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giovedì 2 aprile 2015

HEIDI LEVINE: Fotografie da GAZA


Rawya abu Jom’a, una palestinese di 17 anni ferita dai bombardamenti israeliani, nell'ospedale di Shifa a Gaza, 22 luglio 2015. Tre suoi cugini e sua sorella sono morti per le bombe, che hanno distrutto l'appartamento in cui vivevano insieme.
Heidi Levine 


Palestinesi raccolgono il Corano e altri libri religiosi tra le macerie della moschea Al-Qassam, nel campo profughi di Nuseirat, nella Striscia di Gaza, 9 luglio 2014.
Heidi Levine


Heidi Levine fotografa Gaza


Palestinesi scappano nel quartiere di Shejaia a Gaza, bombardato dall'aviazione israeliana, 20 luglio 2014.
Heidi Levine


Una donna in cima alla sua casa nel quartiere di Shujayea, bombardato dagli aerei israeliani, 8 agosto 2014.
Heidi Levine 


Il funerale di due fratelli palestinesi, Amir Mustafa Arief, di 15 anni, e Mohamed Arief, di 12 anni, in una moschea nel quartiere di Shejaiya, a Gaza, 9 luglio 2014. I ragazzini sono stati probabilmente uccisi dai bombardamenti israeliani.
Heidi Levine


Un colono israeliano in Cisgiordania dà un pugno a Heidi Levine nel 1999. Levine stava cercando di fotografare un soldato israeliano a terra, picchiato e ferito.



Heidi Levine a Gerusalemme


Faranno il Deserto e lo chiameranno Pace




 HEIDI LEVINE: Fotografie da GAZA 

La fotografa statunitense ha vinto il premio dedicato alla collega tedesca Anja Niedringhaus, uccisa lo scorso aprile in Afghanistan

La fotografa statunitense Heidi Levine ha vinto la prima edizione del premio Anja Niedringhaus Courage in Photojournalism, creato dalla International Women’s Media Foundation (IWMF) in ricordo di Anja Niedringhaus, fotografa tedesca di Associated Press uccisa il 4 aprile del 2014 in Afghanistan. La direttrice dell’IWMF, Elisa Lees Muñoz, ha detto che il premio «celebra il coraggio delle fotogiornaliste che rischiano la vita per documentare guerre e conflitti, mostrando allo stesso tempo momenti di umanità». Levine lavora in zone di guerra da più di 30 anni: il premio le è stato attribuito soprattutto per le fotografie scattate la scorsa estate nella Striscia di Gaza. Levine ritirerà il premio durante una cerimonia a Berlino, in Germania, il prossimo 25 giugno.

La giuria, composta da importanti giornalisti internazionali, ha spiegato che «il coraggio di Levine e il suo impegno nei reportage da Gaza sono stati incrollabili. [...] Ha documentato eventi tragici in circostante tremende, riuscendo sempre a dimostrare una profonda comprensione per le persone che incontrava». Levine, che vive a Gerusalemme dal 1983, ha raccontato con le sue fotografie la Giordania, l’Egitto, la Siria, l’Afghanistan, il Kosovo e l’Iraq, dove per più di un mese ha vissuto con le truppe americane. Ha pubblicato i suoi lavori su importanti riviste internazionali, tra cui il New York Times, Newsweek, Time e Paris Match, e ha collaborato spesso anche con Anja Niedringhaus, che ha definito «coraggiosa e appassionata delle persone che fotografava, alle quali sapeva dare una voce».
Anja Niedringhaus aveva 48 anni quando è stata uccisa da colpi di arma da fuoco a Khost, una città dell’Afghanistan al confine col Pakistan, mentre stava documentando i preparativi per le elezioni del 5 aprile. Niedringhaus era nata a Höxter nel 1965. Iniziò a lavorare come fotografa freelance a 17 anni mentre frequentava ancora le scuole superiori. Nel 1989 documentò la caduta del muro di Berlino per il quotidiano tedesco Göttinger Tageblatt e l’anno dopo fu assunta dalla European Pressphoto Agency. Nel 2001 fotografò New York dopo l’attentato alle Torri Gemelle e poi per tre la guerra in Afghanistan e la caduta del regime dei talebani. Nel 2002 Niedringhaus iniziò a collaborare per Associated Press: realizzò reportage fotografici dalla Turchia, dal Kuwait, dal Pakistan e dall’Afghanistan. Nel 2005 vinse il premio Pulitzer per i servizi sulla guerra in Iraq e ricevette anche il “Courage in Journalism”, lo stesso premio che dal 2015 porta il suo nome.

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http://cipiri2.blogspot.it/2015/04/siria-bimba-scambia-la-fotocamera-per.html



foto- Hudea_di_Osman_Sagirli

Siria, la bimba scambia la fotocamera per un'arma,,,


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martedì 9 aprile 2013

Capelli indecenti : La polizia gli rasa la testa

 

"Capelli indecenti". La polizia di Hamas gli rasa la testa

Nuova campagna ufficiosa del movimento: decine di giovani aggrediti dai poliziotti. Obiettivo di Hamas e dei Fratelli Musulmani: applicare la Shari'a alla Striscia.


