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martedì 16 aprile 2019

Pronto Polizia, Facebook e Instagram non funzionano

Pronto Polizia, Facebook e Instagram non funzionano

 Utenti disperati chiamano la polizia per il down

Ha qualcosa di profondamente incredibile eppure è successo davvero! 
E a certificarlo e riportalo in Italia è stato il Quotidiano. 
La dipendenza da social ha raggiunto livelli interessanti. 
Soprattutto dal punto di vista sociogico. 
Ne sanno qualcosa i poliziotti neozelandesi e australiani dopo il “Down day” di oggi 15-04-2019.

Facebook, Instagram e Whatsapp hanno creato parecchi problemi agli utenti che per ore non hanno potuto utilizzare i loro social preferiti. L’unico network di condivisione disponibile era Twitter, proprio qui l’azienda di Zuckerberg ha fatto sapere con un post:

«Stiamo cercando di risolvere il problema il prima possibile, ma vi possiamo dire che non abbiamo subito un attacco informatico». Sempre su Twitter i poliziotti della Nuova Zelanda e dell’Australia hanno invitato le persone a non chiamare
 il numero delle emergenze per risolvere i loro problemi “social”.

Ecco il tweet di un dipartimento di polizia di Canterbury: «Lo sappiamo, il nostro profilo Facebook e quello Instagram non hanno funzionato in queste ore. Purtroppo però non possiamo fare nulla perché, lo sapete, loro sono in America e noi siamo la Polizia. 
Quindi per favore non chiamateci per questo motivo».

Panico anche in Australia tra gli utenti ma, come ha spiegato al Daily Mail Australia l’ufficio stampa della polizia, nessun cittadino ha chiamato fortunatamente il numero delle emergenze.

Questo tweet degli agenti si è stato soltanto uno scherzo: «Sappiamo che Facebook e Instagram non funzionano. Per favore non chiamateci per farcelo sapere»



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lunedì 2 luglio 2018

Condannato per il post choc su Facebook

Condannato per il post choc su Facebook


«Bruciamo le moschee e uccidiamo i musulmani», 
45enne condannato per il post choc su Facebook

«È il momento di rispondere a questi attacchi: il governo non farà nulla per colpa dei buonisti, ma ogni volta che si verifica un attentato di matrice islamista dovremmo bruciare una moschea, possibilmente quando è piena di gente». Con questo post, pubblicato su Facebook nel giorno del concerto di Ariana Grande 'One Love', dopo l'attentato della Manchester Arena, un 45enne inglese si è messo in un bel guaio. I suoi stati, pubblici, non sono sfuggiti alle autorità e l'uomo, dopo essere stato denunciato, è stato condannato a due anni.

«Voglio fare un appello a tutti gli assassini di questo paese: fateci un favore e concentratevi sulla comunità musulmana» - si legge in altri post di Andrew Emery, scritti tutti il 4 giugno dello scorso anno - «Bruciate una moschea e vi sentirete meglio». L'uomo, come riporta Metro.co.uk, era stato arrestato e denunciato pochi giorni dopo. Durante il processo, il suo legale ha proposto una serie di attenuanti: Emery, al momento di scrivere quei post, era ubriaco e ancora sotto choc sia per l'attentato al London Bridge del giorno prima, 
sia per aver saputo che il padre, malato, era ormai in fase terminale.

Un'indagine sui post pubblicati dall'uomo, tutti pubblici su Facebook, ha però rivelato che quei post non costituivano un caso isolato. Qualche tempo prima, infatti, Andrew Emery aveva scritto, commentando il 'Muslim Ban' di Trump: «Fa bene a bandire i musulmani, dovremmo farlo anche noi, così sarà possibile preoccuparci solo della feccia che già si trova nel nostro paese». 
Per questo motivo, il 'leone da tastiera' è stato condannato da un tribunale del suo capoluogo di residenza, Stoke-on-Trent.







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mercoledì 11 novembre 2015

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giovedì 28 maggio 2015

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