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martedì 1 dicembre 2015

Cittadini Americani i più Armati al Mondo



Armi: l'Fbi prevede il record di vendite per il Black Friday

Con la paura aumenta l'ansia di affidarsi a fucili e pistole. Prese nei grandi store. Tanto che per il giorno dei maxi-sconti di novembre, l'agenzia federale americana prevede 190mila acquisti in 24 ore. Due al secondo

La previsione più prudente è che domani 190mila americani si presenteranno a comprare un'arma 
sfruttando i grandi saldi del "Black Friday", il giorno dello shopping sfrenato a prezzi ribassati negli Stati Uniti. Centonovantamila. Due al secondo. Sarebbe il record di sempre di vendite in 24 ore.

A prevederlo è l'Fbi, che dal 1998 gestisce la banca dati dei "background checks" necessari nei 
confronti dei clienti che si presentano a comprare una pistola o un fucile in negozio. La portavoce 
dell'Fbi Stephen Fischer, parlando con The Trace , ha presentato questi dati, mostrando come già negli ultimi mesi tutti i trend siano al rialzo.

A giugno, luglio settembre, e ancora a ottobre, l'agenzia federale ha continuato a toccare nuovi record mensili sui "background checks", le ricerche sul passato criminale sull'acquirente, richiesti. E il venerdì dei saldi è sempre stato un giorno di picco. Queste due tendenze insieme portano l'Fbi a ritenere che venerdì si arrivi a quella cifra.

Le catene commerciali d'altronde stanno pubblicizzando tutte come possono grandi sconti su mitra, 
fucili, Beretta da borsetta e altre armi per difendersi dal mondo incerto degli attentati. Non importa se le stesse finiscono nei massacri che l'America ha dovuto affrontare nei suoi cinema, nelle scuole, nelle case, in questi anni.

I dati raccolti dall'Fbi attraverso la banca dati Nics dei "background checks" sono ritenuti i più affidabili quando si parla di armi private. Nonostante possa segnalare non solo nuovi acquisti ma rinnovi di permessi, è l'unica cifra attendibile. E al ribasso: perché in un sondaggio di Harvard il 40 per cento degli intervistati ha risposto di aver comprato la propria
 pistola senza passare da questi controlli.

Pronti ai saldi insomma. 
Per aggiungere altre 190mila armi alle 310 milioni stimate in mani 
di singoli cittadini in Nord America.

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GLI USA SONO SEMPRE STATI IN GUERRA
DALLA NASCITA DEL LORO STATO

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giovedì 2 aprile 2015

HEIDI LEVINE: Fotografie da GAZA


Rawya abu Jom’a, una palestinese di 17 anni ferita dai bombardamenti israeliani, nell'ospedale di Shifa a Gaza, 22 luglio 2015. Tre suoi cugini e sua sorella sono morti per le bombe, che hanno distrutto l'appartamento in cui vivevano insieme.
Heidi Levine 


Palestinesi raccolgono il Corano e altri libri religiosi tra le macerie della moschea Al-Qassam, nel campo profughi di Nuseirat, nella Striscia di Gaza, 9 luglio 2014.
Heidi Levine


Heidi Levine fotografa Gaza


Palestinesi scappano nel quartiere di Shejaia a Gaza, bombardato dall'aviazione israeliana, 20 luglio 2014.
Heidi Levine


Una donna in cima alla sua casa nel quartiere di Shujayea, bombardato dagli aerei israeliani, 8 agosto 2014.
Heidi Levine 


Il funerale di due fratelli palestinesi, Amir Mustafa Arief, di 15 anni, e Mohamed Arief, di 12 anni, in una moschea nel quartiere di Shejaiya, a Gaza, 9 luglio 2014. I ragazzini sono stati probabilmente uccisi dai bombardamenti israeliani.
Heidi Levine


Un colono israeliano in Cisgiordania dà un pugno a Heidi Levine nel 1999. Levine stava cercando di fotografare un soldato israeliano a terra, picchiato e ferito.



Heidi Levine a Gerusalemme


Faranno il Deserto e lo chiameranno Pace




 HEIDI LEVINE: Fotografie da GAZA 

La fotografa statunitense ha vinto il premio dedicato alla collega tedesca Anja Niedringhaus, uccisa lo scorso aprile in Afghanistan

La fotografa statunitense Heidi Levine ha vinto la prima edizione del premio Anja Niedringhaus Courage in Photojournalism, creato dalla International Women’s Media Foundation (IWMF) in ricordo di Anja Niedringhaus, fotografa tedesca di Associated Press uccisa il 4 aprile del 2014 in Afghanistan. La direttrice dell’IWMF, Elisa Lees Muñoz, ha detto che il premio «celebra il coraggio delle fotogiornaliste che rischiano la vita per documentare guerre e conflitti, mostrando allo stesso tempo momenti di umanità». Levine lavora in zone di guerra da più di 30 anni: il premio le è stato attribuito soprattutto per le fotografie scattate la scorsa estate nella Striscia di Gaza. Levine ritirerà il premio durante una cerimonia a Berlino, in Germania, il prossimo 25 giugno.

La giuria, composta da importanti giornalisti internazionali, ha spiegato che «il coraggio di Levine e il suo impegno nei reportage da Gaza sono stati incrollabili. [...] Ha documentato eventi tragici in circostante tremende, riuscendo sempre a dimostrare una profonda comprensione per le persone che incontrava». Levine, che vive a Gerusalemme dal 1983, ha raccontato con le sue fotografie la Giordania, l’Egitto, la Siria, l’Afghanistan, il Kosovo e l’Iraq, dove per più di un mese ha vissuto con le truppe americane. Ha pubblicato i suoi lavori su importanti riviste internazionali, tra cui il New York Times, Newsweek, Time e Paris Match, e ha collaborato spesso anche con Anja Niedringhaus, che ha definito «coraggiosa e appassionata delle persone che fotografava, alle quali sapeva dare una voce».
Anja Niedringhaus aveva 48 anni quando è stata uccisa da colpi di arma da fuoco a Khost, una città dell’Afghanistan al confine col Pakistan, mentre stava documentando i preparativi per le elezioni del 5 aprile. Niedringhaus era nata a Höxter nel 1965. Iniziò a lavorare come fotografa freelance a 17 anni mentre frequentava ancora le scuole superiori. Nel 1989 documentò la caduta del muro di Berlino per il quotidiano tedesco Göttinger Tageblatt e l’anno dopo fu assunta dalla European Pressphoto Agency. Nel 2001 fotografò New York dopo l’attentato alle Torri Gemelle e poi per tre la guerra in Afghanistan e la caduta del regime dei talebani. Nel 2002 Niedringhaus iniziò a collaborare per Associated Press: realizzò reportage fotografici dalla Turchia, dal Kuwait, dal Pakistan e dall’Afghanistan. Nel 2005 vinse il premio Pulitzer per i servizi sulla guerra in Iraq e ricevette anche il “Courage in Journalism”, lo stesso premio che dal 2015 porta il suo nome.

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foto- Hudea_di_Osman_Sagirli

Siria, la bimba scambia la fotocamera per un'arma,,,


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