  - Ora nel mirino di Hamas finiscono le acconciature maschili. A denunciare quelle che appaiono come vere e proprie aggressioni, terminate con il taglio di capelli considerati troppo lunghi e quindi "indecenti" dal governo islamista di Gaza, sono state due delle circa venti vittime in una settimana.

Dopo la notizia di pochi giorni fa di classi separate anche nelle scuole private a partire dai nove anni d'età, protagonista dell'umiliante repressione è stata la polizia di Hamas: giovedì scorso Ayman al-Sayed, imbianchino di 19 anni, mentre tornava a casa dal lavoro è stato catturato da alcuni poliziotti che lo hanno portato via su una jeep e lo hanno rasato. "La sola cosa che voglio è lasciare questo Paese - ha detto Ayman all'AP - Ho paura. Mi hanno preso per strada senza ragione, non sapevo cosa sarebbe accaduto dopo".

Il giovane ha raccontato che dieci poliziotti lo tenevano fermo e lo rasavano, sorte toccata ad altri ragazzi. Chi tentava di resistere, veniva picchiato. Stesso destino quella capitato a Naqib, studente delle superiori, catturato di fronte alla sua casa insieme a quattro amici: "I poliziotti dicevano che dovevo rispettare la tradizione - ha raccontato - Ci hanno rasato una croce in testa e poi ci hanno detto di andare dal barbiere a finire il lavoro".

Una vera e propria campagna quella lanciata dalle forze di sicurezza del movimento islamista, che però non intende rivendicarla ufficialmente. Ziad al-Zaza, vice primo ministro di Gaza, ha definito la rasatura dei capelli "un fatto limitato e isolato, compiuto da una parte della polizia e a cui metteremo fine". Immediata era stata la protesta dei gruppi per i diritti umani: il Palestinian Center for Human Rights ha chiesto all'esecutivo de facto della Striscia di indagare "le detenzioni arbitrarie e le violazioni dei diritti civili dei cittadini".

Da tempo ormai Hamas sta compiendo una trasformazione concreta delle basi della società palestinese di Gaza, attraverso l'imposizione di pratiche dettate dalla religione, o perlomeno dalla sua interpretazione. Dopo la salita al potere nella Striscia, dal 2007 ad oggi, la versione dell'Islam prescelta dal movimento è stata ed è quella più conservatrice: dall'obbligo per le donne a coprirsi i capelli con il velo alle classi separate, dal divieto per ragazzi e ragazze a camminare insieme per strada da soli alla decisione di impedire alle donne di partecipare alla tradizionale maratona delle Nazioni Unite.

Sostenuti dalla crescita del movimento dei Fratelli Musulmani in tutto il Medio Oriente, gli islamisti di Hamas stanno passando con successo dal ruolo di leader della resistenza contro l'occupazione israeliana a quello di partito di governo. Un partito con chiari obiettivi sociali e politici. Tra questi, l'applicazione della Shari'a, l'assunzione della legge islamica a legge dello Stato.

"Hamas non guarda più solo alla questione palestinese, diventata marginale all'interno del mondo arabo, ma guarda fuori, ai Fratelli Musulmani - spiega a Nena News l'analista e scrittore palestinese, Nassar Ibrahim - La leadership islamista palestinese non ha alcuna intenzione di rompere le uova nel paniere di Morsi, oggi assunto a leader credibile e affidabile del mondo occidentale. I Fratelli Musulmani sanno che esiste una linea rossa e non intendono superarla: Camp David non si tocca, l'alleanza con Stati Uniti e Israele non va messa in discussione. Perché? Perché il vero obiettivo della Fratellanza non è modificare i rapporti di potere in Medio Oriente a favore dei popoli arabi, ma governare. Vogliono restare dove sono dopo anni di buio, perché il loro reale obiettivo è trasformare le società che oggi governano in società islamiste, dove a dettare legge è la Shari'a, la legge islamica".

Hamas è tra questi. E per raggiungere il suo obiettivo - il riconoscimento come forza di governo, che si sta lentamente realizzando dopo la firma del cessate il fuoco con Israele a novembre - è disposto a passare sopra lotte storiche e vecchi alleati. Abbandonata la Siria di Bashar al-Assad, Hamas oggi preferisce cadere tra le braccia di ben altri regimi: Turchia, Qatar e Egitto. I governi dei Fratelli Musulmani.

  di Emma Mancini

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=70451 
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sabato 9 marzo 2013

Gaza, Le donne non smetteranno di correre

E' forte lo sdegno per la decisione di Hamas di impedire alle donne di prendere parte alla maratona internazionale di Gaza. Passo che ha spinto le Nazioni Unite a cancellare l'evento.


