venerdì 17 giugno 2016

Andrea Pazienza


Il 16 giugno 1988, muore, a 32 anni, Andrea Pazienza: il genio ribelle dell'arte italiana
È sepolto nel cimitero di San Severo. Aveva detto al padre: "Se mi dovesse succedere qualcosa, voglio solo un po' di terra a San Severo, e un albero sopra".
Nella notte tra il 15 e il 16 Giugno 1988, a Montepulciano, muore
 l'artista sanseverese Andrea Pazienza*

Su Andrea Pazienza e il suo genio artistico sono sono piene le pagine di internet. Qui, spigolando su 
Wikipedia, vogliamo solo ricordare l'inizio e la fine della sua vita.
Pazienza nacque a San Benedetto del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno, il 23 maggio del 1956, figlio di Enrico Pazienza, professore di educazione artistica, e di Giuliana Di Cretico. Cresce a San Severo, in provincia di Foggia, la città natia del padre. All'età di dodici anni, nel 1968, Pazienza si trasferisce per studio a Pescara, tornando quasi ogni fine settimana a San Severo, dove continua a frequentare gli amici di sempre e a lasciare tracce della sua genialità, tra l'altro realizzando le scenografie di alcuni spettacoli presso il Teatro Verdi. Nella notte del 16 giugno 1988 si spegne improvvisamente a Montepulciano. Le cause precise della morte non furono rese note. Secondo Sergio Staino, a seguito di un soggiorno in Brasile per disintossicarsi, era tornato in Italia chiedendogli con un espediente un'ingente somma di denaro, ottenutala avrebbe comprato dell'eroina morendo il giorno successivo per overdose.Pochi giorni dopo la sua scomparsa, si apre a Peschici la prima mostra che avrebbe dovuto tenere insieme al padre Enrico.
 È sepolto nel cimitero di San Severo. 


HANNO DETTO DI LUI
C'era una volta e ci sarà sempre Andrea Pazienza, che disegnava sul cielo rubando i colori 
all'arcobaleno. Era felice il sole d'impastare la luce coi colori, era felice la luna di farli sognare. 

Quando Andrea se ne andò da questa terra, il cielo pianse lacrime e pioggia, e nell'azzurro sciolse la 
malinconia. Per fortuna non durò a lungo. Gli passò e quando il sole illuminò una nuvoletta che ballava col vento, si trasformò ridendo in mille facce, animali e cose. Poi sporcandosi d'arcobaleno, macchiava il cielo di mille colori. Il sole pensò: "Adesso il cielo s'infuria.". Ma la musica era cambiata, le nuvole erano in festa e applaudivano quella nuvoletta monella. Allora anche il cielo applaudì con due ali che gli prestò un gabbiano e sorridendo disse: " Pazienza...". (Vincenzo Mollica)

Con Federico Fellini parlavamo spesso di lui, era uno dei nostri pupilli, uno dei nostri amori, uno dei 
nostri argomenti preferiti. Fellini infatti lo usò per la locandina de La città delle donne. A me sarebbe 
piaciuto tantissimo usarlo anche come attore perché era meraviglioso, aveva una faccia straordinaria, 
mi metteva una grande allegria guardarlo. Era proprio lo spirito fanciullesco dello scugnizzo, 
dell'intelligenza pura in tutti i sensi. (Roberto Benigni)
Era il capostipite di una grande scuola che non ha avuto poi nessun allievo prediletto perché era 
inimitabile, un talento irripetibile. (Roberto Benigni)
È questo che la morte di Andrea mi mette davanti, spietatamente: il lato negativo di una cultura e di una generazione che non ha mai, realmente, creduto a niente, se non nella propria dannazione. Nonostante il successo, nonostante l'equilibrio raggiunto nell'oasi di Montepulciano, nonostante il matrimonio, Andrea è morto – probabilmente per overdose – come uno dei tantissimi coetanei, come uno di quei ragazzi che meglio di ogni altro aveva interpretato
 e saputo raccontare. (Pier Vittorio Tondelli)

Non c'era mai poeticume nelle sue opere; era sempre duro, ma duro come lo può essere un bambino. 
Vedeva tutte le cose come le si vedono per la prima volta. Il suo tratto nel disegno era stravagante, un 
caos rigorosissimo. I suoi testi provenivano dal parlato; era un grande poeta, un linguista vero perché i suoi testi erano frutto di un genio letterario innato. (Roberto Benigni)



IL PALAZZETTO DELL'ARTE DI FOGGIA PORTA IL SUO NOME. Il 13 maggio 2014, alle ore 18:30, il sindaco di Foggia Gianni Mongelli gli intitola il Palazzetto dell'arte della città capoluogo. “Un artista talentuoso e irriverente – dice Mongelli di Andrea Pazienza- capace di raccontare, attraverso le sue creazioni, la complicata generazione a cavallo degli anni '70 e '80. La Città di Foggia onora così un talento indiscusso, autore di fumetti di altissimo livello, ma anche di manifesti, come quelli realizzati per Federico Fellini. Il nostro Palazzetto dell’Arte è il luogo giusto per ricordare “Paz”, che troppo presto ci ha lasciato”.


E BOLOGNA GLI DEDICA UN PARCO (da flashfumetto)
Bologna decide di onorare il suo fumettista Andrea Pazienza dedicandogli un parco in via 
della Beverara. Potremo così continuare a ricordare l'impronta che questo grande artista ha regalato alla Bologna negli anni '80: il suo sguardo unico sulla città e il tratto frastagliato dei suoi disegni hanno raccontato un punto di vista che arrichisce e racconta l'anima vera di Bologna, la sua gente, le sue strade. Cosa sarebbe Bologna senza Pazienza? Molte sono le strade, gli spazi e i giardini in città che in queste settimane prenderanno i nomi di altri importanti artisti, attori, musicisti, giornalisti e personaggi che ci hanno narrato l'Italia: hanno provato a cambiarla, a denunciarla e impegnati per lasciare qualcosa a chi sarebbe venuto dopo. Potremmo passeggiare quindi nel parco Andrea Pazienza, ma anche nel giardino Giulietta Masina (attrice e compagna di Federico Fellini), mentre la nuova rotonda di fronte all’Xm 24 prenderà il nome del pacifista Alexander Langer.  Al Savena spunterà piazzale Tina Merlin -in memoria della giornalista che per prima mise in luce la verità sulla tragedia del Vajont- e il giardino Giuseppe Impastato, l’attivista antimafia ucciso a Cinisi, la cui storia è resa nota dal film I Cento Passi.

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