma. “Ogni uomo, prima o poi, è chiamato a farlo. Per ogni uomo c’è sempre una battaglia che aspetta di essere combattuta, da vincere o da perdere. Perchè lo scontro più feroce è quello che avviene fra i due lupi.”
“Quali lupi nonno?”
“Quelli che ogni uomo porta dentro di sé.”
Il bambino non riusciva a capire. Attese che il nonno rompesse l’attimo di silenzio che aveva lasciato cadere fra di loro, forse per accendere la sua curiosità. Infine, il vecchio che aveva dentro di sé la saggezza del tempo riprese con il suo tono calmo. “Ci sono due lupi in ognuno di noi. Uno è cattivo e vive di infelicità, paura, preoccupazione, gelosia, dispiacere, autocommiserazione, rancore e senso di inferiorità.”
Il vecchio fece di nuovo una pausa, questa volta per dargli modo di capire quello che aveva appena detto.
“E l’altro?”
“L’altro è il lupo buono. Vive di pace, amore, speranza, generosità, compassione, umiltà e fede.”
Il bambino rimase a pensare un istante a quello che il nonno gli aveva appena raccontato.
Poi diede voce alla sua curiosità e al suo pensiero. “E quale lupo vince?”
Il vecchio Cherokee si girò a guardarlo e rispose con occhi puliti. “Quello a cui dai da mangiare.”
Di storie come questa, sul bene e il male, sul web ne circolano molte. Un pò come l’angioletto e il diavoletto, uno alla destra e l’altro alla sinistra della nostra testa, che ci spingono a fare il bene o il male. Questa però mi ha colpito particolarmente, perché mette in evidenza che noi abbiamo la possibilità di scegliere se alimentare i pensieri positivi o quelli negativi.
Per questo è importante che nella comunicazione con noi stessi usiamo le parole giuste, per dirigere il nostro focus dove vogliamo e raggiungere i nostri obiettivi.
Per prima cosa devi eliminare le parole negative, perché il nostro cervello non pensa in negativo,
ma in positivo.
Facciamo un esempio: se ti dico ” Non pensare ad una palla rossa”,
qual’è la prima cosa che ti è venuta in mente? Una palla rossa, vero?
Se voglio farti immaginare una palla blu, devo dirti ” Pensa ad una palla blu”.
La stessa cosa succede se dici a te stesso: “Non voglio emozionarmi come l’altra volta”. Il tuo cervello immaginerà la situazione dell’altra volta, in cui ti sei emozionato e forse hai fatto una brutta figura, e si predisporrà per vivere un altra situazione simile.
Molto meglio invece formulare frasi del tipo: “Voglio parlare in modo tranquillo e rilassato”, “Voglio fare gesti espressivi” e via dicendo. Quindi devi parlare al tuo cervello in maniera positiva; è il primo passo per raggiungere i tuoi obiettivi.
In questo modo stai dando da mangiare solo a pensieri positivi e fai morire di fame quelli negativi.
Così nella lotta interna tra i due lupi, sarà quello buono e positivo che vincerà.
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martedì 6 novembre 2012
il Cantico delle Creature
La più antica stesura del Cantico di Francesco che si conosca: quella
riportata nel Codice 338, f.f. 33r - 34r, sec. XIII, custodito nella
Biblioteca del Sacro Convento di San Francesco, Assisi
-Il Cantico delle Creature (Canticus o Laudes Creaturarum), anche noto come Cantico di Frate Sole, è il testo poetico più antico della letteratura italiana che si conosca. Ne è autore Francesco d'Assisi e, secondo una tradizione, la sua stesura risalirebbe a due anni prima della morte del Santo, avvenuta nel 1226. È comunque più probabile che, come riportano le biografie di Francesco, la composizione sia stata scritta in tre momenti diversi.
Il Cantico è una lode a Dio che si snoda con intensità e vigore attraverso le sue opere, divenendo così anche un inno alla vita; è una preghiera permeata da una visione positiva della natura, poiché nel creato è riflessa l'immagine del Creatore: da ciò deriva il senso di fratellanza fra l'uomo e tutto il creato, che molto si distanzia dal contemptus mundi, dal distacco e disprezzo per il mondo terreno, segnato dal peccato e dalla sofferenza, tipico di altre tendenze religiose medioevali (p.es. Jacopone da Todi). La creazione diventa così un grandioso mezzo di lode al Creatore.
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« Altissimu, onnipotente, bon Signore,
tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.
Ad te solo, Altissimo, se konfàno et nullu homo ène dignu te mentovare.
Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual’è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore, de te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle, in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale a le tue creature dai sustentamento.
Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si’, mi Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.
Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli ke 'l sosterrano in pace, ka da te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò skappare: guai a cquelli ke morrano ne le peccata mortali; beati quelli ke trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no 'l farrà male.
Laudate et benedicete mi’ Signore' et ringratiate et serviateli cum grande humilitate »
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mercoledì 28 luglio 2010
Sentirsi bene nudi
Qualunque sia il grado di perfezione fisica, mostrarsi senza veli, o coperti da un costume ridotto, è una situazione che spesso mette a disagio. Siamo sempre molto severi con noi stessi, ma proviamo a smetterla con questo atteggiamento e cerchiamo di scovare quell’autenticità che ciascuno possiede. La vera sensualità può trasgredire tutti i canoni estetici!
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Lo sguardo inquisitore che posiamo sul nostro corpo deriva dalla somma di tanti sguardi ricevuti nella nostra vita. Commenti non proprio appropriati di genitori, famigliari, amici, fidanzati, che restano impressi nella nostra memoria anche a distanza di anni. Ogni tanto queste vocine emergono e ci ricordano che quella parte del nostro corpo investita da tanti sentimenti negativi ha qualcosa di sbagliato. Per questo motivo ogni volta che dobbiamo confrontarci con il nostro corpo privo di veli ci sembra di dover superare un esame con estrema sofferenza . In questo modo il corpo viene vissuto come un peso ingombrate, qualcosa che portiamo in giro ma che non ci appartiene. Eppure stare bene nudi è un modo per sentirsi liberi e sensuali. Come riuscire ad apprezzare il nostro corpo?
Amore per il corpo
Il corpo è plasmato dalla mente per questo bisogna per prima cosa spezzare quei pensieri negativi e pensare che il nostro corpo non è che l’altra faccia dell’anima, il simbolo di una profonda intimità, e merita amore e attenzione. Per recuperare questo affetto verso di noi possiamo avere attenzione per i piccoli gesti quotidiani di “manutenzione” e trasformarli in momenti di attenzione per se stessi, cura e conoscenza di sé.
Il corpo è plasmato dalla mente per questo bisogna per prima cosa spezzare quei pensieri negativi e pensare che il nostro corpo non è che l’altra faccia dell’anima, il simbolo di una profonda intimità, e merita amore e attenzione. Per recuperare questo affetto verso di noi possiamo avere attenzione per i piccoli gesti quotidiani di “manutenzione” e trasformarli in momenti di attenzione per se stessi, cura e conoscenza di sé.

Gli esercizi per vivere bene con il corpo
- Fare pace con la nudità: Ogni giorno è importante prendersi qualche piccola pausa per prendere contatto con il proprio corpo: respirare a fondo con gli occhi chiusi, annusarsi la pelle, accarezzarsi braccia e gambe. Massaggiarsi il corpo con oli e creme e percorrerlo tutto con le mani. L’automassaggio aiuta a ricordarci che siamo tridimensionali, fatti di pelle, scheletro, carne e muscoli.
- Spogliarsi e lavarsi lentamente: Bisogna imparare a non spogliarsi meccanicamente ma rallentando i ritmi, togliendo un capo alla volta, con calma, facendo delle pause e ascoltando le sensazioni che emergono. Sollievo? Imbarazzo? Vergogna? Non giudicate le sensazioni ma accettatele. Lo stesso esercizio va ripetuto sotto la doccia: esplorate il corpo, sentite la morbidezza, le curve.
- Guardarsi allo specchio: Ora mettetevi davanti allo specchio, vestiti, e guardatevi; ma quello che appare, agghindato e coperto, non è il vostro corpo. Osservarsi nudi è un’altra cosa, e se di solito lo si fa frettolosamente, o proprio non lo si fa, è perché si temono le emozioni che possono venire a galla. Mettete uno specchio intero in bagno, così da osservarvi durante i vostri gesti quotidiani di lavarsi e mettere la crema. Serve per familiarizzare con la vostra immagine; all’inizio è faticoso, ma con il tempo diventerete amici del vostro corpo.
- Osare: Stare nudi è naturale, in casa, senza pensieri morbosi e condanne, regala un senso di libertà. C’è chi ama anche vivere la nudità in natura, ma se l’imbarazzo è troppo forte non perdete l’occasione di stare almeno a piedi nudi!
Camminare a piedi nudi
Nel parco, sul prato, sui ciottoli o sulla sabbia:
toglietevi le scarpe
e affondate i vostri piedi nudi su una di queste superfici.
leggi quihttp://cipiri3.blogspot.it/2010/07/camminare-piedi-nudi.html
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