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mercoledì 1 maggio 2019

Un Italiano su 2 Bocciato in Cultura Generale

Un Italiano su 2 Bocciato in Cultura Generale

Ecco i 5 errori più clamorosi
Abbiamo realizzato uno studio dal quale emergono quali sono gli strafalcioni 
più clamorosi degli italiani in ambito culturale

“L’urlo di Munch”? Un film di Dario Argento.  Dove si trova il “Cenacolo” di Da Vinci? A Roma, vicino al Colosseo. Un italiano su 2 (52%) si scopre “ignorante” in materia culturale e commette gaffe e strafalcioni da incubo. Ma per quale motivo gli italiani non conoscono la storia dell’arte o la letteratura? Secondo gli esperti la causa principale è la scarsa propensione alla lettura (68%) che mette con le spalle al muro i connazionali, incapaci di immagazzinare informazioni approfondite nel lungo periodo. Ma a fronte di questi dati, quali sono gli strafalcioni più clamorosi che commettono gli italiani nel campo culturale? Essere convinti (36%) che il “Cristo Velato” di Napoli sia un quadro  (si tratta invece della scultura marmorea di Giuseppe Sanmartino), che il “Cenacolo” di Leonardo sia stato dipinto invece da Michelangelo (32%) e che il celebre dipinto di Edvard Munch “L’Urlo” sia invece un film di Dario Argento (16%) sono solo alcune delle gaffe più clamorose emerge da un’indagine condotta da Libreriamo in occasione del suo quinto anniversario, su circa 2500 italiani di età compresa tra i 18 e i 65 anni, realizzata con la metodologia WOA (Web Opinion Analysis) attraverso un monitoraggio online sulle principali testate di settore, social network, blog, forum e community dedicate al mondo della cultura e un  panel di 60 esperti tra sociologi e psicologi  per capire quanto siano preparati sul tema della cultura gli italiani.

Clamorosi gli strafalcioni legati al mondo della letteratura che sono emersi dall’indagine. Secondo il 34% degli italiani i  “Promessi Sposi” sono stati scritti da Alessandro Manzoni e fino qui tutto scorre. Ma il problema si pone quando il 38% dei connazionali crede che sia stato Giovanni Boccaccio a dare vita a Don Abbondio e Don Rodrigo. Ma chi avrà mai scritto “Amleto” invece, una delle tragedie shakespeariane più conosciute in tutto il mondo? Gli italiani credono sia stato Dante (21%) o Giacomo Leopardi (17%), lasciando in coda un certo Shakespeare (15%) al quale viene non viene riconosciuto nemmeno “Macbeth”, scritto da Manzoni (18%). E se la Fattoria degli Animali di Orwell è stata un’idea di Giacomo Leopardi (13%), per “Il fu Mattia Pascal” di Pirandello bisogna ringraziare Montale (15%). Ma cercando di affrontare un tema più attuale, chi ha inventato il Commissario Montalbano? Per il 75% degli italiani si tratta di una serie televisiva e non di un libro, ideata da un regista (31%) o da un produttore di serie televisive (27%). Solo il 25%  attribuisce ad Andrea Camilleri la fortunata serie di libri gialli.

Nella poesia le cose non vanno certo meglio. Chi non conosce l’autore della famosissima poesia “A Silvia”? Circa il 72% degli italiani. Infatti solo il 28% attribuisce a Giacomo Leopardi questa straordinaria opera. Per quanto riguarda “Soldati” di Giuseppe Ungaretti? Le opinioni si sprecano, nonostante questa poesia sia una delle più famose nel panorama poetico italiano. Leopardi (21%), Giovanni Pascoli (17%), persino Umberto Eco (15%) potrebbero aver scritto quest’opera. Giacomo Leopardi invece ha scritto “Il passero solitario”, ma gli italiani ne sono sicuri? Il 28% conferma la versione che conferisce al poeta di Recanati l’opera, anche se alcuni pensano sia stata scritta da Francesco Petrarca (21%) o Gabriele D’Annunzio (12%).