Gaza - «Mi piace correre e mi piacciono le gare di resistenza ma a causa di impegni già presi non sapevo se iscrivermi alla maratona. Purtroppo qualcuno ha deciso al mio posto», commenta Ebaa Rizek la decisione del governo di Hamas di non autorizzare la partecipazione delle donne all'edizione 2013 della maratona internazionale di Gaza. Decisione che ha spinto l'Unrwa, l'agenzia dell'Onu per i profughi palestinesi, a cancellare l'appuntamento sportivo previsto nelle prossime settimane e che aveva già organizzato nel 2012 e due anni fa. «Ci sono tanti problemi causati dall'assedio israeliano alla Striscia di Gaza come la disoccupazione, le aree agricole inaccessibili per i contadini e la condizione dei pescatori che non possono spingerli al largo. Il governo dovrebbe concentrarsi su questi problemi e non prendere di mira le donne e il loro diritto a praticare lo sport», dice Ebaa, studentessa universitaria e protagonista in passato di proteste contro la chiusura autoritaria di associazioni culturali frequentate da giovani.

L'Islam non vieta alle donne di fare attività sportiva e il passo fatto dal movimento islamico al potere non trova alcun fondamento nella religione. Piuttosto, dicono in tanti, è volto ad assecondare i settori più conservatori della società di Gaza e le formazioni salafite che sono tornate ad alzare la voce dopo un periodo di silenzio.

Il governo del premier Ismail Haniyeh si difende. «Ci dispiace che la maratona sia stata cancellata ma non vogliamo che uomini e donne corrano insieme - ha spiegato Abdesalam Siyam, il Segretario generale del governo - non abbiamo chiesto all'Unrwa di annullare la maratona e non volevamo impedirla, ma abbiamo posto delle condizioni: non vogliamo che si mischino uomini e le donne». Gli organizzatori da parte loro ricordano che Hamas aveva prima autorizzato le donne a prendere parte alla maratona, poi ha ristretto la partecipazione solo alle donne locali, infine ha deciso di proibire la presenza femminile.

L'Unrwa ha fatto sapere di voler offrire un programma alternativo di eventi per quanti si sono iscritti alla corsa: un migliaio, di cui 385 donne (266 della Striscia di Gaza e 199 dall'estero). Tra i partecipanti però la delusione è forte e Adnan Abu Hasna, il portavoce dell'Unrwa, si è detto dispiaciuto per l'annullamento della corsa. Tuttavia, spiega, l'Onu crede nella piena uguaglianza tra uomini e donne e, pertanto, l'esclusione di una parte degli iscritti non può trovare alcuna giustificazione. Le donne, ricorda Abu Hasna, nelle due passate edizioni avevano gareggiato con la tuta e il velo islamico e tutto si era svolto senza alcun problema. L'annullamento della corsa peraltro avrà conseguenze anche per i programmi destinati ai bambini dei campi profughi. La quota di iscrizione alla maratona avrebbe dovuto contribuire al fondo per i campi estivi che coinvolgono centinaia di migliaia di piccoli palestinesi.

Zeinab al-Ghunaimi, responsabile della ong «Center for Women's Legal Research and Consulting», non è sorpresa dalla decisione di Hamas che, a suo dire, userebbe tradizione e religione per portare avanti la sua agenda politica. «Se Hamas non vuole uomini e donne insieme allora non dovrebbe permettere ai due sessi di partecipare ai suoi raduni politici», dice, ricordando i tanti decreti "sociali" emessi dal governo in questi ultimi anni e che hanno preso di mira le donne: imposizione dell'hijab alle avvocatesse in tribunale e alle studentesse nelle scuole, divieto di andare in moto e di fumare il narghilè nei locali pubblici. Ad un certo punto è apparsa anche una sorta di muttawa, la polizia per la prevenzione del vizio, sul modello di quella famigerata che opera in Arabia saudita, che ha concentrato la sua attenzione sul comportamento dei giovani, in particolare le ragazze. Poi è sparita. Anche i decreti sono rimasti inattuati o sono stati applicati in modo blando ma in ogni caso hanno indicato una politica ben precisa nei confronti delle donne.

Non sono poche però le donne di Gaza, anche giovani, che trovano del tutto legittime le restrizioni imposte da Hamas e approvano la mancata autorizzazione alla partecipazione delle donne alla maratona. Motivo sarebbero gli sguardi degli uomini che si poserebbero con troppa insistenza sulle partecipanti alle competizioni sportive. «Sono donne che opprimono se stesse, che non smettono di pensarsi solo come oggetti sessuali», commenta secca Ebaa Rezeq.

 di Michele Giorgio

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=54527&typeb=0&Le-donne-non-smetteranno-di-correre

LEGGI ANCHE ...
http://cipiri8.blogspot.it/2013/03/betlemme-non-dimentichi-le-sue-donne.html

Betlemme non dimentichi le sue donne

Pilastri della famiglia, le donne permettono alla società di non disgregarsi. Ma sono ancora troppo spesso vittime di discriminazioni e violenze.


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