Ma prendendo in considerazione alcune delle opere più famose della storia dell’arte e molti degli scrittori più celebri di tutti i tempi, ecco alcune percentuali rilevate dall’indagine. Secondo un Italiano su 3 (32%) la “Gioconda” è stata realizzata da Michelangelo, mentre solo il 29% conferma correttamente che l’autore sia Leonardo Da Vinci. Un buon 13% invece la attribuisce a Raffaello Sanzio, mentre il 5% crede che l’autore sia Donatello. Ma se l’autore resta tabù, dove si trova questo capolavoro? Secondo il 28% si trova a Londra, il 26% ammette di averla vista all’interno del Louvre di Parigi, mentre il 17% crede si trovi a Firenze. Ma l’Ultima Cena di Leonardo Da Vinci? Si trova in Italia, su questo non c’è dubbio, ma dove e soprattutto chi l’ha realizzata? Secondo il 27% degli italiani tra Colosseo, Fori Romani e Piazza Navona è possibile trovare anche il “Cenacolo”, anche se molti pensano che sia a Firenze (22%). Secondo il 27% dei connazionali Michelangelo è l’autore dell’opera, per la disperazione di Leonardo Da Vinci (26%). E c’è chi persino afferma che sia stato Gesù (1%) a realizzare l’opera. E “L’urlo di Munch”? Incredibile ma vero, anche con l’aiutino gli italiani ci ricascano ed attribuiscono a Van Gogh (25%) l’opera d’arte, mentre c’è chi pensa che sia un film di Dario Argento (16%). Ma allora chi ha dipinto i “Girasoli” e la “Notte Stellata”? Nel primo caso si tratta di Caravaggio (13%), mentre nel secondo di Tiziano (9%).


Passando alla scultura le cose non cambiano. Ad esempio, cos’è il “Cristo Velato” per gli italiani? Per il 36% si tratta di un quadro, per il 28% di un film, mentre il 15% crede addirittura che sia un crocifisso. Si trova tra Milano (16%) e Roma (15%), ma fortunatamente qualcuno conferma che sia Napoli (13%) la città natale. Invece la straordinaria opera di Antonio Canova, “Amore e Psiche”, cos’è? Per il 25% si tratta di un libro di psicologia, mentre solo il 18% conferma che è una scultura. Un’opera unica come la “Venere di Milo” che però si trova a Firenze (28%), Roma (21%), forse a Milo (4%) e non a Parigi.

Per finire, sul retro di tutte le monete correnti (Euro) sono state stampate opere d’arte e simboli della cultura del Bel paese. Ma gli italiani le sanno riconoscere? Anche qui i connazionali si sprecano in gaffe e strafalcioni irriverenti. Ad esempio, cosa contiene la moneta da 1 centesimo? La Banca d’Italia dice che si tratta di Castel del Monte, mentre per gli italiani si tratta di un qualunque Castello Medioevale (65%), senza avere la minima idea di quale effettivamente possa essere. La moneta da 2 centesimi raffigura un razzo (18%) e non la Mole Antonelliana, mentre quella da 20 centesimi raffigura  un guerriero (34%) o un gladiatore (27%) e non la scultura “Forme uniche nella continuità dello spazio” di Umberto Boccioni. Restando nel periodo medioevale, la moneta da 50 centesimi raffigura un cavaliere (37%) e non l’imperatore Marco Aurelio, mentre in quella da 2 euro viene raffigurato Giulio Cesare (21%) e non Dante.


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Cristo Velato




ECCO LE 5 GAFFE PIU’ CLAMOROSE DEGLI ITALIANI

 1) I “Promessi Sposi”, celebre romanzo di Alessandro Manzoni, 
sarebbe stato scritto da Giovanni Boccaccio (38%)

 2) “Amore e Psiche”, una delle sculture più famose di Antonio Canova, 
sarebbe un libro di psicologia (25%)

 3) La poesia “Soldati”, capolavoro di Giuseppe Ungaretti, 
sarebbe stata scritta da Giacomo Leopardi (21%)

 4)  L’”Urlo di Munch”, celebre dipinto di Edvard Munch, 
sarebbe il titolo di un film di Dario Argento (16%)

 5) Il “Cristo Velato”, scultura marmorea di Giuseppe Sanmartino, 
sarebbe un crocifisso (15%)














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martedì 27 ottobre 2015

Scrittura Corretta in ITALIANO ; apostrofo, accento, maschile e femminile



COME SCRIVERE UN TEMA DI ITALIANO PERFETTO: 
ERRORI DA EVITARE. 
Scopriamo allora insieme quali errori bisogna evitare per riuscire a 
scrivere bene un tema di italiano e prendere un bel voto!

Un' amica o un amica? Un amico o un'amico? Secondo una statistica uno degli errori di ortografia più diffusi riguarda l'uso dell'apostrofo davanti ad "un".  Un si apostrofa solo davanti ai nomi femminili che iniziano per vocale. Scriveremo quindi un'amica e un amico.
Po, pò, o po'? Si tratta di un troncamento della parola poco. Quindi scrivere pò e po è scorretto. La forma giusta è invece po', con l'apostrofo.
Qual'è o Qual è? Errore gravissimo e altrettanto diffuso: scrivere qual'è. Si tratta di un troncamento e non di un' elisione. Il modo giusto di scrivere è qual è, senza apostrofo!
Fà o fa? Regola generale: fà, con l'accento, non esiste. Si scrive fa, sia come indicativo presente, terza persona singolare, che come particella temporale ad esempio " tanto tempo fa".
Dò o do? Anche do non vuole l'accento. La forma corretta è do.
Da o dà? In questo caso invece dobbiamo ricordare la duplice grafia. Da: preposizione semplice, senza accento. Es: Vado da Mario Dà: verbo dare, terza persona presente, singolare. Es: Mio padre mi dà la pagnetta.
Se o sè? Il se nelle frasi ipotetiche non ha l'accento. Es: Se pioverà, non uscirò. Quando lo usiamo come pronome riflessivo, diventa sè . Es: Viene da sè. Nel caso in cui il se è seguito da "stesso" possiamo dire che se stesso e sè stesso vengono considerate entrambe forme corrette.
C'entra o Centra? Si scrive c'entra, quando ci riferiamo al verbo "entrare". Es: Non c'entra niente -colloquiale- Si scrive centra, se è una forma del verbo centrare.
Tuttora o tutt'ora? Si scrive tutto attaccato: tuttora. Sono invece forme corrette: tutt'altro, tutt'oggi, ecc...
Entusiasto o entusiasta? Entusiasta, sia al maschile che al femminile, è la forma corretta.
Stesse o stasse? Desse o Dasse? Che gli italiani abbiano qualche problemino con il congiuntivo è risaputo. Ma se devi scrivere un buon tema, non puoi scrivere stasse e dasse! Si scrive e si dice: Che egli stesse/desse .
Ha piovuto o è piovuto? Entrambe le forme sono considerate corrette.
Proprio o propio? Errore tipico delle regioni meridionali, ma diffuso anche nelle parlate del nord: l'uso di propio. La forma corretta è proprio.
Accelerare o accellerare? La forma corretta è accelerare, senza la doppia ll.
A me mi piace Non si dice, nè si scrive! Si è diffuso il falso mito che "a me mi piace", visto l'uso  comune nel parlato può essere accettato. Errore! L'unica forma accettata nello scritto è "a me piace"
Capro espiatorio o capo espiatorio? La persona a cui si attribuiscono le colpe immeritate è il capro espiatorio, con la R!
Daccordo o d'accordo? Si scrive staccato: d'accordo!
Aeroporto o aereoporto? Ingegnere o ingegniere? Si scrive ingegnere senza “i” e aeroporto (così come si dice aeroplano).
A fianco o affianco? A fianco si usa per dire "a lato di". Affianco è la prima persona singolare del presente indicativo del verbo affiancare.

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venerdì 21 agosto 2015

Nuovi Analfabeti ed i Social Network



I nuovi analfabeti che usano Facebook,  non sanno interpretare la realtà
Se chiudo gli occhi e immagino un analfabeta, penso ad una persona che firma con una X al posto del nome.





Ma sbaglio.
Un analfabeta, ci ha ricordato l’OCSE pochi giorni fa, è anche una persona che sa scrivere il suo nome e che magari aggiorna il suo status  su Facebook, ma che non è capace “di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere con testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità”.
Certo, sono due analfabetismi diversi: quello di secondo tipo si chiama analfabetismo funzionale e
riguarda quasi 3 italiani su 10, il dato più alto in Europa.

Un analfabeta funzionale, apparentemente, non deve chiedere aiuto a nessuno, come invece
succedeva una volta, quando esisteva una vera e propria professione – lo scrivano – per indicare le
persone che, a pagamento, leggevano e scrivevano le lettere per i parenti lontani.
Un analfabeta funzionale, però, anche se apparentemente autonomo, non capisce i termini di una
polizza assicurativa, non comprende il senso di un articolo pubblicato su un quotidiano, non è capace di riassumere e di appassionarsi ad un testo scritto, non è in grado di interpretare un grafico.


Non è capace, quindi, di leggere e comprendere la società complessa nella quale si trova a vivere.

Tre italiani su 10, ci dice l‘OCSE, si informano (o non si informano), votano (o non votano), lavorano (o non lavorano), seguendo soltanto una capacità di analisi elementare: una capacità di analisi, quindi,
che non solo sfugge la complessità, ma che anche davanti ad un evento complesso (la crisi economica, le guerre, la politica nazionale o internazionale, lo spread) è capace di trarre solo una comprensione basilare.
Un analfabeta funzionale, quindi, traduce il mondo paragonandolo esclusivamente alle sue esperienze dirette (la crisi economica è soltanto la diminuzione del suo potere d’acquisto, la guerra in Ucraina è un problema solo se aumenta il prezzo del gas, il taglio delle tasse è giusto anche se corrisponde ad un taglio dei servizi pubblici…) e non è capace di costruire un’analisi che tenga conto anche delle
conseguenze indirette, collettive, a lungo termine, lontane per spazio o per tempo.

Sarà che forse sono un po’ analfabeta funzionale anche io, ma leggendo i dati dell’OCSE ho subito
pensato ad un dialogo di qualche anno fa, tra me e una collega.
All’epoca ero una maestra della scuola primaria. Era una bella giornata di sole: io e la mia collega di
italiano avevamo portato le classi in terrazza per la ricreazione e parlavamo del più e del meno. Ad un certo punto mi è venuto in mente di consigliare alla collega di italiano la lettura di un libro che avevo
appena terminato e lei mi rispose, candidamente: Grazie, ma io non leggo libri.
Mai? chiesi.
Mai – rispose la collega – l’ultimo libro l’ho letto quando ho preso la maturità, perché dovevo portarlo all’esame. Non ho mica tempo, per leggere, e poi mi annoio.

Davanti ai dati dell’OCSE l’ex Ministro Carrozza si è affrettata a sottolinearne la drammaticità chiedendo una forte inversione di tendenza.
Ma, anche se all’allarme corrispondesse un reale investimento dell’attuale Governo – e, purtroppo, la
storia recente ci porta a dubitarne – quale diga fermerà il crollo verticale della cultura degli italiani, se a chi ci deve rappresentare e a chi ci deve insegnare non si impone di essere più preparato, e non meno preparato, del proprio popolo, dei propri impiegati, o della propria classe?
Non esiste cura, se i primi a rifiutare la complessità e l’approfondimento sono i nostri insegnanti, i nostri manager, i nostri politici.

La scuola italiana, da sempre fondata sul dogmatismo, ha visto annullate le proprie spinte verso un
insegnamento diverso, riducendosi alla trasmissione di competenze inutili, perché si dimenticano il
giorno dopo l’interrogazione, e che non insegnano a capire, ad analizzare, a criticare, a soppesare, a
riassumere.
Era il 1974, quando Sergio Endrigo, ispirandosi a Gianni Rodari, incise su un disco questo prologo
illuminante: Napoleone Bonaparte nacque ad Ajaccio il 15 agosto del 1769. Il 22 ottobre del 1784 lasciò la scuola militare di Briennes con il grado di cadetto. Nel settembre del 1785 fu promosso sottotenente.

Nel 1793 fu promosso generale, nel 1799 promosso primo console, nel 1804 si promosse imperatore.

Nel 1805 si promosse re d’Italia. E chi non ricorderà tutte queste date, sarà bocciato!

Dal 1974 le cose, se possibile, sono generalmente peggiorate.
I parametri Invalsi – lo strumento Europeo per la valutazione delle competenze – sono diventati in fretta praticamente l’unica cosa che la scuola si preoccupa di insegnare, riducendo la lungimiranza
dell’insegnamento alla verifica in programma, all’esame di fine anno.
Ma cosa rimane fuori da una scuola sdraiata sui parametri Invalsi (per i quali, in ogni caso, non
brilliamo, come competenza, in particolar modo nel Sud Italia)?
Rimangono fuori proprio le competenze che fanno di una persona un cittadino attivo, e non un
analfabeta funzionale: la capacità di scegliere un libro interessante, e di immergersi nella lettura, la
scelta di comprare un quotidiano, la capacità di valutare le proposte economiche e politiche nella loro (grandissima) complessità.

Per rispondere all’allarme dell’OCSE questo paese deve ribaltare il concetto stesso di competenza.
Una scuola dogmatica è una scuola che respinge, e che insegna senza insegnare.
Una scuola che costruisce e valorizza le competenze, invece, è una scuola capace di accogliere, e di
insegnare gli strumenti di comprensione del mondo.
Un analfabeta può anche imparare a memoria che Napoleone Bonaparte nacque ad Ajaccio il 15 agosto del 1769, e che nel 1805 si promosse re d’Italia, ma non per questo avrà gli strumenti per accogliere ed analizzare la complessità della società in cui vive.
E anche lui, come i ragazzi che spesso la nostra scuola respinge – quelli che non vengono messi in
grado neanche imparare le date a memoria – rischia di entrare a far parte di quel folto gruppo per i quali la guerra in Ucraina è un problema solo se aumenta la bolletta del gas.



LEGGI ANCHE : 




L'Italia è un paziente malato di mente. Malato grave.
Dal punto di vista psichiatrico, direi che è da ricovero. Però non ci sono più i manicomi”. Il professor Vittorino A...CONTINUA A LEGGERE http://cipiri.blogspot.it/2015/07/litalia-e-un-paziente-malato-di-mente.html




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